La procura ha fatto ricorso contro la scarcerazione dell’uomo accusato di aver molestato una 13enne a Torino
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La procura di Torino ha fatto ricorso contro la decisione della giudice per le indagini preliminari (gip) di scarcerare l’uomo di 42 anni del Bangladesh accusato di violenza sessuale nei confronti di una 13enne, nel minimarket in cui lui lavorava a Madonna di Campagna, un quartiere nella periferia nord di Torino. La procura ha chiesto la carcerazione preventiva dell’uomo.
La gip aveva disposto la scarcerazione dell’uomo, imponendo l’obbligo di firma, sostenendo che fosse stato «collaborativo» e che avesse mostrato «pentimento». La vicenda era poi diventata un caso politico: Giorgia Meloni e Matteo Salvini avevano criticato la scelta della gip e il ministero della Giustizia aveva ordinato un’ispezione al tribunale di Torino per capire come fosse stata presa la decisione.
La procura ha chiesto la carcerazione preventiva dell’uomo ritenendo che, diversamente dall’obbligo di firma, sia l’unico modo per arginare il rischio che commetta nuovamente un reato. La procura basa questa tesi anche sull’analisi delle telecamere di sorveglianza del negozio, dalle quali sarebbe emerso che l’uomo avrebbe commesso degli abusi nello stesso giorno su un’altra cliente, una donna di circa 40 anni non ancora identificata.
Secondo la procura c’è inoltre un pericolo di fuga, un altro elemento che permette di disporre la carcerazione preventiva: l’uomo non ha una residenza in Italia, ha un passaporto valido e non ha legami con Torino al di fuori del lavoro, mentre la sua famiglia si trova in Bangladesh.


