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  • Sabato 19 settembre 2026

Da dove arrivano gli Houthi, e come cominciò la guerra civile in Yemen

Un ripasso, ora che se ne riparla per le conquiste del gruppo intorno allo stretto di Bab el Mandeb e per gli attacchi all'Arabia Saudita

Civili Houthi seguono un convoglio di prigionieri liberati dopo la conquista di Mocha, il 12 settembre 2026 (AP Photo/STR)
Civili Houthi seguono un convoglio di prigionieri liberati dopo la conquista di Mocha, il 12 settembre 2026 (AP Photo/STR)
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Nelle ultime settimane è ricominciata l’offensiva degli Houthi in Yemen: hanno conquistato importanti parti di territorio, soprattutto sulla costa del mar Rosso, hanno aumentato il loro controllo sulla via navale che passa dallo stretto di Bab El Mandeb, e hanno lanciato attacchi con missili e droni anche verso il territorio dell’Arabia Saudita.

Sono sviluppi di una guerra civile cominciata nel 2014 e formalmente chiusa nel 2022 con un cessate il fuoco. Iniziò come un conflitto interno, causato dalla marginalizzazione della minoranza che gli Houthi rappresentano, ma presto diventò una crisi internazionale: gli Houthi sono stati sostenuti dall’Iran e attaccati dall’Arabia Saudita e, almeno per una fase, dagli Emirati Arabi Uniti. La guerra provocò oltre 300mila morti e una devastante crisi umanitaria, a lungo descritta dalle Nazioni Unite come la più grave al mondo.

Militari Houthi durante una campagna di mobilitazione a Sana’a, il 10 settembre 2026 (AP Photo)

Gli Houthi sono il principale clan/famiglia dello zaydismo yemenita, una corrente dell’Islam sciita che esiste solo in Yemen e rappresenta circa il 35 per cento della popolazione, concentrata soprattutto nelle regioni del nord. Il restante 65 per cento della popolazione dello Yemen è invece sunnita: sunnismo e sciismo sono i due principali rami dottrinali dell’Islam, il secondo è maggioritario solo in Iran, Iraq e Bahrein. Gli Houthi nacquero come gruppo negli anni Novanta, in modo indipendente dall’Iran. Il loro nome ufficiale è Ansar Allah, che significa “difensori di Dio”. “Houthi” è invece un riferimento alle loro origini sociali: la famiglia Houthi fu centrale nella fondazione del gruppo, ne ha sempre espresso i leader ed è ancora la più rilevante al suo interno.

Gli zayditi dominarono il territorio dello Yemen per secoli, fino a che, nel 1962, il loro governo fu rovesciato e fu istituita una repubblica araba guidata dai sunniti. Nei decenni successivi, e soprattutto a partire dall’unificazione del 1990 dello Yemen – prima diviso in Nord e Sud – gli zayditi hanno lamentato una crescente emarginazione culturale e politica, favorita dall’espansione del sunnismo wahabita, una forma ultraconservatrice dell’Islam promossa dalla vicina Arabia Saudita. Le regioni degli Houthi sono diventate le più povere del paese, e il gruppo si è armato: la prima insurrezione, nel 2004, è stata repressa con la forza. È in quel periodo che gli Houthi iniziarono ad avere contatti con l’Iran, che però ha fornito un aiuto limitato almeno fino al 2010. Gli Houthi tentarono insurrezioni in varie occasioni, fallendo.

Nel 2011 lo Yemen fu coinvolto nella cosiddetta “primavera araba”, una serie di grosse rivolte contro regimi autoritari in carica da decenni in diversi paesi del Nord Africa e del Medio Oriente. Il presidente Abdullah Saleh, che governava dal 1990, fu costretto a dimettersi e gli Houthi approfittarono del vuoto di potere per conquistare la provincia settentrionale di Saada.

