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  • Giovedì 3 settembre 2026

Il “cavatappi” di Laguna Seca non è per tutti

La serie di curve più famosa del noto circuito statunitense verrà intitolata ad Alex Zanardi, per un suo famoso sorpasso

Valentino Rossi sul circuito di Laguna Seca nel 2009, Monterey, California (Mirco Lazzari/Getty Images)
Valentino Rossi sul circuito di Laguna Seca nel 2009, Monterey, California (Mirco Lazzari/Getty Images)

Il circuito di Laguna Seca, a Monterey, sulla costa californiana tra San Francisco e Los Angeles, è famoso e famigerato per una serie di curve molto particolari. Sono una dopo l’altra in forte discesa. È un passaggio difficile per i piloti, sia di automobili che di moto, ed è noto come Corkscrew, “cavatappi”. Venerdì 4 settembre verrà intitolato all’ex pilota e atleta paralimpico italiano Alex Zanardi, che al “cavatappi” ha fatto uno dei suoi sorpassi più famosi.

In gergo il cavatappi di Laguna Seca è una chicane, ovvero una serie di curve molto ravvicinate, nelle quali bisogna cambiare direzione più volte in pochi secondi. Ciò che lo rende particolarmente complicato, poi, è il fatto che per arrivare al cavatappi si va in salita e poi all’improvviso ci sono la discesa (con una pendenza massima del 16 per cento) e le curve, che ricordano appunto la forma di un cavatappi.

È piuttosto comune che le curve dei circuiti degli sport motoristici abbiano dei nomi. A volte derivano dai toponimi del luogo (Eau Rouge, una famosa curva del circuito belga di Spa-Francorchamps, è anche un ruscello che passa lì vicino), a volte hanno origini bizzarre: la curva del Tabaccaio del circuito di Montecarlo deve il proprio nome al fatto che lì vicino c’era un negozio di tabacchi. Il circuito di Laguna Seca si chiama così perché si sviluppa attorno a una serie di laghetti che d’estate si prosciugano, e aveva già altre curve intitolate a campioni del passato: il primo tornante per esempio è dedicato all’ex pilota statunitense Mario Andretti.

Riguardo alla costruzione del circuito, ultimata nel 1957, si dice che avvenne senza la supervisione di piloti o esperti: durante i lavori, il gruppo di operai che stava lavorando sul disegno del tracciato era andato a pranzo. Il caposquadra disse quindi all’uomo alla guida del bulldozer che stava spianando la pista di scendere dalla collina un po’ come gli veniva meglio. Nacquero così le curve del cavatappi, che secondo Guido Meda, storico telecronista delle gare di MotoGP, sono «un salto nel vuoto, una biscia con una curva sinistra e poi a destra».

La scritta «Grazie Alex» all’esterno della seconda curva del cavatappi, durante una gara a Laguna Seca pochi giorni dopo la morte di Zanardi a maggio (Brandon Badraoui/Lumen via Getty Images)

Essendo così particolari, le curve del cavatappi – o “cavatappi Alex Zanardi”, come si chiamerà – vengono spesso affrontate con cautela e attenzione. Sono tuttavia anche uno dei migliori punti in cui tentare un sorpasso: il circuito di Laguna Seca è tecnico e corto, senza grandi rettilinei sui quali sfruttare la scia o un motore più potente. Sorpassare al cavatappi è complicato e rischioso: per questo quando qualcuno ci riesce, magari in un momento importante della gara, viene ricordato.

Andò così ad Alex Zanardi. Nato a Bologna nel 1966 e morto il 1° maggio del 2026, negli anni Novanta Zanardi guidò sia macchine di Formula 1 che automobili dei maggiori campionati automobilistici statunitensi per vetture a ruote scoperte. Tra questi c’era la Champ Car, o CART (Championship Auto Racing Teams), che nel 2008 confluì nel campionato rivale IRL (Indy Racing League) per formare quella che oggi è nota come IndyCar o Formula Indy.

