L’uomo più ricco dell’Africa vorrebbe che tutti comprassero una quota della sua raffineria

In Nigeria è in corso quella che potrebbe risultare la più grande quotazione sui mercati africani, ma ci sono vari ostacoli

Un impianto petrolifero della raffineria di Dangote a Lekki in Nigeria (AP Photo/Sunday Alamba)
Un impianto petrolifero della raffineria di Dangote a Lekki in Nigeria (AP Photo/Sunday Alamba)
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Da lunedì gli investitori possono acquistare le azioni della più grande raffineria di petrolio africana e una delle dieci più grandi al mondo: la Dangote Petroleum Refinery a Lekki, a est di Lagos, la città principale della Nigeria. Per farlo devono aderire entro il 13 ottobre all’offerta pubblica iniziale (spesso nota con l’acronimo inglese IPO, Initial Public Offering) lanciata dal proprietario della raffineria, il miliardario Aliko Dangote. È la persona più ricca del continente africano e una delle cento più ricche al mondo: grazie a questa quotazione potrebbe quasi raddoppiare il suo patrimonio.

Dangote ha parlato di una «IPO popolare» perché per diventare azionista basta comprare 10 quote a un prezzo di 525 naira l’una, circa 0,34 euro: vuol dire che è necessario l’equivalente di meno di 4 euro per partecipare alla proprietà della raffineria, una cifra bassa ma non irrisoria in Nigeria, dove il salario minimo è di poco superiore ai 45 euro al mese. La piattaforma di trading Bamboo ha detto al Financial Times di aspettarsi un milione di nuove iscrizioni da parte di persone interessate a partecipare all’offerta, e l’obiettivo della società di Dangote è di raggiungere 10 milioni di persone in totale, soprattutto nigeriane.

Sarebbe comunque una piccola parte degli oltre 120 milioni di adulti nigeriani, molti dei quali non hanno gli strumenti per aderire all’offerta, né i soldi per farlo. Secondo la Banca Mondiale più di un terzo non ha un conto in banca né l’accesso a pagamenti elettronici.

La società metterà in vendita nuove azioni per poco più del 3 per cento del totale. Se saranno vendute tutte, ricaverà circa 2.150 miliardi di naira (1,4 miliardi di euro), che secondo l’azienda serviranno ad ampliare la raffineria. Il prezzo fissato valuta la società oltre 65mila miliardi di naira, circa 42,5 miliardi di euro: sarebbe la più grande quotazione di una società su una borsa africana. Quando a novembre le azioni cominceranno a essere scambiate (per ora si può solo aderire all’offerta al prezzo stabilito dalla società), è previsto che la capitalizzazione della borsa nigeriana, cioè il valore complessivo delle società quotate, aumenti di oltre il 40 per cento.

L’offerta riguarda comunque una piccola parte della società, e Dangote ne manterrà più dell’80 per cento. La quotazione darà un valore di mercato alla sua quota e secondo le stime la sua ricchezza, finora calcolata in circa 30 miliardi di euro, potrebbe aumentare di quasi 20 miliardi. Dangote ha influenza anche sulla politica della Nigeria: da anni finanzia le campagne dei presidenti nigeriani, che nel tempo lo hanno aiutato nei settori in cui fa affari (produzione di zucchero, cemento e carburanti), soprattutto attraverso politiche che hanno ostacolato le importazioni e quindi ridotto la concorrenza, creando dei quasi monopoli.

Secondo alcuni analisti la valutazione della società è eccessiva, e l’entusiasmo che l’operazione ha generato soprattutto tra i giovani nigeriani potrebbe far passare in secondo piano i rischi dell’investimento.

Dangote tiene un discorso durante la cerimonia che si è svolta nella sede della borsa nigeriana per l’offerta pubblica iniziale della sua raffineria il 14 settembre 2026 (AP Photo/Sunday Alamba)

Solo in parte questa alta valutazione è giustificata dai risultati della società, che nei primi sei mesi del 2026 ha avuto un utile netto di circa 1,6 miliardi di euro, dopo aver perso circa 410 milioni in tutto il 2025. Le società quotate che lavorano quantità di petrolio simili valgono molto meno: la statunitense HF Sinclair, che nelle sue raffinerie lavora circa 678mila barili al giorno, vale in borsa circa 16,5 miliardi di euro, la turca Tüpraş poco più di 10 miliardi.

A luglio la società aveva già venduto privatamente il 6 per cento delle azioni a investitori istituzionali, cioè organizzazioni come fondi, compagnie assicurative e banche. In quel caso la valutazione era stata di circa 34,7 miliardi di euro, il 18 per cento in meno di quella dell’offerta pubblica. L’amministratore delegato della società, David Bird, ha spiegato la differenza con le condizioni accettate da quegli investitori, tra cui l’impegno a non rivendere le azioni per un certo periodo, e in generale ha difeso la valutazione più alta.

Un’autocisterna per il trasporto di carburante della raffineria di Dangote (AP Photo/Sunday Alamba)

I buoni risultati dell’azienda nei primi sei mesi del 2026 dipendono in gran parte dalla situazione internazionale di questi mesi, nei quali il prezzo del petrolio è aumentato parecchio a causa della guerra in Medio Oriente. Secondo i dati della società di analisi Kpler, nel secondo trimestre del 2026 l’Europa ha importato dalla raffineria di Lekki circa 80mila barili al giorno di carburante per aerei. La raffineria è diventata così il principale fornitore di questo carburante per l’Europa: solo gli Stati Uniti ne hanno venduto all’Europa più della Nigeria.

La società di Dangote ha potuto vendere il carburante anche con margini di guadagno maggiori rispetto al solito. Il prezzo globale del petrolio raffinato è salito più del prezzo del petrolio greggio, perché l’offerta è diminuita anche a causa della limitazione alle esportazioni imposta dalla Cina e del bombardamento delle raffinerie russe da parte dell’Ucraina.

Tra l’altro la raffineria, entrata in funzione nel 2024, era stata progettata proprio per risolvere una situazione paradossale: la Nigeria importava quasi tutto il petrolio raffinato che consumava, pur essendo uno dei principali esportatori di greggio al mondo. In parte ci è riuscita, dato che secondo Kpler quest’anno le importazioni nigeriane di benzina sono scese a circa 83mila barili al giorno, dai 400mila del 2024.