Paghereste diecimila euro per una bottiglia d’acqua?
C'è chi è disposto a farlo per bere il ghiaccio delle isole Svalbard, ma senza arrivare a tanto ci sono sempre più "acque pregiate" da decine o centinaia di euro
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Degustare l’acqua, farla roteare nel bicchiere, annusarla e sorseggiarla è un gioco che fanno a volte i bambini al ristorante per imitare quello che i genitori fanno col vino o con altre bevande alcoliche di qualità. Da qualche tempo però degustare l’acqua è diventata una cosa che in certi contesti fanno anche gli adulti.
Sono nati corsi per diventare sommelier dell’acqua, hotel e ristoranti propongono menu dedicati e alcune bottiglie possono arrivare a costare migliaia di euro. Per la nicchia di appassionati, l’acqua non è solo una bevanda insapore da bere con l’unico obiettivo di dissetarsi, ma un modo per prendersi cura del proprio benessere, scegliendo tra infinite caratteristiche e sfumature di gusto e composizione. Una conseguenza di questa tendenza relativamente recente è la diffusione delle fine waters, che letteralmente si traduce con “acque di pregio”: acque che, per vari motivi, come la loro origine, il loro gusto e il loro contenuto di sali minerali, sono considerate speciali, ricercate e rare, e di conseguenza molto costose.
Dato il prezzo alto, in genere non si tratta di acque da bere tutti i giorni: solitamente si trovano nei ristoranti stellati e negli hotel di lusso oppure vengono acquistate da appassionati o collezionisti. Il loro prezzo viene giustificato con un marketing che ne esalta la composizione e l’origine, oltre che con il design della bottiglia.
Anche in Italia si è sviluppato questo mercato: uno dei primi siti a vendere questo tipo di acque di pregio è stato acquedilusso.it. Lo ha fondato nel 2012 l’attuale proprietario e amministratore delegato Giacomo Giancarlo, e oggi l’azienda ha dieci dipendenti, di cui tre sommelier d’acqua. Il mercato italiano, dice Giancarlo, «è cresciuto in questi anni, ma il consumo di acque di lusso rimane ancora una nicchia». Giancarlo dice che i principali acquirenti della sua azienda sono hotel di lusso e ristoranti stellati, ma che ci sono anche privati.
– Leggi anche: No, non bisogna bere due litri d’acqua al giorno
In Italia moltissime acque arrivano da sorgenti di montagna e di conseguenza è piuttosto normale trovare anche sugli scaffali del supermercato bottiglie che abbiano composizioni particolari o che siano ricche di minerali. Negli Stati Uniti, al contrario, molte delle bottiglie in circolazione sono di acqua purificata, ovvero acqua da cui vengono eliminati batteri e metalli pesanti, e che per questo spesso viene privata anche dei suoi sali minerali. Per questo è più facile promuovere un’acqua con un’origine naturale o una composizione ricca di minerali.
Le acque considerate “più esclusive” e ricercate hanno iniziato a diffondersi negli anni Settanta: basti pensare alla francese Perrier o alla San Pellegrino, che all’estero è venduta principalmente in bottiglie di vetro e consumata nei migliori ristoranti.
Oggi però le acque di pregio sono molte di più. Prima di arrivare alla bottiglia spesso devono essere sottoposte a processi lunghi e costosi, viaggi, ricerche e analisi: tutte cose che vengono usate a scopo di marketing e per giustificarne il prezzo. L’acqua Fiji, che è una delle acque di pregio più note, diffuse ed economiche (una cassa da 12 bottiglie costa tra i 35 e i 65 euro), proviene appunto dalle isole Fiji: sul sito acquedilusso.it si legge che è «estratta da uno strato acquifero artesiano, primitivo».

