È difficile fare la “Friends” della generazione Z
Diverse serie ci stanno provando, ma rappresentare i ventenni di oggi e fare affezionare così trasversalmente una generazione forse è impossibile
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Nonostante l’ultima puntata sia andata in onda più di vent’anni fa, Friends è ancora una delle sitcom più apprezzate dalle generazioni più giovani di telespettatori. Da allora si è provato molte volte a replicarne il successo, senza riuscirci davvero ma ottenendo comunque ottimi risultati. Serie come New Girl (2011-2018), e soprattutto How I Met Your Mother (2005-2014) e The Big Bang Theory (2007-2019) hanno ripreso e declinato in diverse varianti la formula dell’hangout comedy, quella che racconta le vite di un gruppo di amici, diventando a loro volta amate e trasversali nella generazione dei millennial, le persone nate tra l’inizio degli anni Ottanta e la metà dei Novanta.
Ma da tempo non escono serie capaci di occupare lo stesso posto nella cultura pop dei più giovani, motivo per cui si discute periodicamente della difficoltà di fare la “Friends della Gen Z”, la generazione dei ventenni, che ha sviluppato abitudini di consumo dei prodotti culturali molto diverse rispetto a quelle precedenti. E che sta diventando adulta in un contesto economico, sociale, culturale e politico molto differente da quello degli anni Novanta, quelli in cui vivevano Ross, Rachel, Chandler, Monica, Joy e Phoebe, i protagonisti di Friends, che si ritrovavano al bar Central Perk di New York.
Una delle serie che ci sono andate più vicine è Adults, prodotta da FX e distribuita in streaming su Hulu, la cui seconda stagione, uscita negli Stati Uniti a fine agosto, sarà disponibile in Italia dal 30 settembre su Disney+. Adults ha per protagonista un gruppo di amici ventenni che vivono nel Queens, a New York, e il riferimento a Friends è molto esplicito: cinque amici vivono tutti insieme nella casa d’infanzia di uno di loro, e l’area dove si svolge gran parte delle scene è il salotto, con un arredamento anni Duemila e un’illuminazione calda che richiama subito l’atmosfera familiare di Friends.
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Ha avuto decisamente meno successo Not Suitable for Work, tanto che a fine agosto Hulu ha annunciato che non ne verrà prodotta una seconda stagione. È stata ideata dall’attrice Mindy Kaling, nota soprattutto per il ruolo di Kelly nella serie The Office, di cui era anche sceneggiatrice, e racconta le vite di cinque neolaureati che cercano di intraprendere carriere di successo nel complicatissimo mercato del lavoro newyorkese. Il titolo significa infatti «non adatto al lavoro».
Secondo i critici Not Suitable for Work ha fatto molta fatica a rappresentare una parte fondamentale della vita quotidiana dei giovani, cioè il tempo trascorso al telefono. Più in generale, la cultura digitale della generazione Z non è trattata con la rilevanza che dovrebbe avere: la giornalista Emily Maskell di BBC per esempio fa notare che in Not Suitable for Work si accenna appena alle app di incontri, nonostante la serie dedichi molto spazio alle turbolente vite sentimentali dei suoi protagonisti.
Sull’aspetto della pervasività della cultura digitale nella vita quotidiana dei giovani di oggi I Love LA funziona molto meglio: è una serie tv creata, scritta e interpretata da Rachel Sennott, che racconta la vita di due giovani aspiranti influencer a Los Angeles, in California. Anche in Adults la cultura digitale è ben integrata nelle dinamiche quotidiane dei protagonisti, e nella seconda stagione c’è persino una puntata dedicata allo “Scrub”, cioè riguardare i post e le vecchie foto postate sui propri profili social quando si era adolescenti e valutare se sono imbarazzanti o potenzialmente compromettenti per essere assunti per un lavoro.
L’altra difficoltà nel produrre una serie generazionale come Friends, spiega il giornalista esperto di televisione Max Gao, è riuscire a rappresentare in modo coerente la varietà delle persone che compongono la generazione dei giovani di oggi, specialmente negli Stati Uniti. Secondo il centro di ricerca statunitense Pew Research Center, gli statunitensi della generazione Z sono «più etnicamente diversi di qualsiasi generazione precedente».
