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  • Venerdì 18 settembre 2026

Le elezioni parlamentari in Russia, alla maniera di Putin

Cominciano oggi e durano per tre giorni: il regime ha fatto ancora più del solito per eliminare tutta la concorrenza

Un cartellone con un candidato del partito Russia Unita a San Pietroburgo, il 15 settembre 2026 (AP Photo/Dmitri Lovetsky)
Un cartellone con un candidato del partito Russia Unita a San Pietroburgo, il 15 settembre 2026 (AP Photo/Dmitri Lovetsky)
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Gli elettori russi avranno tre giorni, da oggi a domenica, per votare per il rinnovo della Duma, il parlamento russo. Non avranno grandi scelte: sulle schede troveranno soltanto candidati approvati dal regime e partiti che rappresentano un’opposizione solo di facciata a quello del presidente Vladimir Putin, Russia Unita. Da tempo in Russia le elezioni non sono democratiche, i reali oppositori del regime vengono incarcerati, costretti a fuggire all’estero o comunque esclusi dalle liste dei candidati.

In queste elezioni, le prime per il rinnovo dei 450 seggi del parlamento dopo l’invasione su larga scala dell’Ucraina, è stato escluso anche l’unico partito contrario alla guerra.

Il malcontento verso la guerra in Russia è crescente e secondo i pochi sondaggi disponibili il sostegno al partito di governo è ai livelli più bassi di sempre. Però non ci si attendono sorprese: Russia Unita vincerà comunque agilmente queste elezioni, che secondo la propaganda di Putin dovranno sancire il sostegno e l’unità del paese in un momento che anche il regime inizia a riconoscere come difficile.

I droni ucraini colpiscono anche la capitale Mosca e gli attacchi alle strutture energetiche causano code ai distributori, prezzi in salita e carenza di alcune merci o di carburanti. Dopo averli a lungo negati, ora il governo russo presenta questi problemi come “sacrifici necessari” e cercherà di sfruttare queste elezioni pilotate per dimostrare che la popolazione è pronta a sostenerli.

Vladimir Putin in una cerimonia militare vicino al Cremlino, a Mosca (AP Photo/Alexander Zemlianichenko)

Si voterà anche in Crimea, annessa nel 2014, e nelle province ucraine del Donetsk, di Luhansk, Zaporizhzhia e Kherson, occupate militarmente e annesse nel 2022. I parlamentari della Duma restano in carica cinque anni, e nel parlamento uscente Russia Unita aveva 321 seggi su 450. Il resto era occupato da rappresentanti dell’opposizione “di sistema”, partiti sulla carta anche molto differenti, come i comunisti, i nazionalisti o i liberali, che però sulle questioni considerate importanti votano sempre in linea con le decisioni del governo. Nella passata legislatura ogni partito rappresentato in parlamento ha votato a favore di tutte e 170 le leggi approvate per sostenere la guerra in Ucraina.

All’inizio della campagna elettorale esisteva un solo partito che dichiarava la sua contrarietà a proseguire la guerra, Yabloko, il più antico partito liberale e filo-occidentale del paese. Nonostante in passato fosse stato criticato dall’opposizione all’estero per una linea troppo morbida, Yabloko aveva attirato le attenzioni della popolazione scontenta della guerra e poteva prendere molti più voti del solito: nelle passate elezioni si era fermato all’1-1,5 per cento. È stato quindi escluso dopo soli cinque giorni di campagna elettorale con motivi pretestuosi, legati a una presunta violazione del copyright.

In Russia 225 parlamentari sono eletti con un sistema proporzionale, altrettanti in seggi uninominali: alcuni dei candidati di Yabloko sono rimasti in corsa come indipendenti nei seggi uninominali. Ma quelli che avevano più possibilità di essere eletti, una ventina, sono stati esclusi dal comitato elettorale: qualcuno perché in un vecchio post sui social aveva nominato Alexei Navalny, dissidente ucciso in una prigione russa e considerato dal regime un “estremista e terrorista”; altri perché avevano condiviso link di Facebook o Instagram, vietati in Russia; altri ancora con vari pretesti, legati a questioni burocratiche.

Una manifestazione del Partito Comunista guidato da Gennady Zyuganov, il 22 aprile 2026 (AP Photo/Pavel Bednyakov)

Circa il 70 per cento dei parlamentari uscenti è candidato a una rielezione. I nuovi candidati, soprattutto nel partito Russia Unita, sono perlopiù veterani della guerra in Ucraina: ce ne sono 200, e si stima che ne sarà eletta una cinquantina. Uno dei più in vista è il 29enne Vladislav Golovin, che ha partecipato all’assedio di Mariupol, è stato ferito e ha subito l’amputazione parziale di una gamba. Putin lo ha nominato “Eroe di Russia”, l’onorificenza militare più alta, lui ha poi partecipato al programma governativo “Tempo di Eroi”, che prepara gli ex militari a una carriera amministrativa.

Vladimir Putin con Vladislav Golovin a Mosca, il 5 settembre 2026 (Gavriil Grigorov/Sputnik, Kremlin Pool Photo via AP)

La campagna elettorale è stata poco partecipata: i candidati di Russia Unita hanno poco interesse a presenziare a comizi e dibattiti televisivi, dove rischierebbero solo di dire la cosa sbagliata (per il regime), mettendosi nei pasticci. Le opposizioni reali sono assenti, e la partecipazione politica in generale in netto calo, sia per le limitazioni imposte dal governo che per una certa disillusione. Negli ultimi dieci anni il numero dei partiti registrati in Russia, paese immenso da 146 milioni di abitanti, è sceso da 75 a 17 e la repressione ha reso sempre più problematico candidarsi, anche solo con posizioni velatamente critiche.

Anche Putin ha limitato gli appelli al voto, perché è certo che a garantire la vittoria sarà la cosiddetta “mobilitazione amministrativa”, cioè i dipendenti pubblici: impiegati e funzionari che andranno a votare per Russia Unita per fedeltà e convenienza.

Le opposizioni escluse dal voto hanno dato indicazioni diverse su queste elezioni: Yabloko suggerisce di votare per i suoi candidati ancora presenti e annullare la scheda dove non ce ne siano. Gli oppositori all’estero Maxim Katz e Yulia Navalnaya, vedova di Navalny e presidente della Fondazione anti-corruzione (FBK) da lui creata, suggeriscono di votare qualsiasi partito che non sia Russia Unita. I dissidenti Ilya Yashin e Maxim Reznik hanno invitato gli elettori ad andare a votare a mezzogiorno, facendo diventare le giornate elettorali l’occasione per una manifestazione silenziosa. Altri invitano all’astensione o ad annullare la scheda.

I partecipanti al Congresso di Russia Unita cantano l’inno nazionale, il 22 agosto 2026 (Ekaterina Shtukina/Sputnik Pool Photo via AP)

In Russia c’è inoltre un certo timore per cosa succederà dopo le elezioni: ci sono ricorrenti voci di una nuova grande mobilitazione militare, ma anche timori di restrizioni dell’accesso a internet o di misure economiche radicali: a luglio i russi hanno ritirato dai loro conti bancari più soldi che nei sei anni precedenti. Putin e il governo hanno più volte smentito la possibilità di una nuova mobilitazione militare, ma potrebbe essere sufficiente rendere più stringenti i termini di quella precedente del settembre 2022, ancora di fatto aperta, per obbligare centinaia di migliaia di giovani russi ad andare in guerra.