George Clooney a Venezia si sente a casa

Ci va dal 1998, ogni volta dando spettacolo, e dopo la sua legittimazione come regista ora ha ricevuto il Leone d’oro alla carriera

George Clooney con i fotografi al festival di Venezia, 2 settembre 2026 (REUTERS/Yves Herman)
George Clooney con i fotografi al festival di Venezia, 2 settembre 2026 (REUTERS/Yves Herman)
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George Clooney fu ospite per la prima volta alla Mostra del cinema di Venezia nel 1998, per il film Out of Sight. Quando ci tornò, cinque anni dopo con Prima ti sposo poi ti rovino dei fratelli Coen, già aveva stabilito un grande rapporto con l’Italia acquistando una villa sul lago di Como come residenza estiva. Due anni dopo avrebbe presentato a Venezia il suo secondo film da regista, Goodnight, and Good Luck, che proprio partendo dalla mostra riuscì ad arrivare a sei candidature agli Oscar compresa la prima per Clooney da regista.

Da quel momento si è creato un legame come non ce sono altri nel cinema contemporaneo. Ieri la Mostra ha consegnato a Clooney il Leone d’oro alla carriera, a suggello di un rapporto quasi trentennale.

Già Out of Sight fu un momento importante nella carriera di Clooney. Era un noir di Steven Soderbergh tratto da un romanzo di Elmore Leonard, e fu per lui il primo film d’autore a cui prendeva parte dopo il successo della serie E.R. – Medici in prima linea e i primi grandi film commerciali come Batman & Robin. Quella prima parte di carriera, più d’azione e molto commerciale, non è rappresentativa del tipo di attore e regista che Clooney ha sempre voluto essere (nonostante sia stata cruciale per crearne la fama), e la Mostra di Venezia nel tempo l’ha aiutato a crearsi un’altra immagine.

Negli anni successivi è tornato molte volte. Tra il 2007 e il 2017 ha presentato a Venezia Michael Clayton, Burn After Reading (con Brad Pitt, uno degli amici e dei rapporti più solidi che ha sviluppato a Hollywood), il suo quarto film da regista, Le idi di Marzo, e il suo sesto, Suburbicon. E poi era presente per Gravity (in cui ha un piccolo ruolo) e nel 2014, al di fuori del festival, scelse Venezia per il matrimonio con l’avvocata libanese specializzata in diritti umani Amal Alamuddin.

George Clooney è venuto alla mostra di Venezia anche nel 2023, quando a causa dello sciopero degli attori statunitensi il sindacato aveva proibito di accompagnare i film per la promozione ai festival. Quell’anno Clooney era però al seguito della moglie, che ricevette nei giorni del festival un premio dalla fondazione von Furstenberg per il proprio lavoro nel campo dei diritti umani. Clooney non parlò, l’unico riferimento alla sua presenza lo fece Amal Alamuddin accettando il premio: «Sono qui con mio marito, una stella nascente del cinema».

Non è raro che certe star o certi registi stabiliscano dei rapporti con i festival, specialmente quelli grandi, specialmente se sono quelli in cui sono stati scoperti. Conviene ai festival, che li invitano e concedono loro tanti piccoli privilegi (a partire dal presentare anche i loro film meno riusciti) e conviene alle star che ricevono da questi festival promozione e una forte legittimazione culturale.

Il rapporto tra Clooney e la Mostra non è legato a un particolare direttore artistico, e ormai ha creato dei piccoli riti. Dorme sempre all’hotel Cipriani, sull’isola della Giudecca, dove gira spesso scalzo senza nessuno al seguito. Il bar Gabbiano, dentro l’hotel, gli ha dedicato il cocktail Buona Notte, in onore del suo film, fatto con limone, zucchero, vodka, succo di mirtilli, zenzero e angostura. Anni dopo lui e il bar manager Walter Bolzonella ne hanno ideato un altro a base di prosecco, fiori di sambuco e passion fruit, che è stato servito al suo matrimonio. Si chiama La Nina, come sua madre.

Clooney era stato alla mostra di Venezia due anni fa con il film Wolfs, di nuovo insieme a Brad Pitt, e poi l’anno scorso con Jay Kelly di Noah Baumbach, in cui interpretava un attore hollywoodiano in cerca di sé in Italia, dove arrivava perché un piccolo festival voleva dargli un premio alla carriera. È una coincidenza curiosa quindi che solo un anno dopo, sempre la Mostra di Venezia, cioè un festival italiano, gli abbia dato proprio quel premio. In Jay Kelly durante la cerimonia di premiazione viene mostrato un montaggio di scene dei film di Clooney; mercoledì sera alla cerimonia Venezia è stato proiettato un montaggio analogo, che includeva anche quella scena di Jay Kelly.

Come sempre gli capita, in special modo a Venezia, Clooney ha parlato di politica. Lo ha fatto durante la giornata, nella conferenza stampa con i giornalisti, e poi nel discorso alla consegna del premio, dopo che l’attrice Laura Dern, da sempre sua amica, lo aveva presentato. In entrambe le situazioni Clooney ha mostrato la stessa inclinazione a promuovere idee liberali e progressiste, esibita per tutta la carriera, nei film che ha diretto e nelle molte occasioni pubbliche che lo hanno coinvolto.

– Leggi anche: Guida alla Mostra del cinema di Venezia