Il dj italiano diventato tra i più famosi al mondo con i suoi concerti monumentali
Le gigantesche animazioni di androidi e statue hanno reso gli spettacoli di Anyma una delle cose più grosse della musica elettronica di questi anni
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C’è una cosa che accomuna la maggior parte dei video dei concerti del dj Anyma, come quelli che hanno riempito i social network dopo il grande spettacolo tenuto sabato scorso a Milano: le distese di telefoni alzati che riprendono il palco. È una vista insolita per un concerto di EDM, la musica dance più commerciale, in cui la gente di solito è intenta principalmente a ballare. Ma se oggi Anyma è uno dei dj più famosi e seguiti al mondo è in buona parte per l’imponente spettacolo che accompagna le sue esibizioni dal vivo.
Alle sue spalle, su uno schermo largo qualcosa come 50 metri e alto 20, si susseguono le animazioni di androidi giganti, angeli meccanici, statue che prendono vita, o ancora robot, mostri della mitologia greca come Medusa o strane creature del bosco. Il design delle luci che le accompagna è grandioso ed elaborato, e si sviluppa a tempo con i beat delle canzoni. È uno spettacolo che ha pochi uguali nella musica dal vivo contemporanea, e che ha reso Anyma, il cui vero nome è Matteo Milleri, uno dei musicisti italiani di maggior successo al mondo.
È probabile che una buona parte di voi non abbia idea di chi sia, ma negli ultimi cinque anni ha suonato in alcuni dei contesti più ambiti del mondo, davanti a decine di migliaia di persone per volta. Si è esibito davanti alle piramidi di Giza e alla Sphere di Las Vegas, e lo scorso aprile ha chiuso la serata del venerdì sul palco principale del Coachella, in California, uno dei festival più famosi al mondo. Ha tenuto il più grande concerto di musica elettronica mai organizzato in Cina e ha passato le ultime due estati a suonare come dj resident all’UNVRS, un enorme locale di recente apertura a Ibiza.
Milleri è nato a New York ma è cresciuto prima nel centro Italia e poi a Milano, dove ha studiato produzione musicale. È figlio di Francesco Milleri, storico collaboratore di Leonardo Del Vecchio e attuale CEO di Luxottica, ed è stato sposato con la supermodella Vittoria Ceretti. Si trasferì poi a Berlino con il collaboratore di lunga data Carmine Conte: insieme a lui formava i Tale of Us, che sono a lungo stati uno dei progetti più noti di melodic techno, un sottogenere della techno più melodico e accessibile. Nel 2024 la rivista australiana Beat scrisse che i Tale of Us avevano costruito un ponte tra la techno e un pubblico più ampio, e che Anyma aveva poi «allargato quel ponte fino a trasformarlo in un’autostrada a quattro corsie», portando la melodic techno «dritta nell’arena dell’EDM».
Come quella di altri famosi dj di EDM, come Calvin Harris, Martin Garrix o Tiësto, anche la musica di Anyma è caratterizzata da melodie orecchiabili usate per costruire una tensione crescente che, puntualmente, esplode nel drop, il momento in cui la musica sembra fermarsi e si risolve invece in un momento di grande intensità e bassi spiegati, sempre catartico e liberatorio, che riprende di solito la melodia iniziale. Anyma in particolare lavora molto sulla costruzione di atmosfere epiche, quasi cinematografiche, e rispetto ad altri produttori EDM fa anche un ampio uso delle voci, che spesso si alternano ai tipici riff incalzanti dei sintetizzatori.
Anyma nacque come progetto solista nel 2021, durante la pandemia. Milleri ha raccontato alla rivista DJ Mag che all’epoca non era nemmeno sicuro «che il lavoro da dj sarebbe tornato» dopo la pandemia, e che per questo cominciò a pensare a un progetto in cui la musica fosse accompagnata da animazioni in 3D. Era una scelta che rispondeva a un problema del momento, cioè al fatto che per mesi i concerti erano esistiti solo online, ma che si è rivelata azzeccata anche negli anni successivi: oggi le immagini degli spettacoli di Anyma rappresentano probabilmente un’attrattiva molto superiore alla musica che le accompagna.
I visual dei suoi show raccontano una storia divisa in episodi. La trilogia di album Genesys, uscita tra il 2023 e il 2025, seguiva per esempio una narrazione che Milleri ha descritto come un racconto sulla «simbiosi tra esseri umani, macchine e natura», ispirata ad anime come Evangelion e Ghost in the Shell. Quest’anno ha invece inaugurato un nuovo ciclo di concerti, ÆDEN, in cui i robot si mescolano a statue e templi greco-romani.
