Il grande successo di un film su de Gaulle in Francia

In un'estate al cinema agguerrita, tra Spider-Man e Odisseo ha sbancato un lungo racconto biografico sul generale che guidò la Resistenza

Una scena del film La Bataille de Gaulle (Pathé)
Una scena del film La Bataille de Gaulle (Pathé)
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Per molti francesi l’eroe di questa estate al cinema non è stato Odisseo e nemmeno Spider-Man, ma Charles de Gaulle, il leader della Francia libera durante la Seconda guerra mondiale e poi il presidente della Repubblica, figura di riferimento e centrale nella storia del paese. La Bataille de Gaulle è stato il film francese più visto nel paese e con oltre 5,3 milioni di biglietti venduti finora è riuscito a fare concorrenza al film di Christopher Nolan sull’Odissea, pur non scalfendone il primato (7,3 milioni di biglietti venduti).

La produzione di La Bataille de Gaulle, film in due parti, è costata tre volte meno rispetto a quella del film di Nolan. Il primo capitolo (L’Âge de fer) uscito all’inizio di giugno aveva avuto un avvio relativamente debole e deludente, con la vendita di circa 380mila biglietti nella prima settimana, seguito da un calo del 40 per cento nella seconda. Ma dalla terza settimana la tendenza si era invertita portando a un forte aumento delle vendite a fine mese. A inizio luglio, l’uscita del secondo capitolo (J’écris ton nom) aveva mantenuto il successo rendendo infine il film uno dei più visti dell’estate francese.

L’eccezionale tenuta ha spinto le principali catene di cinema in Francia, come Pathé e UGC, a prolungare la programmazione di entrambi i capitoli, lasciandoli nelle sale per buona parte di settembre. Molte sale propongono ancora proiezioni quotidiane che consentono spesso agli spettatori di vedere i due film nello stesso giorno, per un totale di 317 minuti.

La Bataille de Gaulle è diretto da Antonin Baudry e racconta la trasformazione di Charles de Gaulle da generale ancora poco conosciuto a figura centrale della Francia libera. Nel giugno del 1940, mentre l’esercito francese viene sconfitto dalla Germania nazista, de Gaulle rifiuta la resa del governo francese e fugge a Londra, dove cerca di convincere gli alleati che la guerra non è finita. Il film segue poi la costruzione della sua organizzazione politico-militare e della Resistenza fino alla Liberazione del 1944.

De Gaulle fu davvero l’ufficiale dell’esercito che nel giugno del 1940 fece un appello da Londra ai francesi per continuare la guerra, diventando il simbolo della Francia libera e dopo la guerra uno dei più importanti politici francesi. Il film mette insieme eventi storici realmente accaduti e raccontati nella biografia su de Gaulle scritta nel 2018 dallo storico inglese Julian Jackson, ma si prende anche qualche libertà.

La nascita della Francia libera fu molto più caotica e densa di scontri politici, diplomatici e militari tra numerosi protagonisti. Come avviene spesso con i racconti biografici, il film si concentra invece quasi esclusivamente su de Gaulle con una storia lineare e drammatica che secondo diversi critici lascia poco spazio alla complessità politica della vicenda. A tratti il film sembra il ritratto di un uomo che si muove all’interno di una storia già scritta.

Simon Abkarian nel ruolo di Charles de Gaulle (Pathé)

L’interpretazione dell’attore franco-armeno Simon Abkarian nel ruolo di de Gaulle è stata comunque molto apprezzata e in diversi hanno segnalato che il secondo capitolo è il migliore tra i due. I rapporti con il primo ministro britannico Winston Churchill sono spesso rappresentati come tesi, anche se Churchill comprende la necessità di sostenere de Gaulle nel suo tentativo di mantenere vivo tra i francesi il senso di un paese libero, nonostante l’occupazione nazista. Il film insiste molto sui rapporti tra de Gaulle e il presidente statunitense dell’epoca Franklin D. Roosevelt, e questo sembra avere avuto un ruolo nel successo al cinema visti i tempi che corrono.