L’acqua Fiji (Foto Michael Kovac/Getty Images for FIJI Water)
Ma si può arrivare a prezzi molto più alti. Le bottiglie di acqua Svalbardi per esempio si trovano su pochissimi siti specializzati a un prezzo che va dai cinquemila ai diecimila euro. Il prezzo molto alto dipende dal fatto che la produzione fu interrotta nel 2020 e che ne rimangono pochissime in circolazione, considerate pezzi da collezione. Anche quando la produzione era ancora attiva comunque le bottiglie erano care: costavano circa cento euro l’una.
L’acqua contenuta in una bottiglia di Svalbardi arriva direttamente dalla fusione degli iceberg dell’arcipelago delle Svalbard, in Norvegia. Sul sito ufficiale dell’azienda si legge che quest’acqua è stata raccolta da «iceberg preindustriali» che vengono dalla parte «più interna e protetta» del fiordo. Secondo i produttori, il ghiaccio «può avere fino a 4mila anni e non necessita di alcun trattamento chimico». Tuttavia, visto che anche nei ghiacciai si possono trovare funghi e batteri, l’acqua poi comunque veniva trattata con filtri a micron e a luce UV «per rispettare gli standard internazionali».
Gli iceberg venivano raccolti durante spedizioni che duravano da un giorno a una settimana (erano due all’anno) e dalle quali l’azienda poteva ricavare fino a 13mila bottiglie. Le bottiglie stesse erano ricercate: fatte in vetro lavorato in modo particolare, con un tappo in legno e vendute in contenitori di design.
L’acqua Breeze, che invece costa circa 150 euro a bottiglia, e che viene pubblicizzata come «probabilmente l’acqua più pura al mondo», viene prodotta alle isole Canarie, a partire dalla nebbia. Sul sito ufficiale si legge che per raccoglierla l’azienda ha installato sulle isole dei collettori di nebbia dove si formano le «gocce d’acqua pura», prelevandole da uno dei «cieli più puliti al mondo».
Sullo stesso modello c’è la Pure Mist, fatta a sua volta con la nebbia, ma della valle di Huon, in Tasmania, Australia. Una bottiglia costa 60 dollari.
Di tutt’altro genere è l’Agua de Cabras, che proviene dall’antico stabilimento termale spagnolo Real Balneario de Solán de Cabras e viene venduta in bottiglie azzurre; 12 bottiglie da 75 cl costano 70 euro. L’Agua de Cabras deve la sua fama a una leggenda: un pastore pensava che queste acque avessero proprietà curative per le sue capre, perché gli animali malati si bagnavano spontaneamente nell’acqua.
A contribuire alla diffusione delle acque di pregio, secondo diversi commentatori, c’è la maggiore attenzione alla forma fisica e alla salute che si è diffusa negli ultimi anni. Occuparsi della propria idratazione, soprattutto negli Stati Uniti, è diventato una sorta di compito da portare a termine ogni giorno proprio come avere una dieta sana e fare movimento. Le aziende puntano molto su questo per vendere prodotti come thermos pensati apposta, elettroliti (ovvero gli integratori di minerali) ed elettrodomestici che promettono di “rivitalizzare l’acqua”.
In questo contesto le acque di pregio puntano molto anche sulla composizione: il contenuto di minerali, il residuo fisso (ovvero la componente solida presente nell’acqua) alto o basso a seconda delle necessità, e tutte quelle caratteristiche alle quali una persona con determinate condizioni di salute o con specifiche esigenze deve fare attenzione. Chi fa sport per esempio preferisce in genere acque con tanti sali minerali, mentre chi ha problemi di calcoli renali dovrà scegliere un’acqua con un residuo fisso molto basso.
La Crazy Water texana viene per esempio pubblicizzata per il suo alto contenuto di sali minerali accumulati «man mano che l’acqua filtra attraverso gli strati della terra nel corso di milioni di anni». In particolare sui social l’azienda sottolinea la presenza di litio nell’acqua, un elemento che in alti dosaggi viene usato come farmaco stabilizzante dell’umore e che si trova in bassissime percentuali anche in natura. Sul sito si possono trovare quattro tipi di acque, ognuna con una composizione specifica che risponde a diverse esigenze, con un prezzo che va dai 28 ai 36 euro l’una.



