È morto Enzo Bianchi
Era un noto monaco e teologo, nonché fondatore del famoso e innovativo monastero di Bose: aveva 83 anni
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È morto il monaco e teologo cristiano Enzo Bianchi, famoso soprattutto per aver fondato la comunità monastica di Bose, in Piemonte, uno degli esperimenti più innovativi legati alla vita monastica cristiana in Europa.
Negli anni Bianchi era anche diventato una figura pubblica di riferimento sulla cristianità: ha scritto a lungo su Repubblica e la Stampa, partecipato a trasmissioni tv e pubblicato diversi libri di successo con Einaudi. Era molto ascoltato anche all’interno della Chiesa Cattolica, tanto che ricevette incarichi e inviti da tutti i papi in carica da Giovanni Paolo II in poi.
Nel 2021 Bianchi lasciò il monastero di Bose dopo anni di tensioni interne che vennero risolte soltanto con un intervento personale di papa Francesco, che decise la rimozione di Bianchi da capo della comunità. La motivazione reale della rimozione di Bianchi non fu mai chiarita ufficialmente. Bianchi era un leader carismatico, con una personalità magnetica e accentratrice: si disse che in sostanza avesse fatto molta fatica a cedere davvero il potere, dopo aver lasciato nominalmente la carica di priore nel 2017.
Dopo la sua rimozione Bianchi si era allontanato di qualche chilometro e aveva fondato una comunità parallela, insieme ad alcuni monaci e monache che avevano lasciato Bose insieme a lui.
Bianchi aveva 83 anni ed era ricoverato da giorni all’ospedale Molinette di Torino. Le sue condizioni si erano aggravate negli ultimi giorni. Negli ultimi anni camminava a fatica e aveva perso quasi completamente la vista.
Bianchi era nato a Castel Boglione, in provincia di Asti. Durante gli anni all’università di Torino, mentre stava studiando Economia, decise di ritirarsi da tutto per dedicarsi a una vita di preghiera, lavori in campagna e meditazione. Nel 1965 affittò una vecchia cascina poco distante da Magnano, un borgo in provincia di Biella. Negli anni successivi iniziarono a raggiungerlo alcuni amici, e il gruppo si ingrandì fino a formare una piccola comunità monastica.
Il monastero di Bose fu fondato ufficialmente nel 1968. Era un momento di ampie contestazioni e ripensamenti della società in tutta Europa, e fin da subito Bose provò ad avviare un rinnovamento della tradizionale comunità monastica cristiana.
A differenza della stragrande maggioranza dei monasteri, quello di Bose era ed è ancora oggi una comunità mista ed ecumenica: significa cioè che ospita uomini e donne insieme, e provenienti da tutte le confessioni cristiane, come quella ortodossa e quella protestante (in tutto oggi vivono assieme una cinquantina di fratelli e sorelle). Col tempo la natura di Bose, quasi unica in Italia, lo ha reso un punto di riferimento per il cristianesimo ecumenico e per molti cattolici progressisti.
Un altro elemento che differenzia il monastero di Bose dalle normali comunità monastiche è l’apertura verso il mondo esterno: le preghiere della comunità sono aperte al pubblico, in orari fissi della giornata, e il monastero è solito ospitare ogni anno migliaia di persone che partecipano a periodi di preghiera, seminari o semplici periodi di distacco dal mondo esterno (ogni anno i monaci e le monache si prendono soltanto un mese di pausa dall’accoglienza degli ospiti, a gennaio). Il monastero ha anche una casa editrice, Edizioni Qiqajon, una cooperativa agricola in cui collaborano lavoratori migranti, Agribose, e una produzione seriale di newsletter e podcast.
Molte di queste iniziative furono avviate dallo stesso Bianchi, che riteneva centrale far conoscere a più persone possibili l’esperienza di Bose. Anche per questa ragione Bianchi assunse un ruolo sempre più pubblico: nei suoi ultimi anni da priore pubblicava più di un libro all’anno – il più famoso è probabilmente La differenza cristiana, del 2006 – ed era perennemente in giro per conferenze, incontri e ritiri.



