“Lessico famigliare”, ma romanzato
È “Tutti i nostri ieri”, sempre di Natalia Ginzburg: abbonate e abbonati al Post lo hanno letto per il club del libro estivo di Comodino
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A Tutti i nostri ieri è stato dedicato l’ultimo club del libro estivo del podcast Comodino per le persone abbonate al Post: in quaranta hanno partecipato alla registrazione di una puntata di conversazione sul romanzo, che potrà continuare nella sezione commenti di quest’articolo.
«Non fate malagrazie!», «Non fate sbrodeghezzi! Non fate potacci!». Tanti studenti e lettori italiani hanno avuto familiarità con queste e altre espressioni colloquiali usate dal padre di Natalia Ginzburg, che la scrittrice rese note con il suo libro di memorie Lessico famigliare, vincitore del Premio Strega nel 1963. È invece molto meno noto il ritornello «Renditi utile, visto che non sei dilettevole», ripetuto dal padre di Ippolito, Concettina, Giustino e Anna in Tutti i nostri ieri, che Ginzburg scrisse un decennio prima di Lessico famigliare e che secondo Italo Calvino ne era il «pendant romanzesco», volendo dire che i due libri erano come una coppia di orecchini: in un certo senso simmetrici e da considerare insieme, anche se diversi.
In Lessico famigliare i protagonisti sono i genitori di Ginzburg, cioè l’anatomista Giuseppe Levi e la moglie Lidia Tanzi, e i fratelli e la sorella della scrittrice Gino, Mario, Alberto e Paola Levi (Ginzburg firmava i propri libri ed è nota con il cognome del primo marito, Leone Ginzburg). Gli altri personaggi del libro sono amici, colleghi e conoscenti della famiglia, che come i Levi vivevano a Torino tra gli anni Venti e i primi anni Cinquanta.
Tutti i nostri ieri invece parla principalmente di due famiglie vicine di casa in una piccola città piemontese, che non viene mai nominata ma potrebbe essere Ivrea. Si svolge più o meno tra la metà degli anni Trenta e l’immediato Dopoguerra. Non ha un vero e proprio protagonista, anche se la narrazione segue soprattutto le vicende di Anna, la sorella minore della prima famiglia, che durante la guerra va a vivere in un paese dell’Italia meridionale. Questo paese è simile a Pizzoli, in Abruzzo, dove Ginzburg abitò tra il 1940 e il 1943 seguendo il marito che era stato mandato al confino dal regime fascista.
«È tutto inventato, ma con l’autobiografia che esce dalla porta e entra dalla finestra», disse Ginzburg a proposito del romanzo durante un’intervista radiofonica con Marino Sinibaldi nel 1990. E infatti nei caratteri di Ippolito, Concettina, Giustino e Anna lettrici e lettori possono riconoscere qualche tratto di Gino, Paola, Mario, Alberto Levi, oltre che della stessa Ginzburg, per come la scrittrice li aveva descritti nel suo libro di memorie familiari. Le età però sono diverse perché i fratelli del romanzo sono adolescenti e in età da università all’inizio della storia, dunque più giovani dei fratelli di Ginzburg nel 1935.
Hanno inoltre molto meno spazio i personaggi dei genitori, perché la madre di Anna è morta anni prima dell’avvio della storia del romanzo mentre il padre muore dopo poche pagine. «L’inizio di Tutti i nostri ieri è l’inizio classico di tanta narrativa, a cominciare dalle sue “forme semplici”. I bambini sono condotti dai genitori nel bosco, e lì abbandonati. Se la cavino da soli», spiega il critico Giacomo Magrini nell’introduzione alla più recente edizione del romanzo: «In Tutti i nostri ieri i padri muoiono alla soglia della seconda guerra mondiale: è questo il bosco in cui lasciano e che lasciano ai figli».
I personaggi di Tutti i nostri ieri sono in effetti giovani smarriti, come individui (Ippolito non ha mai avuto una gran vita sociale perché tutto dedito a far compagnia al padre, Concettina frequenta molti ragazzi e s’innamora davvero solo di quello che ha perso interesse per lei, nessuno si interessa degli studi di Giustino e Anna, e nessuno si accorge quando lei rimane incinta a 16 anni), ma anche nel più grande contesto storico. Ippolito e i suoi amici, Emanuele e Danilo, vogliono fare attività politica antifascista, ma sono velleitari nei loro tentativi. Anna sogna una rivoluzione, ma più influenzata da fantasie romanzesche che da una reale iniziativa politica. Tutti sembrano farsi guidare dagli eventi esterni più che esercitare una propria volontà sul mondo.
