Burnham dice che tornare nell’Unione Europea è un’opzione per il Regno Unito
È la prima volta che un primo ministro britannico mette apertamente in discussione Brexit nei 10 anni dopo il referendum
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Il primo ministro britannico Andy Burnham ha detto in un’intervista alla BBC che riportare il Regno Unito nell’Unione Europea è una delle possibilità che sta valutando. È la prima volta, nei 10 anni successivi al referendum su Brexit, che un primo ministro mette in discussione la decisione di uscire dall’Unione, considerata un tabù anche dal suo predecessore Keir Starmer, pure lui dei Laburisti.
Burnham non ha detto che ci proverà, ma che tornare è una delle quattro ipotesi su cui i Laburisti potrebbero fare campagna alle prossime elezioni, previste entro il 2029.
Potremmo restare come siamo. È certamente un’ipotesi, se le persone pensano sia il posto giusto dove stare. Potremmo guardare a quanto George Osborne [l’ex ministro delle Finanze dei Conservatori] ha detto su un’unione doganale, o quello che i Liberal-democratici hanno detto alla loro convention sul mercato unico, oppure potremmo andare fino in fondo.
Con «andare fino in fondo» intende rientrare nell’Unione.
Martedì, durante il primo discorso da leader e primo ministro alla convention annuale del Partito Laburista, Burnham aveva fatto capire che scarta la prima ipotesi (tenersi la situazione attuale) a favore delle altre: e cioè tornare nell’unione doganale, nel mercato unico europeo o addirittura nell’Unione Europea. Nel discorso aveva detto che Brexit ha portato più danni che benefici e che era necessario ripensare «sul lungo termine» la relazione con l’Unione Europea.
Burnham ha chiarito che avrebbe discusso di come approfondire questa relazione a un incontro con l’Unione Europea a novembre, e che poi punterà sull’opzione su cui ci sarà maggiore consenso nel Regno Unito: non è detto sia tornare a pieno titolo, e non è detto nemmeno che le istituzioni europee sarebbero disposte a garantire al paese le stesse esenzioni e condizioni speciali di cui godeva prima.
Burnham aveva aperto il discorso sostenendo che stesse finendo un decennio di instabilità e divisioni senza precedenti. I passaggi sull’Europa, comunque, erano stati considerati propedeutici a riproporre la discussione, e mercoledì Burnham è stato più esplicito nell’intervista a BBC, probabilmente anche per via dell’ottima ricezione del discorso.
– Leggi anche: La politica britannica non si è più ripresa da Brexit
Il programma dei Laburisti del 2024, quello di Starmer, escludeva il ritorno sia nel mercato unico sia della libertà di movimento delle persone nei paesi europei. Prima della convention l’ex primo ministro Tony Blair, ancora influente sul pezzo centrista dei Laburisti, aveva consigliato a Burnham di promettere di riportare il Regno Unito nell’Unione nei successivi dieci anni.
Oggi Brexit è giudicata un fallimento dal 61 per cento dei britannici, secondo un recente sondaggio di YouGov, e anche dalla maggioranza relativa di chi nel 2016 votò per l’uscita. Le risposte si differenziano, però, quando si chiede se fosse la scelta giusta, e lì chi votò a favore pensa ancora che lo fosse. Riconosciuti gli effetti negativi, non c’è ancora consenso su come mitigarli, o su quale delle opzioni citate da Burnham eventualmente scegliere.