Nella sua prima stagione nel campionato CART, nel 1996, Zanardi – che era considerato estroso e un po’ spericolato – fu uno dei piloti migliori. L’ultima gara del campionato si teneva proprio sul circuito di Laguna Seca e all’ultimo giro Zanardi era in seconda posizione. Per vincere la gara avrebbe dovuto sorpassare Bryan Herta nelle curve del cavatappi, e ci riuscì rischiando molto, finendo per qualche momento sulla sabbia che si trovava all’interno di una delle curve in discesa.

È un sorpasso talmente famoso che tuttora negli Stati Uniti è noto semplicemente come “the pass”. «Ho avuto del culo, ma intanto bisogna provarci. E io ci ho provato», disse Zanardi ricordando quel sorpasso.

Il sorpasso è al minuto 1:08 circa.

Il primo pilota italiano che vinse a Laguna Seca nel campionato CART fu Teodorico “Teo” Fabi nel 1983, tredici anni prima di Zanardi. Fu anche la prima volta che Laguna Seca ospitò una gara del campionato CART, e viene ricordata per un duello tra i piloti Al Unser Sr. e Al Unser Jr., padre e figlio.

Negli anni il circuito è cambiato molto, soprattutto per adattarsi a nuovi standard di sicurezza: sono state inserite curve nuove che lo hanno reso più lento, le barriere a bordo pista sono state rese più sicure, nuove vie di fuga sono state asfaltate. Gli incidenti, tuttavia, hanno continuato a essere molti: nel 1999 il pilota uruguaiano del campionato CART Gonzalo Rodríguez morì perché non riuscì a frenare (o la sua macchina ebbe dei problemi) in prossimità della prima curva del cavatappi, e la sua macchina si ribaltò dopo aver superato le barriere di protezione.

Soprattutto in occasione delle gare motociclistiche dei primi anni Duemila il circuito venne anche reso meno ondulato. I saliscendi furono resi un po’ meno ripidi, insomma. Nel frattempo sono anche cambiate le regole e la loro interpretazione: sorpassi al limite della scorrettezza vengono tollerati meno di prima perché ritenuti troppo pericolosi.

Le curve del cavatappi di Laguna Seca, in una gara di MotoGP del 2012 (Christian Pondella/Getty Images)

Guido Meda sostiene che un altro sorpasso famoso, soprattutto in Italia, avvenuto al cavatappi di Laguna Seca e risalente a una gara del campionato di MotoGP del 2008, oggi verrebbe sanzionato. È quello fatto da Valentino Rossi nei confronti dell’australiano Casey Stoner, all’epoca suo grande rivale.

Rossi aveva già vinto quattro volte il campionato di MotoGP, o Motomondiale, ma l’anno prima lo aveva vinto Stoner. Quella di Laguna Seca era l’undicesima gara su 18 del Motomondiale, e Rossi si giocava la vittoria del campionato con Stoner e lo spagnolo Daniel Pedrosa. Nella gara precedente, però, Pedrosa si era infortunato alla mano e non gareggiò a Laguna Seca.

Stoner invece era in grande forma: aveva vinto tre gare consecutive, in classifica stava rimontando velocemente, fece il miglior tempo in qualifica e sembrava più brillante di Rossi. Durante la gara, però, Rossi riuscì a tenere il suo passo e i due ingaggiarono una sfida che durò molti giri. Il sorpasso più importante Rossi lo fece proprio al cavatappi, mettendo le ruote sulla sabbia e rischiando di cadere.

Vincendo in questo modo a Laguna Seca (a fine gara andò a baciare l’asfalto delle curve del cavatappi), Rossi cambiò il corso del suo Motomondiale. Dopo Laguna Seca vinse altre quattro gare consecutive, e infine il campionato. Stoner si lamentò della manovra di Rossi, dicendo che usò «la pista in modo non sicuro». Invece dai più è ricordato come uno dei colpi di genio di Rossi, che sapeva inventare sorpassi quando gli altri non credevano fosse possibile.