È morto Sandro Mazzola
È stato uno dei calciatori italiani più forti di sempre e tra i più rappresentativi della storia dell'Inter, dove giocò per tutta la carriera
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È morto a 83 anni Sandro Mazzola, che è stato uno dei calciatori italiani più forti di sempre, centrocampista e attaccante che giocò per tutta la carriera all’Inter, poi dirigente sportivo (all’Inter, al Genoa e al Torino) e commentatore in tv. Tra gli anni Sessanta e Settanta con l’Inter vinse quattro Scudetti, due Coppe dei Campioni e due Coppe Intercontinentali; con la Nazionale italiana vinse gli Europei del 1968 e arrivò in finale ai Mondiali nel 1970, perdendo in una storica partita contro il Brasile. La notizia è stata data dall’Inter in un lungo comunicato. Era malato da tempo.
Sandro Mazzola era figlio di Valentino, a sua volta calciatore famosissimo, uno dei più forti di tutti i tempi nel suo ruolo (più o meno lo stesso del figlio, centrocampista offensivo di grande talento e con enorme influenza sul gioco della squadra). Soprattutto, Valentino Mazzola fu capitano e giocatore simbolo del cosiddetto “Grande Torino”, la squadra degli anni Quaranta considerata una delle più forti e influenti della storia del calcio, i cui giocatori (compreso Mazzola) morirono nel 1949 nello schianto di un aereo sulla collina di Superga, che sovrasta Torino.
Non era quindi per niente scontato che Sandro Mazzola riuscisse anche solo a emanciparsi dal ricordo del padre, e a non essere visto semplicemente come “il figlio di Valentino”. Però fece molto di più, diventando a sua volta il giocatore più rappresentativo di una delle squadre più forti e vincenti della storia del calcio italiano, e il più decisivo nel periodo che venne ricordato come quello della “Grande Inter”, tra il 1964 e il 1967: fu proprio in quegli anni che l’Inter vinse le due Coppe dei Campioni e le due Intercontinentali, insieme a due Scudetti, e Mazzola fu capocannoniere della Coppa dei Campioni del 1964 con 7 gol e del campionato del 1965 con 17 gol, quando aveva tra i 21 e i 22 anni.
Tra le cose per cui Mazzola è più ricordato c’è la rivalità con Gianni Rivera, che negli stessi anni era il giocatore più rappresentativo del Milan, la rivale cittadina dell’Inter, e giocava più o meno nello stesso ruolo (Mazzola cambiò più volte posizione in carriera). Era una rivalità più che altro per i media e i tifosi, perché loro due andarono sempre molto d’accordo, sia durante la carriera da calciatori che dopo.
Venne enfatizzata soprattutto durante i Mondiali del 1970, quando l’allenatore della Nazionale Ferruccio Valcareggi prese a schierarli alternativamente, o Mazzola o Rivera, e quello che cominciava da titolare quasi sempre usciva dal campo per essere sostituito dall’altro a un certo punto della partita. Spesso a subentrare era Rivera, che per le sue caratteristiche era più adatto a cambiare l’andamento delle partite.

Sandro Mazzola e Gianni Rivera durante un Milan-Inter del 1972 (Foto Aic/Image Sport/Getty Images)
Nelle infinite discussioni su chi sia stato più forte tra Rivera e Mazzola si cita spesso il fatto che prima di quel Mondiale, nel 1969, Rivera aveva vinto il pallone d’oro, il più importante riconoscimento individuale del calcio. Mazzola non lo vinse mai, ma venne candidato molte volte a vincerlo e nel 1971 arrivò secondo, dietro al nederlandese Johan Cruijff.
Come Rivera, Mazzola era un giocatore tecnico, molto abile nel dribbling: divennero celebri le sue serpentine, cioè le corse sguscianti tra più avversari, che spesso riusciva a superare uno dopo l’altro. Era probabilmente meno estroso di Rivera, che era un trequartista puro, più capace di giocate imprevedibili e più abile negli assist per i compagni. Ma rispetto a Rivera era più versatile: cominciò la carriera da centrocampista arretrato, poi lo storico allenatore dell’Inter Helenio Herrera lo spostò in attacco, e lui si dimostrò in grado anche di segnare molti gol. Nella seconda parte della carriera fu di nuovo arretrato a centrocampo, ma rimase sempre un giocatore con una certa propensione offensiva.
La carriera di Mazzola è piena di eventi memorabili, a partire dal suo esordio, che avvenne in una partita storica e controversa contro la Juventus: era il 10 giugno 1961 e lui aveva 18 anni. Quella partita non avrebbe dovuto giocarla, perché all’epoca Mazzola era ancora un giocatore della primavera (la squadra giovanile) e non aveva mai esordito in prima squadra.
Per capire come fu possibile bisogna fare un piccolo salto indietro, al 16 aprile dello stesso anno. Quel giorno c’era Juventus-Inter, ma la partita fu interrotta dopo mezz’ora per un’invasione di campo pacifica. La vittoria fu assegnata all’Inter a tavolino (0-2), ma la Juventus fece ricorso e le venne data ragione solo il 3 giugno, con l’ordine di ripetere la partita il successivo 10 giugno. Fino a quel momento le due squadre erano prime in classifica a pari punti, ma la vittoria tolta all’Inter fece andare la Juventus in vantaggio di 2 punti (all’epoca la vittoria valeva così), che nell’ultima giornata pareggiò col Bari in casa e si assicurò la vittoria dello Scudetto.
La ripetizione di Juventus-Inter si giocò quindi a campionato già deciso, e per protesta l’Inter schierò la squadra primavera: finì 9-1 per la Juventus, ma quell’unico gol dell’Inter fu importante, perché lo segnò su rigore proprio Sandro Mazzola, che all’epoca era conosciuto più che altro perché era il figlio di Valentino.
Tra i molti altri gol storici di Mazzola ci fu la doppietta in finale di Coppa dei Campioni nel 1964, in una partita vinta per 3-1 dall’Inter contro il Real Madrid, ma anche il gol nella finale di Coppa dei Campioni del 1967 persa 2-1 contro il Celtic. Uno dei gol più ricordati è il più veloce della storia del derby contro il Milan, segnato nel 1963 dopo appena 13 secondi (la partita finì poi 1-1).
























