Il Giappone ha portato i tassi di interesse al livello più alto dal 1995
Dopo decenni in cui erano stati vicini allo zero: c'entrano l'inflazione e la pressione degli Stati Uniti per tenere alto il valore dello yen
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La banca centrale del Giappone ha aumentato i tassi di interesse dall’attuale 1 per cento all’1,25 per cento: è il livello più alto dal 1995. Questo record potrebbe apparire esiguo, visto che in Europa e negli Stati Uniti i tassi di interesse sono ben più alti (in Europa tra il 2,5 e il 2,9 per cento; negli Stati Uniti tra il 3,75 e il 4 per cento), ma per molti anni il Giappone ha avuto tassi d’interesse vicini allo zero o addirittura negativi.
L’aumento serve a contrastare l’inflazione in aumento, un fenomeno nuovo per il paese, che per anni ha avuto lunghi periodi di stagnazione e deflazione: quest’ultima è il contrario dell’inflazione, ossia una riduzione dei prezzi, ed è una condizione preoccupante perché spinge a rimandare i consumi, generando un rallentamento nell’economia.
Negli ultimi mesi in Giappone l’inflazione è aumentata soprattutto per via della guerra in Medio Oriente, che ha fatto aumentare i prezzi dell’energia. A mettere pressione affinché la banca centrale giapponese decidesse un aumento dei tassi di interesse era stato anche il segretario al Tesoro statunitense Scott Bessent. Il governo statunitense vuole infatti che il Giappone adotti delle misure per apprezzare lo yen, come appunto aumentare i tassi di interesse, sostenendo che uno yen debole costituisca una concorrenza sleale per le esportazioni americane.
Di recente gli Stati Uniti e il Giappone hanno fatto una grossa operazione per aumentare il valore dello yen. Gli Stati Uniti sono interessati al fatto che lo yen non perda valore anche perché il Giappone è il principale detentore straniero di titoli di Stato degli Stati Uniti. Se lo yen perdesse valore, potrebbe essere costretto a venderli in grande quantità per proteggere il valore della propria valuta, mettendo in difficoltà gli Stati Uniti.
La prima ministra giapponese Sanae Takaichi ha una posizione opposta a quella della banca centrale giapponese e del governo statunitense: da tempo infatti cerca di convincere la banca centrale, che però è indipendente, a mantenere i tassi di interesse bassi, convinta che sia necessario per stimolare la crescita economica.
Negli ultimi due mesi il livello di inflazione in Giappone è stato poco inferiore al 2 per cento, un livello che normalmente è considerato ottimale. Il problema è però che questa inflazione non è legata a una crescita dell’economia interna giapponese, che quindi potrebbe portare anche a un aumento dei salari, ma è principalmente importata dall’estero.



