Il governo ha prorogato nuovamente lo sconto delle accise sul gasolio, ma lo ha ridotto
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Mercoledì pomeriggio con un decreto il governo ha prorogato nuovamente lo sconto sulle accise del gasolio, le imposte di importo fisso pagate su ogni litro di carburante. Lo sconto previsto dalla proroga diminuirà nel tempo: sarà di 12 centesimi dal 18 al 25 settembre, e poi diminuirà a 6 centesimi dal 25 settembre al 5 ottobre. In entrambi i casi è un importo minore di quello che viene scontato attualmente, pari a 17 centesimi, che scadrà il 17 settembre.
In seguito il prezzo sarà abbassato con il meccanismo delle accise mobili: significa che il governo si impegna a utilizzare il maggior gettito ottenuto dalla vendita in un certo periodo per abbassare le accise nel periodo successivo. Le accise saranno “mobili” perché la riduzione non sarà una cifra fissa, ma dipenderà dalle entrate legate all’IVA sui carburanti.
Contemporaneamente il governo ha annunciato anche la sospensione del bollo per le auto e le moto per il 2027: è una nuova misura legata al piano per contrastare il rincaro dei carburanti.
Per lo sconto sulle accise il governo ha speso dall’inizio della guerra in Medio Oriente quasi due miliardi e mezzo di euro. È una spesa enorme per lo Stato, e comporta anche un problema di equità: la riduzione delle accise si applica a tutti, in modo uguale, e non solo a chi ne ha più bisogno, quindi chi ha i redditi più bassi o ha maggiore necessità di usare l’auto. È inoltre una decisione che spinge ad aumentare i consumi – visto che una parte del costo è pagato dallo Stato e non dai consumatori – facendo aumentare la domanda, e quindi il prezzo finale. Dato che l’attuale situazione è caratterizzata da una riduzione dell’offerta, sarebbe più efficace limitare i consumi.
Nonostante questi problemi il governo ha deciso di rinnovare lo sconto, temendo che il mancato rinnovo sarebbe stato una decisione impopolare: in questi giorni infatti il prezzo del gasolio ha raggiunto il livello più alto da quando si registrano le serie storiche, dal 2005, e ha superato anche i massimi toccati nelle prime settimane di guerra in Ucraina.


