La proposta dell’Iran per riaprire lo stretto di Hormuz entro 7 giorni
Prevede anche la ripresa delle trattative sul nucleare in cambio della fine del blocco navale, ma secondo il Wall Street Journal Trump l'ha rifiutata
- Condividi
- X
- Regala il Post

L’Iran ha proposto agli Stati Uniti un accordo per riaprire lo stretto di Hormuz entro sette giorni, in cambio dell’interruzione dell’embargo e del blocco navale che sta impedendo le esportazioni di petrolio iraniano. Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha spiegato che la proposta comprende un cessate il fuoco di una settimana (che permetterebbe la riapertura dello stretto), e la ripresa delle trattative sul programma nucleare iraniano.
Il Wall Street Journal, citando dei funzionari statunitensi, scrive che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha rifiutato la proposta, e ha detto anzi ai suoi consiglieri che intende riprendere i bombardamenti contro l’Iran dopo le elezioni di metà mandato, che il 3 novembre rinnoveranno il parlamento statunitense. È infatti scettico circa la possibilità che l’Iran accetti le condizioni degli Stati Uniti sul programma nucleare, scrive il Wall Street Journal, contrariamente a quanto dice pubblicamente quando prevede che le sue richieste saranno soddisfatte.
Araghchi ha detto invece di augurarsi che si raggiunga un’intesa prima delle elezioni. Ha spiegato che la proposta dell’Iran segue la traccia del memorandum firmato da Stati Uniti e Iran lo scorso giugno, ma velocizza la fase che porta alla ripresa dei negoziati sul nucleare. L’embargo e il blocco navale statunitense stanno danneggiando gravemente l’economia iraniana, motivo per cui l’Iran ha chiesto che nei sette giorni di cessate il fuoco gli Stati Uniti gli restituiscano la disponibilità di asset congelati per 12 miliardi di dollari e rimuovano il blocco navale.
Di fatto, al momento lo stretto di Hormuz non è davvero chiuso. Dopo le operazioni di sminamento compiute durante l’estate, la marina degli Stati Uniti ha cominciato a scortare le petroliere che passano per Hormuz attraverso passaggi considerati sicuri e utilizzando l’aviazione per proteggerle da eventuali attacchi iraniani. Ogni giorno altre navi passano senza coordinarsi con gli Stati Uniti, ma sempre spegnendo il transponder, l’apparecchio che serve per riconoscerle e individuare la loro posizione. La maggior parte delle petroliere che attraversano lo stretto parte da Arabia Saudita e Iraq.