Il conflitto armato su larga scala iniziò nel 2014 quando gli Houthi, concentrati soprattutto nel nord del paese, cominciarono a conquistare territori verso sud fino ad arrivare alla capitale Sana’a, dove costrinsero il presidente Abd Rabbuh Mansur Hadi a fuggire prima nella città meridionale di Aden e poi in Arabia Saudita. Quell’avanzata convinse nel 2015 l’Arabia Saudita a creare una coalizione per sostenere il governo yemenita contro gli Houthi: il timore della monarchia saudita (sunnita) era di ritrovarsi alla frontiera meridionale un gruppo sciita alleato con l’Iran, suo storico nemico.

Soldati yemeniti nei dintorni di Sana’a nel 2018 (AP Photo/Jon Gambrell)

Alla coalizione parteciparono fino al 2019 anche gli Emirati Arabi Uniti, che poi si disimpegnarono progressivamente. Furono compiuti massicci bombardamenti sui territori dello Yemen occupati dagli Houthi, che a loro volta venivano armati dall’Iran, in quella che è stata definita una guerra per procura in cui l’Iran e l’Arabia Saudita, storici rivali in Medio Oriente, usarono i rispettivi alleati yemeniti (rispettivamente gli Houthi e il governo) per regolare i propri conti nella regione. Rispetto ad altre milizie del cosiddetto “asse della resistenza” iraniano, come Hamas o Hezbollah, gli Houthi hanno però sempre mantenuto una maggiore autonomia.

Il grosso dei combattimenti avvenne fra il 2015 e il 2018, poi si entrò in una fase di stallo in cui bombardamenti e attacchi restavano frequenti. Non ci sono dati certi sul numero delle persone uccise: una stima delle Nazioni Unite parla di 377mila morti a causa della guerra alla fine del 2021. La crisi umanitaria fu inoltre complicata da una gravissima epidemia di colera. Oggi gli sfollati interni hanno superato i 5 milioni, e più di 20 milioni di yemeniti (su una popolazione totale stimata intorno ai 40 milioni) continuano a dipendere dagli aiuti umanitari.

Sfollati yemeniti nella provincia di Taiz, il 15 settembre 2026 (AP Photo/Marzouq Al Jabri)

Nel 2022 la guida del governo yemenita passò dal presidente Hadi al Consiglio di comando presidenziale (PLC), organismo composto da otto membri sostenuti da Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, ma diviso al suo interno: fino al gennaio del 2026 era rappresentato anche un gruppo di separatisti del sud, che puntava alla creazione di due stati. Nel 2022 il governo yemenita e gli Houthi concordarono un cessate il fuoco, inizialmente di sei mesi, a cui seguirono colloqui di pace che coinvolsero anche l’Arabia Saudita.

Sana’a dopo un bombardamento statunitense il 20 marzo 2025 (AP Photo)

Dopo l’inizio della guerra nella Striscia di Gaza, a ottobre del 2023, gli Houthi iniziarono a colpire le navi commerciali in transito nello stretto di Bab el Mandeb, nel sud dello Yemen, come forma di sostegno ad Hamas e alla causa palestinese. Gli attacchi condizionarono il traffico marittimo e colpirono anche navi statunitensi: da gennaio del 2024 Regno Unito e Stati Uniti bombardarono obiettivi legati agli Houthi, fino a un accordo mediato dall’Oman nel 2025.

Per gli Houthi gli attacchi nel mar Rosso, presentati come un atto di ritorsione contro Israele, furono di fatto un modo per ottenere legittimità nella regione, accreditandosi come forti avversari di Israele. Oggi il controllo dello stretto di Bab el Mandeb fornisce al gruppo un’importante arma negoziale, sia nei confronti dell’Arabia Saudita che dell’Occidente, perché un blocco dello stretto può condizionare fortemente il prezzo del petrolio.

La nuova offensiva degli Houthi è cominciata a giugno, ma si è intensificata nelle ultime settimane, portando a conquiste territoriali importanti come il porto di Mocha e l’isola di Perim, in mezzo allo stretto.