In una fase storica in cui da tempo i rapporti tra Europa e Stati Uniti non erano così difficili e tesi a causa dell’amministrazione Trump, la rappresentazione nel film delle tensioni tra de Gaulle e Franklin D. Roosevelt sembra richiamare qualcosa dell’attualità. Roosevelt almeno inizialmente pensava a una Francia dopo la guerra fortemente subordinata all’influenza statunitense e britannica, non a una Francia pienamente autonoma e guidata da de Gaulle, che in una certa misura ne aveva fomentato lo spirito di totale indipendenza.

Il conflitto di fondo era reale: de Gaulle non voleva che la Francia fosse semplicemente liberata dagli Alleati, voleva che fosse riconosciuta come una potenza alleata dotata di una propria sovranità e capace di decidere il proprio futuro. È proprio questo scontro – tra gli Stati Uniti che si considerano la principale potenza liberatrice e un leader europeo che rifiuta di accettare una posizione subordinata – ad avere reso il film sorprendentemente contemporaneo per molti.

Al centro il presidente statunitense, Franklin D. Roosevelt, e il leader della Francia combattente, Charles de Gaulle, insieme al generale Henri Giraud, Alto commissario per l’Africa francese, e al primo ministro britannico, Winston Churchill, durante la Conferenza di Casablanca, in Marocco, nel 1943 (Hulton-Deutsch Collection/CORBIS/Corbis via Getty Images)

Prima dell’uscita nei cinema e all’inizio della programmazione a giugno, il film non ha beneficiato di una campagna promozionale paragonabile ad alcune delle più grandi produzioni di questa estate, come Odissea e il nuovo film su Spider-Man. Il passaparola tra gli spettatori ha però avuto un ruolo importante e ha fatto lentamente aumentare il pubblico per il film su de Gaulle, fino al successo vero e proprio tra luglio e agosto.

La segnalazione tra gli spettatori è avvenuta in un momento ideale per almeno due motivi. Tra la fine di giugno e l’inizio di luglio era in corso la “Fête du Cinéma”, l’iniziativa che si tiene ogni anno in Francia in cui per alcuni giorni i biglietti sono venduti a prezzo ridotto indipendentemente dal film. L’obiettivo è incentivare la frequentazione dei cinema in un periodo dell’anno in cui c’è quasi sempre un calo fisiologico di spettatori, che preferiscono fare cose all’aperto approfittando dell’estate.

L’altro fattore che sembra avere influito sono state le forti ondate di caldo in Francia, come nel resto dell’Europa, nella prima parte della stagione estiva. In quel periodo i cinema climatizzati sono diventati una destinazione particolarmente attraente, con diverse catene che d’accordo con il governo avevano anche offerto proiezioni diurne gratuite proprio per accogliere nelle sale climatizzate chi era in cerca di una tregua dal caldo. Nei giorni tra il 17 e il 23 giugno, durante la prima ondata di caldo, gli ingressi nei cinema erano aumentati del 50 per cento rispetto a quelli nello stesso periodo del 2025.

Il caldo da solo non ha creato il successo di de Gaulle, ma è stato un fattore importante per far sì che persone magari scettiche o meno interessate vedessero il film e ne parlassero bene ad altre, contribuendo al passaparola.

Il film è inoltre uscito in un momento importante per la Francia, a meno di un anno dalle prossime elezioni presidenziali. Emmanuel Macron, il presidente uscente, non potrà ricandidarsi (ha raggiunto il massimo dei mandati) e l’estrema destra di Marine Le Pen è stabilmente in testa ai sondaggi con il suo Rassemblement National. Pur essendo storicamente eredi delle forze politiche che sostennero il regime di Vichy, che collaborò con i nazisti e rappresentava ciò contro cui de Gaulle combatteva, diversi dirigenti del Rassemblement National hanno iniziato a rivendicare il ruolo di de Gaulle e a considerarlo un riferimento.