Le patate potrebbero costare un po’ di più

La siccità ha fatto crollare la produzione, dopo che l'anno scorso la grande piovosità aveva fatto ridurre i terreni coltivati

(Hasan Ucar/Getty Images)
(Hasan Ucar/Getty Images)
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In Europa le patate potrebbero costare di più per via di un raccolto molto scarso, dovuto principalmente alla siccità e al caldo che in estate hanno colpito i più importanti paesi produttori. Il problema è aggravato dal fatto che quest’anno i terreni dedicati alla coltivazione della patata erano stati ridotti, per evitare che si ripetesse quello che era successo nel 2025: una sovrapproduzione di patate che aveva causato un forte calo dei prezzi e messo in difficoltà gli agricoltori. Nel giro di un anno, insomma, si è passati da una produzione eccessiva di patate a un livello basso.

Nell’Unione Europea i principali produttori di patate sono Francia, Germania, Belgio e Paesi Bassi, che nel 2023 hanno rappresentato insieme poco più del 60 per cento della produzione. Secondo una stima dell’Energy and Climate Intelligence Unit (ECIU), un centro studi britannico senza scopo di lucro che si occupa di energia e clima, la produzione di patate in questi paesi dovrebbe diminuire di circa un quarto nel 2026, passando dal record di circa 27 milioni di tonnellate nel 2025 a circa 20 milioni di tonnellate (un altro paese importante nell’industria è la Polonia, ma l’ECIU non la include nell’analisi).

In questi quattro paesi l’estate appena conclusa è stata molto calda e secca. In Francia – uno dei paesi più colpiti dalle ondate di calore estive – l’Unione nazionale dei produttori di patate (UNPT) prevede che il raccolto sia inferiore del 23 per cento rispetto allo scorso anno. Le previsioni indicano inoltre una resa media nazionale di 37,4 tonnellate per ettaro: sarebbe la più bassa da oltre trent’anni escluso il 2022, un altro anno molto secco.

– Leggi anche: La grande storia della patata

Delle circa 7 milioni di tonnellate di patate prodotte in meno quest’anno nei quattro paesi rispetto al 2025, l’ECIU stima che circa 3,1 siano dovute alla siccità (e causino una perdita di circa 500 milioni di euro per gli agricoltori), mentre 3,6 sono dovute alla riduzione dei terreni dedicati alla coltura delle patate dopo la sovrapproduzione del 2025. In Francia e in Germania, per esempio, i campi coltivati a patate sono diminuiti rispettivamente del 10 e dell’11 per cento rispetto allo scorso anno.

Non coltivare un campo oppure cambiarne la coltura è una pratica diffusa in agricoltura, quando si verifica uno squilibrio tra quantità prodotta e quantità richiesta dai consumatori. In Francia, per esempio, da alcuni anni la produzione di vino è superiore alla domanda e quindi il ministero dell’Agricoltura francese è arrivato a offrire sussidi agli agricoltori del settore vinicolo affinché estirpino una parte dei loro vigneti.

Alcune patate raccolte a Worms, Germania, 27 agosto 2025 (Thomas Lohnes/Getty Images)

La siccità e le alte temperature non sono un problema solo per la quantità di patate prodotte, ma influiscono anche sulla grandezza. In campi troppo caldi o asciutti le patate non raggiungono la grandezza richiesta dagli acquirenti, soprattutto dai grossisti e dagli operatori della grande distribuzione.

Per il raccolto di quest’anno il “sottocalibro”, il nome con cui nell’industria agroalimentare si indicano prodotti di dimensioni inferiori agli standard, «è molto evidente nel Nord Europa perché fanno la raccolta più tardi e hanno varietà che subiscono di più la siccità», dice Riccardo Rocchi, coordinatore di Agripat, cooperativa italiana di agricoltori di patate.

Nella grande distribuzione le patate devono avere una dimensione tra i 45 e i 75 millimetri. La misurazione solitamente avviene facendole passare per il lato corto attraverso un calibro, ovvero un quadrato di metallo o di plastica, che varia tra i 45 e i 75 millimetri per lato. Vista la crisi produttiva, tuttavia, è possibile che questi vincoli vengano allentati, accettando anche patate di calibro minore.

In Italia la situazione è diversa: secondo Rocchi non è prevista una riduzione della produzione bensì una leggerissima crescita, perché in Italia gli agricoltori sono più abituati alla siccità e sono molto diffusi gli impianti di irrigazione. Nei paesi del Nord Europa, invece, non ce ne sono molti: da quelle parti di solito il problema più ricorrente non è la siccità ma l’eccessiva piovosità. Per Rocchi «l’esperienza con l’irrigazione ha dato un supporto importante» ai livelli produttivi italiani.

Il fatto che il raccolto sia positivo, tuttavia, non ci mette del tutto al riparo dagli aumenti dei prezzi. Il prezzo deciso dai produttori italiani risente di quello stabilito a livello europeo, e in Italia si producono tra 1,2 e 1,3 milioni di tonnellate di patate all’anno: la produzione nazionale soddisfa circa la metà del fabbisogno, l’altra metà è importata.