Sotto questo aspetto sono personaggi affini a quelli di tanta narrativa della prima metà del Novecento: un po’ inetti, un po’ trattenuti nelle loro iniziative come Gli indifferenti di Alberto Moravia – romanzo del 1929 che ebbe molto successo e grande influenza sulla formazione letteraria di Ginzburg. Una similitudine centrale in Tutti i nostri ieri è non a caso quella, ricorrente, che riguarda Anna e la paragona a un insetto:
In fondo lei era ancora sempre un insetto, un piccolo insetto pigro e triste sopra una foglia, lui era stato solo una grande foglia per lei. E adesso se le mancava la foglia lei cadeva perduta, con le piccole ali senza volo e i piccoli occhi fissi, lui non aveva saputo darle volo e respiro, era stato una foglia e non le aveva dato che un po’ di riposo.
Le debolezze e la passività dei personaggi di Ginzburg non sono però le stesse dei romanzi di inizio Novecento. Gli uni e gli altri sono separati non solo dalla Seconda guerra mondiale, ma anche dalla lotta partigiana e dalla costruzione della democrazia, che nonostante fossero accompagnate da grandi idealismi hanno anche subito lasciato spazio a nuove disillusioni. E infatti il romanzo si conclude con una certa malinconia:
Erano contenti d’essere loro tre insieme a pensare a tutti quelli che erano morti, e alla lunga guerra e al dolore e al clamore e alla lunga vita difficile che si trovavano adesso davanti e che era piena di tutte le cose che non sapevano fare.
Una delle caratteristiche più originali di Tutti i nostri ieri è che sebbene abbia molti personaggi e racconti molte vicende intrecciate è un romanzo privo di dialoghi. Di conversazioni tra i personaggi ce ne sono molte, ma sono sempre riportate in modo indiretto, da una voce narrante che funziona come un «foro attraverso il quale passano le voci altrui».
Gli studiosi che lo hanno analizzato hanno anche notato che contiene moltissime ripetizioni, epiteti dei personaggi e altre formule, che ricordano una caratteristica dei poemi antichi come l’Iliade e l’Odissea. Ginzburg a Sinibaldi aveva detto: «Avevo molto desiderio di scrivere un romanzo proprio sulla guerra, così come la ricordavo io, e… insomma, avevo l’impressione di scrivere un romanzo in ottave, perché c’erano dei periodi, dei periodi lunghi; poi non c’erano dialoghi».
Nella stessa intervista Ginzburg ricordò anche che all’uscita Tutti i nostri ieri non aveva avuto successo, ma che era piaciuto a Elsa Morante. Proprio Morante una ventina di anni dopo avrebbe pubblicato La Storia, un altro romanzo ambientato negli anni della Seconda guerra mondiale e in quelli subito successivi che a differenza di tanti altri libri su quel periodo lo raccontava dal punto di vista di chi non aveva combattuto, né in guerra né nella Resistenza, ma aveva provato a portare avanti la sua vita, come tante donne e bambini. Entrambi i romanzi descrivono le singole persone come inermi rispetto alla guerra e agli altri grandi eventi violenti del mondo, anche se dal punto di vista di classi sociali diverse: la piccola borghesia metropolitana nella Storia, la borghesia intellettuale di provincia in Tutti i nostri ieri. A sua volta Ginzburg apprezzò moltissimo La Storia.
Più di recente il romanzo di Ginzburg è stato molto elogiato da Sally Rooney, una delle scrittrici più seguite degli ultimi anni nel mondo. Nella sua introduzione a un’edizione in inglese di Tutti i nostri ieri uscita nel 2022 scrisse:
Per me Tutti i nostri ieri è un romanzo perfetto, vale a dire totalmente fedele a ciò che intende essere, e nient’altro. È un libro che mostra, con una prosa semplice e intelligente, quanto ambizioso e quanto semplice debba essere un romanzo. È qualcosa di enorme quanto la crisi più catastrofica del Novecento, e minuscolo quanto il matrimonio di una giovane donna, il destino del cane di famiglia. Come lettori, arriviamo a vedere e a sentire gli inestricabili legami tra il mondo interiore e quello esteriore degli esseri umani. I romanzi di Natalia Ginzburg riescono non solo ad accogliere, ma a porre in una relazione dotata di senso le vite intime di personaggi d’invenzione e i cambiamenti sociali e politici radicali che si svolgono intorno a loro.



