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  • Martedì 29 settembre 2026

Adesso Milei ha dato un ultimatum al Regno Unito sulle Falkland

Il presidente argentino dice che farà ricorso a un tribunale se non verrà bloccato un progetto petrolifero al largo delle isole contese

Il presidente argentino Javier Milei parla coi giornalisti durante l'Assemblea generale dell'ONU, a New York il 23 settembre
Il presidente argentino Javier Milei parla coi giornalisti durante l'Assemblea generale dell'ONU, a New York il 23 settembre (Kyle Mazza - Pool Via Cnp/CNP via ZUMA Press Wire)
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Il presidente argentino Javier Milei ha dato un ultimatum di due settimane al Regno Unito dicendo che farà ricorso al Tribunale internazionale del diritto del mare se, entro allora, non sarà stato bloccato un progetto per sfruttare un vasto giacimento petrolifero al largo delle isole Falkland/Malvinas, controllate dal Regno Unito e rivendicate dall’Argentina.

Il petrolio era stato citato da Milei a inizio settembre, quando aveva riesumato le rivendicazioni argentine – una causa su cui in passato era stato piuttosto tiepido – per cercare di invertire il calo dei suoi consensi. Il giacimento “Sea Lion” si trova circa 200 chilometri a nord delle isole e si stima abbia riserve per 1,7 miliardi di barili. Il progetto è dell’azienda britannica Rockhopper Exploration e di quella israeliana Navitas Petroleum. Si stima che le estrazioni inizino nel 2028: Milei è determinato a impedirle, perché ritiene che possano compromettere irreversibilmente le rivendicazioni argentine di sovranità.

Milei era già tornato sulla questione la settimana scorsa durante un duro discorso all’Assemblea generale delle Nazioni Unite in cui aveva definito l’istituzione inutile e un covo di «arroganti parassiti travestiti da burocrati ben intenzionati».

Nella sua retorica, Milei aveva cercato di presentare le Falkland/Malvinas come un test dell’autorevolezza residua delle Nazioni Unite. Milei basa infatti le richieste su una risoluzione del 1976 delle Nazioni Unite, che chiedeva ad Argentina e Regno Unito di evitare iniziative unilaterali finché la loro disputa sulla sovranità delle Falkland/Malvinas non sarà risolta. Il governo argentino considera lo sfruttamento del giacimento un’iniziativa unilaterale.

Una veduta di Stanley, la principale città delle Falkland/Malvinas, il 16 marzo 2026

Una veduta di Stanley, la principale città delle Falkland/Malvinas, il 16 marzo 2026 (AP Photo/Ricardo Mazalan)

Anche questa nuova mossa di Milei è anzitutto simbolica. Il Tribunale internazionale del diritto del mare, quello di cui vorrebbe l’intervento, non ha poteri per costringere il governo britannico a rispettare un eventuale ordine d’emergenza di sospendere le attività di estrazione. Il Tribunale fu istituito nel 1982 da un trattato delle Nazioni Unite e ha sede ad Amburgo, in Germania.

– Leggi anche: Milei si è ricordato delle Falkland/Malvinas

Nelle scorse settimane il ministro della Difesa britannico, Wes Streeting, ha sminuito le iniziative di Milei, sostenendo che l’Argentina non abbia le capacità per prendersi le Falkland/Malvinas con la forza, come tentò di fare nel 1982 quando perse la guerra.

Peraltro, almeno inizialmente, Milei era stato spalleggiato da alcune dichiarazioni del presidente statunitense Donald Trump.

Anche per i suoi contrasti col Regno Unito, Trump aveva minacciato di riconsiderare la storica politica estera degli Stati Uniti che prevede di riconoscere il controllo britannico senza prendere posizione nella disputa sulle isole. La settimana scorsa il primo ministro britannico Andy Burnham gli aveva ribadito che il Regno Unito non avrebbe tollerato minacce sulle isole, e da allora Trump non ha fatto altri interventi favorevoli a Milei.

Le prime pagine del 29 settembre di alcuni dei principali giornali argentini, con evidenziati i titoli sull'annuncio di Milei

Le prime pagine del 29 settembre di alcuni dei principali giornali argentini, con evidenziati i titoli sull’annuncio di Milei

I principali giornali argentini, nelle loro versioni online, hanno dato grosso risalto all’ultimo annuncio di Milei, ma un po’ meno spazio nelle loro edizioni cartacee di martedì. Per esempio, nessuno dei tre qui sopra l’ha scelta come notizia principale in prima pagina. Sull’homepage di La Prensa (uno dei giornali più antichi) accanto alla notizia c’è un articolo sul tasso d’approvazione di Milei tornato ai minimi storici, che poi è una delle principali ragioni del suo attivismo sulle Falkland/Malvinas.

Vari giornali invece hanno notato come, nelle stesse ore in cui Milei dava l’ultimatum e annunciava sanzioni a una società britannica per un volo sulle isole non autorizzato dall’Argentina, il Cile ospitava a Punta Arenas, nel suo estremo sud, una delegazione di imprenditori delle Falkland/Malvinas.

Per l’occasione è stato annunciato un nuovo collegamento navale mensile tra la città e le isole. Peraltro in questi giorni il ministro della Difesa cileno Fernando Barros, nonostante sia di un governo di estrema destra radicale vicino a Milei, ha detto che riconosce il diritto all’autodeterminazione degli abitanti delle isole: una cosa rifiutata dall’Argentina, che li considera una popolazione «trapiantata in un territorio usurpato», sempre per citare Milei alle Nazioni Unite.