Dato che i visual sono sempre allineati alla perfezione con i brani, molti hanno accusato Milleri di preparare i set in anticipo e di non fare granché una volta che è sul palco, se non saltare e ballare per incitare la folla. In realtà, le animazioni sono realizzate da un gruppo di artisti guidato da Alessio De Vecchi e vengono generate in tempo reale con Unreal Engine, un programma usato per produrre videogiochi: sono cioè calcolate da un computer durante il concerto, e questo permette di sincronizzarle con la musica in diretta mentre Milleri suona con un CDJ, le console digitali usate da quasi tutti i dj per mixare.
In un’intervista a Billboard Italia ha spiegato che ogni brano «è abbinato a un elemento visivo specifico, che va dalle immagini ai fuochi d’artificio», e che lui cambia di volta in volta l’ordine dei pezzi a seconda di come reagisce il pubblico. «Se vedo che la gente ha voglia di ballare, potrei inserire due o quattro brani ad alta energia», ha raccontato.
Il suo spettacolo più grande finora è stato quello alla Sphere, la grande arena a forma di sfera inaugurata a Las Vegas nel 2023, ricoperta all’interno da uno schermo LED ad altissima risoluzione che avvolge gli spettatori. Prima di Milleri ci avevano suonato solo gruppi rock come gli U2 e gli Eagles: le prime sei date della sua “residenza” andarono esaurite in meno di 24 ore, e secondo il New York Times i concerti di Capodanno incassarono 21 milioni di dollari.
– Leggi anche: Il business delle “residency” musicali
In tutto le sue date alla Sphere furono 12, tra dicembre del 2024 e marzo del 2025, per circa 200mila spettatori. A DJ Mag Milleri ha detto di aver lavorato allo spettacolo con una squadra di più di cento persone e di aver passato «sei mesi di panico» a prepararlo. Ha anche detto di essere stato «in rosso in banca per anni», perché ha reinvestito tutto nella produzione dei concerti.
Anche se una parte del suo pubblico è quello tipico dei concerti di EDM, interessato a ballare e a fare un’esperienza collettiva e immersiva, eventualmente assumendo anche sostanze psicoattive, la critica più diffusa ai suoi spettacoli è che la gente passi la maggior parte del tempo impalata a filmare lo schermo, rimanendo ferma. Sotto un video virale dello spettacolo alla Sphere, il commento più apprezzato, con 38mila like, diceva: «Possiamo ammettere che la loro musica non è un granché e che la gente ci va per i visual? È piuttosto evidente, visto che nessuno balla».
Milleri ha detto però che l’idea che ai suoi concerti si filmi più che altrove è «un grande mito»: «alle mie serate c’è tantissima energia, e chi viene lo sa», ha detto a DJ Mag. «La gente filma qualsiasi cosa vada di moda, succede ovunque. Succede ai concerti, succede allo skate park. In un mondo ideale si filmerebbe meno, su questo sono d’accordo. Ma non sarò quello che dice “mettete giù il telefono”».
L’idea che i live di musica elettronica possano essere anche spettacoli visivi non è ovviamente una novità, e peraltro è molto presente non solo nella EDM commerciale ma anche nell’elettronica sperimentale, da Oneohtrix Point Never ad Aphex Twin. Il concetto stesso di concerto di musica dance nacque da un’intuizione dei Daft Punk, che al Coachella del 2006 allestirono uno spettacolo di luci e scenografie che fino ad allora era associato alla musica rock.
Il sito specializzato Beatportal ha paragonato i concerti di Anyma proprio a quella esibizione, dicendo che alla Sphere aveva «fatto la storia, che vi piaccia o no». Dopo aver visto uno di quei concerti, il dj statunitense Subtronics scrisse su Threads che andava «talmente oltre qualsiasi cosa abbia mai visto in vita mia» da essere «un modo completamente nuovo di vivere l’arte».
Da questo punto di vista, Anyma ha contribuito ad alzare drasticamente l’asticella di quanto debba essere elaborato, grandioso e costoso l’allestimento di un concerto del genere, spostando per molti versi l’attenzione del pubblico dalla musica allo spettacolo. Lo stesso Milleri ha detto: «Ora quando guardo i festival e gli spettacoli degli altri artisti penso: “Wow!”. Sono davvero migliorati. Per tutti è un’esperienza migliore. Quindi forse ho fatto qualcosa di giusto».



