Cos’è uscito dall’incontro fra Kushner, Witkoff e Vladimir Putin
Poco, come ci si aspettava: oggi i due inviati statunitensi sono attesi in Ucraina
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Sabato gli inviati statunitensi Jared Kushner e Steve Witkoff hanno avuto un colloquio di tre ore a Mosca con il presidente russo Vladimir Putin e alcuni membri del suo governo. Dall’incontro con Putin non è uscito molto, sia perché la Russia non è solita divulgare informazioni di questo genere, sia perché si trattava del primo dopo quasi otto mesi: Kushner e Witkoff erano stati l’ultima volta a Mosca a gennaio, prima che il presidente Donald Trump decidesse di attaccare l’Iran a febbraio e spostare per mesi tutta la sua attenzione sul Medio Oriente.
Domenica Kushner e Witkoff sono attesi a Kyiv, in Ucraina, per la loro prima visita nel paese e per incontrare il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Nelle ultime settimane la visita era stata più volte rimandata per timori sulla sicurezza dei due inviati nella capitale ucraina, che negli ultimi dieci giorni la Russia ha bombardato senza sosta. Sabato però Putin ha annunciato che avrebbe fermato gli attacchi per tre giorni, per consentire ai due di visitarla.
Parlando con i giornalisti alla fine del colloquio Yuri Ushakov, consigliere per la politica estera di Putin, l’ha definito «sostanziale, costruttivo ed estremamente schietto», un termine che solitamente si usa in diplomazia per far intendere che le due parti non si sono trovate d’accordo. Proseguendo sulla stessa linea, ha aggiunto che Witkoff e Kushner «hanno formulato una serie di considerazioni sui possibili percorsi verso una soluzione» e si sono impegnati a «fare tesoro delle osservazioni ricevute da Putin» durante la loro visita a Kyiv il giorno dopo.
Ushakov ha anche detto che le parti hanno discusso «in modo molto dettagliato questioni economiche e progetti comuni potenzialmente di grande portata e reciprocamente vantaggiosi per la Russia e l’America», senza specificare altro. Witkoff e Kushner non hanno commentato pubblicamente i colloqui.

(ANSA/EPA/GAVRIIL GRIGOROV / SPUTNIK / KREMLIN)
L’obiettivo della visita era di proporre un nuovo accordo sulla fine della guerra, cosa che Trump aveva promesso che sarebbe riuscito a fare entro 24 ore dal suo insediamento, a gennaio del 2025, e che invece sembra essere ancora molto lontano. Venerdì Trump stesso aveva dichiarato di aver deciso di inviare Witkoff e Kushner a Mosca «per vedere se riusciamo a ottenere qualcosa».
Secondo quanto riferito dal Washington Post, questo era anche uno degli obiettivi del direttore della CIA John Ratcliffe, che il 25 agosto era andato a Mosca per una visita inaspettata: durante la sua permanenza, durata poche ore, avrebbe cercato di dissuadere la Russia dall’attaccare in futuro paesi della NATO e l’avrebbe esortata a tornare al tavolo dei negoziati, sostenendo che la sua posizione fosse debole e destinata a deteriorarsi ulteriormente.
I negoziati infatti non sono in stallo solo per la guerra in Medio Oriente, ma anche per la scarsa volontà della Russia di abbandonare le richieste che il governo ucraino considera irricevibili, come quella di ottenere dall’Ucraina più territori di quelli che l’esercito russo ha occupato in quattro anni e mezzo di guerra.
Nelle ultime settimane sempre più analisti militari ed esperti di Russia hanno sostenuto che Putin si stia preparando a ordinare una nuova mobilitazione, cioè un arruolamento di massa di soldati da mandare al fronte, dopo le elezioni legislative del 18-20 settembre.
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