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  • Sabato 26 settembre 2026

La fabbrica di droni russa che sta cambiando la guerra

Un enorme complesso nel Tatarstan ha aumentato drasticamente il numero di quanti ne vengono prodotti, e la loro efficacia

di Daniele Raineri

Il complesso militare industriale di Alabuga, in Russia, in una foto satellitare annotata del novembre 2025 (per gentile concessione di Csis/BeyondParallel/Ventor)
Il complesso militare industriale di Alabuga, in Russia, in una foto satellitare annotata del novembre 2025 (per gentile concessione di Csis/BeyondParallel/Ventor)
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Alabuga è un polo industriale creato quarant’anni fa nel Tatarstan, una regione un migliaio di chilometri a est di Mosca. Nel 2022 i russi lo hanno convertito –  o meglio, ne hanno convertito una parte – alla produzione di droni da guerra. Da allora quella parte militare del polo si è espansa sempre di più e sta crescendo ancora. È diventato uno dei posti più importanti per la guerra d’invasione russa contro l’Ucraina.

Il complesso di stabilimenti si estende per circa 39 chilometri quadrati, un po’ più della superficie del comune di Como, e contiene centinaia di edifici e capannoni, ma il settore dedicato ai droni occupa circa tre chilometri quadrati – che non è poco: immaginate il polo fieristico del Lingotto a Torino, moltiplicato per trenta. 

Secondo l’intelligence militare ucraina, da Alabuga escono tremila droni al mese, soprattutto di tipo Geran (quelli dalla tipica forma triangolare, come la lettera greca delta). Ma un rapporto del centro studi statunitense CSIS uscito a marzo sostiene che il numero di droni prodotti ogni mese sia salito a 5.500. Tanto per farsi un’idea di quanto le cose stiano accelerando: nel 2022 l’Economist scrisse che l’industria militare russa riusciva a produrre 300 droni di tipo Geran al mese. Quando il Wall Street Journal scrisse per la prima volta di Alabuga nel maggio del 2024 disse che i russi puntavano a produrre 6mila droni l’anno. Ora quel numero è quasi raggiunto ogni mese e i nuovi modelli di Geran sono più pericolosi rispetto a quelli prodotti nel 2022. 

I media russi hanno cominciato a parlare di Alabuga e della produzione industriale di droni militari soltanto nel luglio del 2025. Tra le persone impiegate negli stabilimenti ci sono studenti e donne russi, e anche operai arrivati da paesi africani.

Alabuga rappresenta uno dei vantaggi della Russia contro l’Ucraina: produzione di massa e capacità industriale di scalare, dove con il verbo scalare s’intende quando uno stabilimento riesce a incrementare in fretta la produzione. È un processo che avviene soltanto se tutti i passaggi della catena di produzione funzionano: i fornitori, la manodopera, i trasporti di materiali pesanti, i finanziamenti e altro. Nel caso di Alabuga funzionano. 

Anche l’Ucraina ha un’industria delle armi robusta, ma è formata da tante piccole aziende disperse che lavorano in segreto e sotto la minaccia costante dei bombardamenti, oppure sono all’estero in alcuni paesi alleati, come la Danimarca. Questo ecosistema di produttori – ecosistema è una parola che usano loro – è veloce ma ha meno soldi a disposizione rispetto all’industria bellica della Russia. Inoltre sono soldi che in parte arrivano dai paesi alleati e questo vuol dire che dipendono dalle decisioni di altri governi. 

Alabuga era in origine una zona economica speciale, che è un’area con un regime fiscale vantaggioso e con altre agevolazioni per le aziende che avessero voluto spostarsi lì. Ha una ferrovia, che consente di spostare carichi pesanti, un politecnico universitario che forma personale qualificato già sul posto e grandi dormitori per gli operai. 

È uno sforzo internazionale: il drone Geran è un’arma iraniana, i primi droni di quel tipo arrivavano tutti dall’Iran ed erano soltanto assemblati e riverniciati in Russia. I russi hanno cambiato il nome del drone da Shahed a “Geràn”, che in russo vuol dire geranio, ma si pronuncia con la g dura di gatto e non con la g di geranio. I nuovi modelli Geran-4 e Geran-5 sono di produzione russa. Dentro Alabuga ci sono almeno dodicimila lavoratori arrivati dalla Corea del Nord grazie a un accordo tra il presidente russo Vladimir Putin e il dittatore nordcoreano Kim Jong Un, secondo i media russi, e a otto chilometri di distanza c’è un terminal ferroviario per il trasporto di materiali che è collegato direttamente alla Cina ed è intitolato a Deng Xiaoping. 

Di recente gli ucraini hanno recuperato un Geran-4 non esploso e lo hanno smontato. Il motore è un turbojet cinese che lo fa volare a 8 chilometri di altezza invece dei quattro dei modelli precedenti, dotati di motore a scoppio, e a 600 chilometri l’ora invece che 180. Nei circuiti del drone che contano, quelli della centralina di comando, hanno trovato componenti dell’azienda statunitense Texas Instruments, che in teoria non potrebbero arrivare in Russia perché ci sono le sanzioni e invece arrivano a migliaia. 

La distanza di Alabuga dal confine ucraino è superiore ai millecento chilometri, che un paio di anni fa poteva essere considerata una distanza di sicurezza sufficiente per non diventare un bersaglio dei droni a lungo raggio ucraini. Non è più così, ma l’area è circondata da sistemi di difesa aerea e secondo analisi recenti è in costruzione una parte sotterranea, molto estesa e più protetta. In alcune foto satellitari scattate tra agosto e settembre si vedono cavi in acciaio tesi tra nuove torri di cemento, che dovrebbero far esplodere in anticipo eventuali missili e droni ucraini. L’ordigno si schianta contro i cavi invece che schiantarsi contro gli edifici. Così le conseguenze sono ridotte di molto.  

Alabuga è collegata ad alcune aree di lancio in massa di droni, che sono piste isolate dove i militari russi stoccano i droni per poco tempo e poi li fanno decollare verso l’Ucraina. È una campagna di bombardamenti che si basa sulla quantità e sulla prepotenza dei numeri, per mandare in tilt i radar e le difese ucraine e per far saltare in aria ogni genere di bersaglio, dalle locomotive dei treni alle stazioni di servizio dove si fa benzina, dalle navi che trasportano il grano ai magazzini ai data center che fanno funzionare internet.

Lo scopo è esasperare la popolazione ucraina. Più si avvicina l’inverno e più gli effetti di questa campagna saranno evidenti. I russi danno nomi in codice di città a queste basi di lancio di droni segrete e secondo fonti ucraine una è chiamata Milano.  

In questi anni nelle trattative tra Ucraina e Stati Uniti si è parlato anche della possibile consegna da parte americana di missili Tomahawk, che possono colpire a più di duemila chilometri di distanza. È soltanto un’ipotesi ed è anche considerata molto poco realistica. Se però gli ucraini avessero i Tomahawk è molto probabile che li lancerebbero subito contro Alabuga.