I BRICS hanno molte cose che li dividono
I leader del principale gruppo di paesi emergenti si incontrano in India, ma con priorità molto differenti soprattutto sulle guerre
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La riunione dei BRICS che si terrà questo fine settimana a New Delhi, in India, avrebbe molti dei presupposti per portare novità di rilievo. Tra le altre cose sarà la prima volta che il presidente cinese Xi Jinping visiterà l’India dal 2009, oltre 15 anni. Ma il rischio principale è che, come già successo negli incontri precedenti, i membri del più grande gruppo di paesi emergenti non riescano a mettersi d’accordo sulle questioni più importanti.
BRICS è un acronimo che sta per Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica (quest’ultimo si è aggiunto poco dopo i fondatori iniziali). Il gruppo si riunì per la prima volta nel 2009 e da allora si è esteso notevolmente: oggi ne fanno parte anche Egitto, Etiopia, Emirati Arabi Uniti, Iran e Indonesia. Sono quasi la metà della popolazione globale e circa il 40 per cento del PIL del mondo. Vari altri paesi partecipano come associati, mentre altri ancora sono candidati all’ingresso.
Inizialmente i BRICS erano soprattutto un gruppo economico, che teneva assieme i paesi emergenti con le maggiori possibilità di crescita (fu vero per i paesi asiatici, meno per Brasile, Russia e Sudafrica). Nel tempo però le ambizioni sono aumentate, e il gruppo ha cominciato a presentarsi come una possibile alternativa non soltanto economica ma anche politica all’Occidente guidato dagli Stati Uniti.
Le differenze politiche e di interessi tra i vari BRICS però sono sempre state numerose, e con il tempo sono probabilmente aumentate anziché ridursi. Per esempio la leadership: in quanto unica superpotenza del gruppo, la Cina se ne sente naturalmente a capo, ma quest’idea è fortemente contestata dagli altri paesi, soprattutto dall’India.
Il modo in cui i BRICS debbano costituire un’alternativa all’Occidente, inoltre, è fonte di discussione. Per paesi come la Cina e la Russia i BRICS dovrebbero un giorno rimpiazzare l’Occidente, o comunque trasformarsi in un concorrente decisivo. Altri, come l’India, l’Egitto e gli Emirati, mantengono forti relazioni con gli Stati Uniti e l’Europa (Egitto ed Emirati ricevono anche aiuti militari dagli Stati Uniti) e per loro il punto dei BRICS non è tanto di sostituire, quanto di diversificare le proprie relazioni diplomatiche e commerciali.
Dapprima l’invasione su larga scala della Russia in Ucraina e poi la guerra in Iran hanno provocato ulteriori tensioni. Soprattutto la guerra in Iran, visto che del gruppo fanno parte anche gli Emirati Arabi Uniti, un paese che l’Iran ha bombardato come ritorsione per gli attacchi di Stati Uniti e Israele. Già a una precedente riunione a maggio i ministri degli Esteri dei BRICS non erano riusciti a pubblicare un comunicato comune sulla guerra a causa delle divisioni, e difficilmente ci riusciranno questa volta.
Anche la Russia utilizza riunioni come quelle dei BRICS (ma non solo) per mostrare che nonostante la guerra in Ucraina non è isolata diplomaticamente. Questo è vero da un lato, ma dall’altro molti paesi stanno cominciando a mostrare una certa irritazione. Proprio di recente il primo ministro indiano Narendra Modi ha detto in maniera molto schietta a Putin che è ora di porre fine alla guerra.
Ci sono differenze sui modelli di sviluppo. La Cina e in misura minore il Brasile stanno facendo investimenti eccezionali sull’elettrificazione e sulla transizione energetica, con l’obiettivo futuro di liberarsi dalla dipendenza dagli idrocarburi, anche se al momento continuano a consumarne in grande quantità. Altri paesi – Russia, Iran, Emirati – dipendono dall’esportazione degli idrocarburi per la loro economia.
Per molti paesi che ne fanno parte l’adesione ai BRICS rimane comunque importante. Nonostante le divisioni i BRICS sono un blocco di enorme rilievo politico ed economico. Da questo punto di vista l’integrazione tra i membri ha fatto numerosi passi avanti: sono stati aumentati i commerci reciproci e per esempio avviate delle iniziative per ridurre la dipendenza dal dollaro statunitense.
I BRICS hanno anche creato istituzioni economiche alternative a quelle dominate dagli Stati Uniti, con successi alterni. La New Development Bank, che dovrebbe fare concorrenza alla Banca Mondiale nell’emissione di prestiti per lo sviluppo ai paesi emergenti, dal 2014 ha prestato diversi miliardi di dollari a vari paesi. È una cifra notevole, ma è una frazione di quanto prestato nello stesso periodo dalla Banca Mondiale: nel 2025 la Banca Mondiale ha elargito 80 miliardi di dollari, mentre la NDB poco più di tre.



