Il rapporto della destra italiana con AfD è fatto soprattutto di opportunismo
Sul partito di estrema destra tedesco sia Meloni sia Salvini hanno cambiato più volte idea, a seconda delle convenienze
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La netta vittoria di Alternative für Deutschland (AfD) alle elezioni nello stato federale della Sassonia-Anhalt, in Germania, è stata accolta in modo diverso dai partiti di destra e centrodestra italiani. E negli anni l’approccio di ciascun partito nei confronti dell’estrema destra tedesca è cambiato a seconda delle stagioni politiche e delle convenienze.
Dopo quest’ultimo successo di AfD, Fratelli d’Italia, il partito della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, è rimasto silente ma ha lasciato trapelare preoccupazione, sia pure in modo ambiguo; Antonio Tajani, vicepresidente del Consiglio e leader di Forza Italia, quella preoccupazione l’ha espressa pubblicamente in modo netto, confermando la propria opposizione al programma e all’ideologia di AfD; invece l’altro vicepresidente, il segretario della Lega Matteo Salvini, ha esultato, complimentandosi al telefono con Alice Weidel, la presidente di AfD.
Meloni e i suoi due vice, dunque, sono su tre posizioni diverse. E poi c’è la quarta posizione, quella di Roberto Vannacci che, da alleato diretto di AfD, si è rallegrato in modo sguaiato arrivando a irridere il cancelliere tedesco Friedrich Merz.
Di per sé non è un fatto nuovo. La coalizione di destra è composta da partiti che esprimono visioni estremamente diverse sui valori, sull’Europa e sulla politica estera. Da sempre Forza Italia si trova a dover ribadire con imbarazzo il proprio convinto europeismo e la sua vicinanza ai partiti popolari e moderati tradizionali europei. Dall’altra parte i suoi alleati – Lega e Fratelli d’Italia – e ora Futuro Nazionale rivendicano la sintonia coi partiti radicali ed euroscettici.
Ma AfD è un caso singolare, perciò è opportuno fare un discorso a parte. Fin dalla sua fondazione, nel 2014, è stato Salvini a mostrarsi più interessato al progetto, nonostante l’antieuropeismo di AfD poggiasse su premesse del tutto opposte a quelle della Lega: se quest’ultima infatti rimproverava alla Germania eccessiva austerità e poco rispetto per le ragioni dei paesi del Mediterraneo, i fondatori di AfD invocavano una politica finanziaria europea ancor più severa nei confronti degli Stati più indebitati, come l’Italia. Nel 2016 Salvini esultò per i primi successi elettorali di AfD in elezioni locali in Germania, dicendo di condividerne idee e programmi.
Anche Fratelli d’Italia manifestava simpatia. Sia Ignazio La Russa sia Giorgia Meloni, tra il 2016 e il 2018, rifiutarono di condannare AfD come partito d’ispirazione neonazista, e videro invece nella crescita del partito un segno positivo della diffusione di ideali sovranisti e dell’indebolimento del progetto europeista e della politica dell’allora cancelliera Angela Merkel.
Già all’epoca emerse una contraddizione. Salvini e Meloni si rallegravano per i successi di una destra estrema – Marine Le Pen in Francia, AfD in Germania – che si affermava in opposizione ai partiti di centrodestra moderati egemoni, quelli della famiglia dei Popolari europei, di cui era espressione anche Forza Italia. I fondatori di AfD, per esempio, erano per lo più esponenti della CDU, il partito cristiano democratico alleato di Forza Italia, che rimproveravano a Merkel una posizione troppo accomodante con l’Unione.
Salvini, nel 2016, a questa obiezione rispose così: «Se Forza Italia si sposta su posizioni più critiche proprio riguardo all’euro e alla UE, tutto sarebbe più facile. Ma io non voglio rompere con Berlusconi. Voglio che Berlusconi venga sulle posizioni in tema di economia, di sicurezza, di immigrazione che sono maggioranza tra gli elettori italiani e europei».
Per certi versi, il proposito di Salvini è stato raggiunto. Dieci anni dopo, Forza Italia ha in sostanza accettato molti dei presupposti estremi della destra nazionalista: e pur professandosi europeista e liberale, di fatto condivide la stessa politica europea di Meloni (con rimostranze di maniera ogni tanto). Ma d’altronde anche Lega e Fratelli d’Italia hanno cambiato più volte approccio nei confronti di AfD, in questi anni. Spesso lo hanno fatto in modo tattico: rivendicare una maggiore o minore vicinanza era strumentale, di volta in volta, a certi posizionamenti. In ambito europeo e in politica interna.