Il periodo storico in cui era ambientato e in cui è stato prodotto Friends si concentrava nel raccontare un gruppo di giovani inserito in un contesto sociale omogeneo, molto bianco e per di più composto esclusivamente da persone eterosessuali, che negli anni Novanta coincideva con lo standard dominante della televisione.
A proposito del modo in cui era stato costruito il mondo di Friends sono molte, note e cicliche le critiche allo stile di vita poco realistico dei personaggi, persone normali che però vivono dentro a grandi appartamenti a Manhattan. Friends sembrava poi svolgersi per lo più “fuori dal tempo”, con riferimenti solo indiretti agli eventi storici di quell’epoca. Tuttavia moltissimi giovani continuano a guardarla perché, come succede spesso con le vecchie serie, è considerata rassicurante e soddisfa un senso di nostalgia del passato, anche quello che non si è vissuto.
Oggi invece non sarebbe accettato produrre una serie tv poco ancorata alla realtà politica, economica e sociale e soprattutto con una simile omogeneità dei personaggi. Tuttavia fare il contrario, cioè cercare di rappresentare in modo equilibrato e non macchiettistico una realtà sociale molto più frammentata e diversificata, è difficile.
Una sitcom capace di parlare in modo comico della generazione Z che diventa adulta dovrebbe riuscire a farlo senza trasformare la complessità e la diversità in questioni “troppo serie”: se si insiste troppo si rischia di perdere la comicità e la leggerezza che sono essenziali alla hangout comedy per “svuotare la mente” degli spettatori.
Maskell crede che nel contesto storico contemporaneo questa impresa sia ardua: negli Stati Uniti la generazione Z sta vivendo il tasso di disoccupazione più alto di qualsiasi altro gruppo demografico, mentre la generazione X di Friends all’epoca entrò nel mondo del lavoro in un clima di grande ottimismo per l’avvicinarsi del nuovo millennio e del boom tecnologico.
«Gli autori devono tradurre sullo schermo la turbolenta esperienza di crescita della generazione Z senza cadere in un eccessivo pessimismo» dice Maskell, e secondo lei Not Suitable for Work, che dalla premessa stessa del titolo dovrebbe parlare proprio di lavoro, è «disonestamente scollegata dalla dura realtà odierna» dell’occupazione giovanile.
Nonostante Adults sia considerata una delle serie tv più riuscite tra quelle che si ispirano a Friends ma parlano della generazione Z, diversi critici pensano che abbia un problema di fondo comune alle altre hangout comedies contemporanee: la brevità delle stagioni. Le prime di Adults, Not Suitable for Work e I Love LA hanno 8 o 9 episodi, uno spazio in cui è molto difficile sviluppare i personaggi e, soprattutto, dare al pubblico il tempo necessario per conoscerli e affezionarsi, come con dei veri amici con cui si passa molto tempo.
Una stagione di Friends aveva generalmente tra i 22 e i 25 episodi, e la serie è andata avanti per dieci stagioni, che lasciavano quindi molto più tempo agli autori per far evolvere le relazioni e rendere il gruppo familiare agli spettatori.
Dall’altra parte, a prescindere dalla capacità di una serie di descrivere accuratamente una generazione, fare paragoni tra i risultati di una serie tv prodotta nel 2026 e Friends lascia il tempo che trova. La generazione Z guarda i suoi contenuti in streaming, una modalità di distribuzione che non può avere lo stesso impatto della televisione. Le serie tv di oggi si contendono l’attenzione di un pubblico che ha a disposizione un’offerta praticamente infinita di contenuti e che, soprattutto tra la gen Z, passa sempre più tempo su YouTube e sui social.
Al tempo di Friends invece c’erano pochissimi canali televisivi e quindi anche molta meno concorrenza rispetto a oggi. Allo stesso tempo il fatto che si possano guardare quando si vuole – cioè che non si deve seguire la programmazione televisiva – ha frammentato notevolmente il pubblico, che ora segue contemporaneamente molte più serie rispetto all’epoca di Friends. Le visioni davvero collettive, in televisione ancora più che al cinema, sono diventate pochissime, e hanno cicli molto più rapidi. Un contesto molto diverso da quello di Friends, le cui repliche televisive hanno continuato a essere trasmesse per anni, anche in Italia, contribuendo a una trasmissione generazionale della serie.
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