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  • Lunedì 21 settembre 2026

Il tema di questo parco a tema francese è il revisionismo storico?

Il Puy du Fou è il secondo più visitato del paese dopo Disneyland, ma le sue attrazioni piacciono soprattutto all'estrema destra

Uno spettacolo al Puy du Fou nel 2024 (Julien Reynaud/APS-Medias/ABACAPRESS.COM/ANSA)
Uno spettacolo al Puy du Fou nel 2024 (Julien Reynaud/APS-Medias/ABACAPRESS.COM/ANSA)
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Nei boschi del dipartimento francese della Vandea, nel nord-ovest della Francia, c’è un parco divertimenti con 3mila dipendenti, 26 ristoranti e cinque hotel in cui ogni settimana vengono messi in scena elaborati spettacoli sulla storia della Francia. Si chiama Puy du Fou ed è il parco divertimenti più visitato del paese dopo Disneyland Paris: nel 2025 ha avuto 3 milioni di visitatori e oltre 300 milioni di euro di incassi. Nel 2021 ha aperto una succursale a Toledo, in Spagna, ed è in corso un progetto per aprire un’altra sede nel Regno Unito.

Puy du Fou è aperto dal 1989. Entra ciclicamente nel dibattito pubblico e politico per via del suo fondatore, l’ex deputato di estrema destra Philippe de Villiers, membro di una famiglia nobiliare della Vandea e figura di riferimento del mondo conservatore francese. Come ha raccontato di recente anche il New York Times, per i suoi critici il parco è un megafono delle idee di de Villiers, che è un cattolico osservante, antiabortista, contrario all’immigrazione, all’Unione Europea e ai matrimoni fra le persone dello stesso sesso. Molti associano il successo del Puy du Fou al successo dell’estrema destra in Francia, dove da due anni il Rassemblement National (di estrema destra, appunto) è stabilmente in testa ai sondaggi.

Al Puy du Fou è possibile assistere a una ventina di spettacoli che durano circa mezz’ora l’uno e che si ripetono più volte nell’arco della giornata. Gli spettacoli si ispirano a episodi storici o miti folkloristici francesi e spaziano dagli antichi romani alle imprese dei moschettieri, passando per i vichinghi e la corte di Luigi XIV. Gli spettacoli coinvolgono decine di attori, includono diversi animali, fra cui cavalli e uccelli, e hanno delle scenografie e degli effetti speciali molto complessi: per esempio un obelisco egizio che si trasforma in una gigantesca nave settecentesca, o un gruppo di ballerini che esce da uno stagno insieme a un pianista e al suo pianoforte.

Parlando con il New York Times Nicolas de Villiers, figlio di Philippe e direttore del parco dal 2012, ha sostenuto che attribuire obiettivi politici al Puy du Fou sia «ridicolo» e che il suo unico obiettivo sia quello di creare spettacoli che «facciano amare la Francia alle persone». A essere criticato tuttavia è principalmente il contenuto.

Molti spettacoli sono incentrati sul cattolicesimo e contengono stramberie e inesattezze storiche: in uno spettacolo alcuni vichinghi che vogliono attaccare un villaggio cristiano vengono fermati da una specie di santo che li fa convertire; in un altro, i romani pagani perseguitano dei galli cristiani, prima di convertirsi anche loro (nonostante il cristianesimo sia arrivato in Gallia da Roma, e non il contrario). Per la storica Pauline Ducret, coautrice del libro Le Puy du Faux (“Il Puy della menzogna” in italiano, ma in francese la pronuncia è simile all’originale), il parco presenta una «Francia eterna» continuamente attaccata da popolazioni barbare e straniere, che echeggiano una retorica anti-immigrazione.

Inoltre il parco non propone alcuno spettacolo su eventi storici universalmente riconosciuti come fondativi dell’identità francese, come la Rivoluzione francese del 1789 o la resistenza francese durante la Seconda guerra mondiale guidata dal generale Charles de Gaulle, poi diventato presidente della Repubblica e ancora oggi un punto di riferimento della destra moderata.

Una pubblicità del Puy du Fou del 2025.

Nonostante le dichiarazioni del figlio, la volontà di Philippe de Villiers di esaltare alcuni aspetti della cultura francese conservatrice è palese, sin dalla fondazione del parco.

De Villiers sostiene che l’immigrazione stia causando il collasso della civiltà francese e che per questo ci sia il bisogno di «restituire ai francesi il loro passato», una citazione che viene dal suo ultimo libro Populicide, pubblicato nel 2025 dalla casa editrice Fayard e che ha già venduto più di 180mila copie. Fayard è la casa editrice più schierata fra quelle possedute da Vincent Bolloré, imprenditore conservatore che possiede anche la rete Canal+ e in particolare il canale CNews, spesso descritto come la “Fox News francese”. Dal 2024 proprio su CNews de Villiers ha un programma chiamato Face à Philippe de Villiers in cui ogni venerdì commenta le notizie della settimana.

De Villiers fondò il Puy du Fou nel 1989, dopo essere stato Segretario di Stato per la cultura e aver visitato il Walt Disney World Resort di Orlando, in Florida. Il parco venne costruito nello stesso luogo dove ogni anno da circa dieci anni de Villiers metteva in scena la Cinéscénie, uno spettacolo scritto da lui e animato da volontari, fra cui un giovane Bruno Retailleau, il leader dei Repubblicani (di destra) e oggi candidato alle elezioni presidenziali.

Lo spettacolo era basato sulla prima Guerra di Vandea: una rivolta civile del 1793 in cui la popolazione locale, molto cattolica e leale alla monarchia, si ribellò contro il governo repubblicano instauratosi dopo la Rivoluzione francese e fu massacrata. Negli ambienti dell’estrema destra francese l’episodio è spesso descritto come il primo genocidio dell’epoca contemporanea, volutamente rimosso dai libri di storia per non mettere in cattiva luce la Rivoluzione: una tesi contestata dalla stragrande maggioranza degli storici. Oggi la Cinéscénie, che in origine de Villiers scrisse con l’obiettivo di offrire alla Francia quella che lui definisce la sua «narrazione fondante», è stata integrata fra gli spettacoli del Puy du Fou.

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