Meloni, per esempio, col passare del tempo, ha preso sempre più marcatamente le distanze da AfD. Nel gennaio del 2024, interrogata su questo, parlò di «distanze insormontabili» citando l’orientamento filorusso di AfD. L’interesse di Meloni era affermare che la sua idea di destra era diversa da quella di AfD: più pragmatica, più istituzionale, più vicina agli Stati Uniti e non alla Russia. E tuttavia, in certe occasioni la dirigenza di Fratelli d’Italia ci ha tenuto a non condannare AfD, e soprattutto a non dirsi del tutto aliena da una certa visione del mondo: sull’immigrazione, sulla sicurezza, sul cosiddetto “woke” o sul rapporto con Donald Trump.
Il viceministro degli Esteri Edmondo Cirielli, che è anche coordinatore nazionale di Fratelli d’Italia, nel febbraio del 2025 rimarcò la contiguità ideologica tra il suo partito e AfD, auspicandosi un coinvolgimento dei leader Alice Weidel e Tino Chrupalla nel nascente governo di Merz.
Cirielli è uno che spesso esprime posizioni non condivise da tutto il suo partito, e per questo a volte è stato anche criticato. Ma anche Carlo Fidanza, capo delegazione di Fratelli d’Italia al Parlamento Europeo, in un’intervista al Secolo d’Italia parla ora con interesse dell’evoluzione di AfD, e ritiene il suo successo una rinnovata bocciatura dei governi con maggioranze trasversali che spesso sono stati fatti in Germania, anche a livello locale, per escludere gli estremisti di destra: «Dal mio osservatorio di Bruxelles vedo piuttosto una AfD che, a un certo punto della sua parabola di crescita, dovrà decidere se evolvere in un soggetto di destra maturo e alleabile con il centro democristiano, eliminando le scorie estremistiche e scegliendo – almeno questo è il mio auspicio – una chiara collocazione occidentale a riparo dalle suggestioni filo-russe».
La Lega è però il partito che ha avuto il rapporto più diretto e più problematico con AfD. Salvini, nel 2019, fece includere AfD nel gruppo europeo di Identità e Democrazia, di cui la Lega si mise a capo. Per Salvini era il modo di farsi valere come riferimento delle destre radicali e sovraniste europee. La cosa non fu però scontata: l’altra grande leader di quell’area, Marine Le Pen, è sempre stata molto scettica nei confronti di AfD, e in più occasioni il rapporto tra Salvini e Weidel è stato al centro di dissidi tra la Lega e il Rassemblement National.
Poi nel 2021 Salvini cercò di costruire un unico partito delle destre radicali europee, fondendo una parte di Identità e Democrazia (ID) e una parte di un altro gruppo europeo, cioè Conservatori e Riformisti (ECR). Lo fece nel tentativo di favorire una svolta moderata della Lega, che nel frattempo era entrata nel governo guidato da Mario Draghi. Allora Salvini si disse pronto a recidere i suoi legami con AfD, considerata incompatibile per quel progetto, ma non se ne fece nulla, anche perché Meloni si oppose a questa riunificazione delle destre europee. E da lì in poi Salvini tornò dunque serenamente su posizioni più vicine ad AfD.
Almeno fino al maggio del 2024, quando ci fu una nuova rottura. Il capolista di AfD alle elezioni europee fece in più occasioni dichiarazioni di simpatia e nostalgia per il nazismo: Le Pen ne approfittò per denunciare la radicalizzazione di AfD e per convincere anche Salvini a separarsene. E così, dopo le elezioni, il gruppo di Identità e Democrazia fu smantellato, e la Lega seguì il partito di Le Pen nella nuova famiglia dei Patrioti per l’Europa.
AfD, respinto, decise di aderire a un gruppo ancor più estremo, quello dell’Europa delle Nazioni Sovrane, a cui dallo scorso febbraio ha aderito anche Futuro Nazionale, che dunque, al momento, è l’unico alleato formale di AfD. Vannacci sarebbe dunque, in teoria, l’unico che coerentemente avrebbe interesse a esaltare la vittoria di AfD in Sassonia-Anhalt. Ma in una fase in cui Salvini soffre la concorrenza di Vannacci, e in cui un po’ tutta la destra italiana ha l’ansia di non perdere consenso a favore di Futuro Nazionale, anche la Lega vuole di nuovo mostrarsi in buoni rapporti con AfD.



