Dopo due anni sono stati revocati lo stato d’emergenza e il coprifuoco nella capitale del Sudan

Un bus che riporta a Khartoum alcuni rifugiati dall'Egitto, il 26 agosto
Un bus che riporta a Khartum alcuni rifugiati dall'Egitto, il 26 agosto (Nezar Abdallah Basheer/Anadolu via Getty Images)

L’esercito sudanese ha revocato lo stato d’emergenza e il coprifuoco che erano in vigore da più di due anni nella capitale Khartum, di cui aveva ripreso il controllo a marzo del 2025 nella violenta guerra civile in corso dal 2023. Con la fine dei combattimenti a Khartum, nell’ultimo anno e mezzo ci sono tornati più di due dei cinque milioni di persone che erano fuggite da lì. Il coprifuoco e lo stato d’emergenza erano stati imposti per la prima volta nel 2024.

Dopo tre anni la guerra civile è sostanzialmente a un punto fermo, ma non è certo finita. È in corso tra l’esercito regolare, guidato dal generale Abdel Fattah al Burhan, e i paramilitari delle Rapid Support Forces (RSF), guidati da Mohamed Hamdan Dagalo. Il Sudan è tuttora diviso in due: Khartum si trova nella metà orientale, controllata dall’esercito, mentre i combattimenti si concentrano in mezzo.

La situazione umanitaria resta disastrosa e nella zona dei combattimenti sono sempre più frequenti le esecuzioni sommarie, i rapimenti e gli attacchi coi droni anche sulle aree civili. Da mesi le RSF stanno assediando Al Obeid, la città più importante della regione del Kordofan settentrionale, nel centro-sud del Sudan, come avevano fatto nel 2025 con Al Fashir, la più grande del Darfur settentrionale, tra gravissime violenze e massacri.

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