Donald Trump e Zohran Mamdani vanno inaspettatamente molto d’accordo
Soprattutto al sindaco di sinistra di New York serve avere il presidente dalla sua parte, come dimostra il loro ultimo cordiale incontro
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Lunedì, dopo un incontro a porte chiuse nella sua residenza ufficiale di Manhattan, il sindaco di New York Zohran Mamdani ha partecipato a una conferenza stampa congiunta con il presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Il tono, la vicinanza dei due e la partecipazione non prevista di Trump alla conferenza hanno suggerito che l’incontro sia stato particolarmente cordiale e potenzialmente proficuo.
È il terzo incontro ufficiale dei due da quando Mamdani è diventato sindaco di New York: come gli altri due, che erano stati organizzati alla Casa Bianca, è andato molto bene. Che i due vadano d’accordo è assai sorprendente, dato che sono su posizioni politiche agli antipodi: Mamdani appartiene alla corrente più a sinistra del Partito Democratico, mentre Trump ha spostato il Partito Repubblicano sempre più a destra su molti temi.
Il sindaco ha postato una foto dell’incontro sul suo profilo X, scrivendo che l’incontro era stato produttivo, e alla fine della conferenza stampa Trump, che durante gli interventi di Mamdani si è sempre fatto da parte lasciandogli la parola, gli ha dato una pacca sulla spalla.

La pacca sulla spalla di Donald Trump al sindaco di New York Zohran Mamdani, 21 settembre 2026, New York (AP/Adam Gray)
Mamdani ha raccontato alla stampa che i due hanno parlato apertamente di diversi temi: il costo degli affitti delle case a New York e un progetto di sviluppo immobiliare popolare nel Queens da migliaia di abitazioni, che Trump ha detto di essere disposto a sostenere. Mamdani ha lodato la grande influenza che il presidente ha avuto sul settore immobiliare a New York, soprattutto in passato.
L’altro tema principale affrontato durante l’incontro è stato l’immigrazione: Mamdani ha criticato la decisione del governo di non rinnovare le tutele per le persone immigrate haitiane che vivono negli Stati Uniti e in particolare a New York, e ha detto di avere «opinioni molto forti su come possiamo garantire la sicurezza dei cittadini newyorkesi».
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L’atteggiamento conciliante di Mamdani è parte del tentativo del sindaco di limitare la presenza dell’ICE – l’agenzia del governo statunitense che si occupa del controllo delle frontiere e del contrasto all’immigrazione illegale – a New York. Ma per ora sembra non funzionare granché: secondo il gruppo universitario di ricerca Deportation Data Project, a luglio l’agenzia ha arrestato 1.576 persone a New York, il numero più alto in un singolo mese da quando Trump è tornato alla presidenza lo scorso anno. Si tratta di quasi il doppio degli 869 arresti registrati ad aprile.
Mamdani ha aggiunto che lui e il presidente sono molto franchi sulle questioni su cui sono in disaccordo. Per esempio quando gli è stato chiesto della decisione di Trump di vietare l’accesso alla Casa Bianca a numerosi media, Mamdani ha risposto di aver detto al presidente che avrebbe permesso a tutti i giornalisti di essere presenti, aggiungendo: «questo è un principio in cui credo fermamente».
Non è chiaro cosa possa ottenere Trump da una relazione così cordiale con Mamdani, se non un possibile ritorno d’immagine in un momento in cui il suo consenso è ai minimi fra la popolazione statunitense.
Le visite dei presidenti a Gracie Mansion – il nome della residenza ufficiale del sindaco di New York – sono molto rare, e questa è la prima in assoluto di Trump da presidente. L’ultima volta fu nel 1981, quando il presidente Reagan andò per promuovere un progetto di viabilità della città.
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