Il nuovo uccello neozelandese dell’anno si era quasi estinto

Negli anni Settanta c'erano appena cinque individui di petroica delle Chatham, ora sono 350 e hanno vinto un importante concorso

Un individuo di petroica delle Chatham, Petroica traversi (Wikimedia)
Un individuo di petroica delle Chatham, Petroica traversi (Wikimedia)
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La petroica delle Chatham, per lungo tempo uno degli uccelli più rari al mondo e a rischio di estinzione, è stata eletta “uccello dell’anno” in Nuova Zelanda. La competizione è molto sentita nel paese e ha lo scopo di sensibilizzare l’opinione pubblica sulla conservazione delle specie di uccelli autoctone, molte delle quali sono in pericolo a causa della perdita di habitat e della presenza di specie invasive introdotte dagli umani.

Negli anni Settanta erano stati censiti appena cinque individui di petroica (Petroica traversi) nell’arcipelago neozelandese delle Chatham nell’oceano Pacifico, circa 800 chilometri a est della Nuova Zelanda. Tra questa manciata di sopravvissuti c’era solamente una coppia ancora in grado di riprodursi e, per aumentare le probabilità di successo, si decise di utilizzare altre specie di uccelli per la cova delle uova e la cura dei pulcini.

L’approccio permise di aumentare decisamente la popolazione della petroica, riducendo il rischio di estinzione. Negli anni il programma di ripopolamento funzionò anche grazie alla scelta di far crescere i nuovi nati in un paio di riserve naturali, ricavate in isole prive di specie invasive. Oggi si stima che nelle Chatham ci siano circa 350 individui, ma la specie rimane in pericolo e con una bassa variabilità genetica visto che sono uccelli tutti strettamente imparentati tra loro.

La petroica delle Chatham, o kakaruia in māori, assomiglia a un passero, ma il suo piumaggio è completamente nero. Vive nelle foreste, si nutre di insetti ed è molto territoriale: pattuglia e difende le proprie zone con brevi voli tra le fronde degli alberi. Ma può poco o nulla contro i predatori introdotti dagli umani.

Un individuo di petroica delle Chatham, Petroica traversi (Wikimedia)

Per milioni di anni le isole della Nuova Zelanda furono pressoché prive di mammiferi terrestri. Molti uccelli non svilupparono quindi difese contro predatori come ratti, gatti, ermellini, opossum e altri animali portati dagli umani durante le loro esplorazioni e attività di colonizzazione. Il loro arrivo determinò una forte riduzione di molte popolazioni di uccelli, che oggi rischiano l’estinzione in una delle aree del pianeta con maggiore varietà di uccelli.

Il concorso “Bird of the Year”, organizzato dall’associazione ambientalista Forest & Bird, ha proprio lo scopo di portare maggiore consapevolezza sui rischi per molte specie e sulla necessità di proteggerle. Si può votare da qualsiasi parte del mondo, ma la competizione è molto sentita soprattutto in Nuova Zelanda, da dove quest’anno è arrivato l’88 per cento dei circa 105mila voti. Il kākāpō, un grande pappagallo incapace di volare che proprio quest’anno ha avuto una stagione riproduttiva particolarmente positiva, è arrivato secondo, mentre al terzo posto si è classificato il kārearea, il falco neozelandese che aveva vinto nel 2025.

Negli anni il “Bird of the Year” è diventato anche un piccolo fenomeno culturale. Nel 2021 vinse un pipistrello, quindi tecnicamente un mammifero e non un uccello. Gli organizzatori dissero che era un modo per attirare l’attenzione su una specie comunque minacciata. Un paio di anni prima circolò il sospetto che ci fossero state interferenze russe nel voto, mentre nel 2018 qualcuno cercò di manipolare il risultato per far vincere il cormorano neozelandese. Nel 2023 il comico John Oliver lanciò una campagna internazionale per far vincere il pūteketeke, un buffo uccello acquatico che in effetti vinse la competizione in quell’anno.