Alle elezioni in Svezia il centrosinistra è in leggerissimo vantaggio
Secondo i risultati parziali otterrebbe tre seggi in più del centrodestra del primo ministro uscente, ma è ancora presto
- Condividi
- X
- Regala il Post

Con il 95 per cento dei voti scrutinati il centrosinistra è in lievissimo vantaggio sulla coalizione di centrodestra alle elezioni parlamentari di domenica in Svezia, in cui si votava per rinnovare i 349 seggi del parlamento (Riksdag), che poi elegge il capo del governo. Se i dati definitivi confermassero questo risultato, il centrosinistra avrebbe solo uno o comunque pochissimi seggi in più in parlamento rispetto alla coalizione di centrodestra del primo ministro uscente Ulf Kristersson, dei Moderati svedesi.
In base ai risultati preliminari la coalizione di centrosinistra è avanti di circa 28mila voti rispetto a quella di centrodestra, e al momento avrebbe 176 seggi contro 173. È un margine molto, molto risicato, che potrebbe cambiare con i voti dall’estero, che non saranno conteggiati prima di mercoledì; fino ad allora non si saprà con certezza chi ha vinto.
La coalizione di centrosinistra è composta dai Socialdemocratici, che nonostante un calo dei consensi sono da oltre un secolo il primo partito svedese, oltre che dai Verdi, dai partiti Sinistra e Centro. Quella di centrodestra è sostenuta anche dai Cristiano Democratici e dai Liberali.
Il terzo partito più votato in base ai risultati preliminari è quello dei Democratici Svedesi, che a dispetto del nome sono un partito di estrema destra. Sono entrati in parlamento nel 2010, hanno condizionato fortemente le politiche del governo di centrodestra di Kristersson, sostenendolo dall’esterno, e ora puntano per la prima volta a entrare nel governo.
Qualora dovesse essere confermata la pur modesta vittoria del centrosinistra, dopo quattro anni di governo Kristersson potrebbe tornare a capo del governo Magdalena Andersson, la leader dei Socialdemocratici. L’affluenza è stata dell’80,3 per cento, inferiore rispetto alle elezioni del 2022 (84,2 per cento).

Al comitato dei Socialdemocratici a Stoccolma avevano già festeggiato gli exit poll, che avevano dato un margine di vittoria del centrosinistra molto più largo di quello che si è rivelato con i dati reali: nella foto la leader Magdalena Andersson (Jonas Ekstroemer/TT News Agency via AP)
Kristersson è a capo di una coalizione di centrodestra che in campagna elettorale ha puntato sui buoni risultati dell’economia svedese e su qualche successo nella repressione delle bande criminali, in cui spesso vengono reclutati minorenni immigrati di seconda generazione. Sono successi ottenuti con politiche radicali e controverse, come le espulsioni anche per i minorenni e l’abbassamento dell’età in cui si può andare in carcere, scesa a 14 anni per i reati più gravi.
Il governo è composto dal partito del primo ministro – i Moderati svedesi, che è diventato il secondo partito più votato con il 20 per cento dei voti (in crescita rispetto alle ultime elezioni) –, dai Cristiano Democratici e dai Liberali appunto. I Liberali hanno ottenuto più del 5 per cento dei voti, un risultato superiore alle aspettative, visto che alla vigilia delle elezioni era un partito considerato a rischio di non superare la soglia di sbarramento del 4 per cento.

Il primo ministro svedese Ulf Kristersson la sera delle elezioni, a Stoccolma (Christine Olsson/TT News Agency via AP)
Al contrario ha avuto un risultato molto deludente il partito di estrema destra Democratici Svedesi, che ha perso quasi 3 punti percentuali dalle ultime elezioni e che passa dall’essere il secondo partito in parlamento al terzo con il 17 per cento dei voti: in questi ultimi quattro anni ha dato un appoggio esterno al governo, condizionandone la linea su immigrazione e sicurezza. I sondaggi lo davano in crescita, e puntava a entrare nella coalizione di governo in caso di vittoria del centrodestra.
I Democratici Svedesi furono fondati nel 1988 da un gruppo di attivisti che facevano parte di vari circoli e partiti neonazisti o di suprematisti bianchi. Fino ai primi anni Duemila sono stati apertamente neonazisti, poi con la nuova guida politica di Jimmie Åkesson hanno espulso gli esponenti più estremisti e iniziato un processo di “normalizzazione”, restando però sostanzialmente un partito di destra radicale, con posizioni assimilabili a quelle di Alternative für Deutschland (AfD) in Germania.
Secondo alcune analisi avrebbe favorito la coalizione di centrosinistra proprio questo processo di “normalizzazione” e la prospettiva che un partito così estremo arrivasse a governare. La campagna dell’opposizione si è del resto basata molto sul pericolo che i Democratici Svedesi arrivassero al governo.

Il leader dei Democratici Svedesi Jimmie Åkesson durante un comizio, il 7 settembre (Magnus Lejhall/TT News Agency via AP)
I leader del centrosinistra hanno insistito sul fatto che il paese si è allontanato negli ultimi anni dalla sua storica reputazione di nazione all’avanguardia nei diritti civili e nelle politiche di welfare, ma riguardo all’immigrazione anche i Socialdemocratici si sono spostati su posizioni più rigide, in contrasto con la storica accoglienza del paese. Di fatto, hanno detto che in caso di vittoria confermerebbero l’approccio del governo uscente.
La campagna elettorale era cominciata con la coalizione di sinistra ampiamente avanti nei sondaggi, ma poi con il passare delle settimane quel vantaggio si è sempre più ridotto e sabato sinistra e destra sembravano praticamente alla pari, un risultato confermato anche dai risultati quasi definitivi.
In Svezia si vota con un sistema proporzionale puro, con soglia di sbarramento del 4 per cento. L’affluenza è stata di poco superiore all’80 per cento, un dato molto alto ma in linea con la tradizione svedese, anche perché è previsto il voto in anticipo: si poteva votare dal 26 agosto.



