Due lavoratori sono stati estratti vivi da un tunnel in Nepal, nove giorni dopo l’esondazione
Centinaia di altre persone che lavoravano negli impianti idroelettrici risultano ancora disperse
- Condividi
- X
- Regala il Post

In Nepal due lavoratori sono stati estratti vivi da un tunnel, nove giorni dopo la devastante esondazione che ha colpito la zona himalayana di confine fra il Nepal e la regione cinese del Tibet. I due lavoratori, Sanjay Shah e Kabir Maharjan, sono stati trovati a circa 170 metri di profondità nel tunnel della centrale idroelettrica Upper Trishuli 3A.
Da giorni sono in corso le operazioni dei soccorritori che stanno scavando nei tunnel di alcuni impianti idroelettrici per cercare di raggiungere centinaia di lavoratori intrappolati dopo l’esondazione.
Shah, caposquadra dell’impianto, è stato il primo a essere portato fuori, coperto di fango e trasportato sulle spalle di un soccorritore. Poco dopo è stato estratto anche Maharjan, che era supervisore. Prima di raggiungerli, i soccorritori avevano sentito le voci di diverse persone intrappolate all’interno dei tunnel.
Le persone coinvolte lavoravano in 11 impianti idroelettrici in costruzione lungo i fiumi Trishuli e Bhotekoshi, nel nord del Nepal. Quando l’acqua, il fango e i detriti hanno travolto la zona, diversi ingressi dei tunnel sono stati sepolti, isolando i lavoratori che si trovavano all’interno. In totale, secondo le autorità nepalesi, più di 900 lavoratori degli impianti idroelettrici risultano dispersi, ma non è chiaro quanti di loro si trovino effettivamente nei tunnel.
Le alluvioni del 26 agosto hanno devastato diverse aree del Nepal, travolgendo villaggi, ponti e centrali idroelettriche. Secondo le autorità nepalesi, almeno 1.252 persone sono morte e più di 5mila risultano ancora disperse in Nepal. In Tibet, dall’altra parte del confine, la Cina ha riferito di 21 morti e 541 dispersi, ma è probabile che sia un numero sottostimato.



