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  • Venerdì 28 agosto 2026

Il seguitissimo processo contro Lindsay Clancy negli Stati Uniti

Nel 2023 uccise i tre figli piccoli e tentò il suicidio: la difesa dice che non è colpevole perché affetta da una grave psicosi poco conosciuta

Lindsay Clancy durante il processo, 27 agosto 2026 (Greg Derr/AP)
Lindsay Clancy durante il processo, 27 agosto 2026 (Greg Derr/AP)
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Da giovedì una giuria popolare è riunita per emettere un verdetto in uno dei processi più seguiti degli ultimi anni negli Stati Uniti: quello a Lindsay Clancy, una donna di 36 anni accusata di aver ucciso i suoi tre figli piccoli nel 2023. Clancy si è dichiarata non colpevole dei tre capi d’accusa per “omicidio di primo grado” (cioè doloso e premeditato): la difesa sostiene che quando uccise i suoi figli Clancy non fosse in grado di intendere e di volere perché affetta da psicosi post-partum, una rara e grave malattia mentale che può insorgere dopo il parto e provocare allucinazioni e deliri.

Il caso di Clancy è stato trasmesso interamente in streaming negli Stati Uniti e ha alimentato un ampio dibattito sulla cosiddetta salute mentale perinatale (cioè dalla gravidanza fino a un anno dopo il parto), aumentando l’interesse pubblico sul tema. Se condannata rischia l’ergastolo senza possibilità di libertà condizionale.

I fatti per cui Clancy è accusata risalgono al 24 gennaio 2023, quando strangolò i suoi tre figli (Cora di 5 anni, Dawson di 3 anni, e Callan di 8 mesi) nella sua casa di Duxbury, nello stato del Massachusetts, usando degli elastici per fare esercizio fisico. Una volta tornato a casa, il marito Patrick Clancy li trovò nel seminterrato e chiamò un’ambulanza: Cora e Dawson erano già morti mentre Callan fu portato in ospedale e morì alcuni giorni dopo. Clancy, che nel frattempo aveva tentato di uccidersi ferendosi con un coltello, prendendo delle pillole e lanciandosi dalla finestra del secondo piano, fu trasportata in ospedale in gravi condizioni. Riportò gravi lesioni al midollo spinale e oggi si muove in sedia a rotelle.

L’avvocato Kevin Reddington mostra un libro per bambini sulla salute mentale materna alla giuria, durante la sua arringa finale nel processo a Lindsay Clancy, giovedì 27 agosto 2026 (Greg Derr/AP)

L’arringa della difesa si è svolta il 21 agosto. Diversi testimoni hanno descritto Clancy come una madre affettuosa e attenta e hanno raccontato del peggioramento delle sue condizioni mentali prima degli omicidi. I suoi avvocati hanno raccontato che Clancy chiamò in almeno due occasioni una linea telefonica per la prevenzione del suicidio, e disse di sentire una voce maschile che le ordinava di uccidere i suoi figli e poi sé stessa. Le allucinazioni uditive possono essere uno dei sintomi della psicosi post-partum.

Nella sua testimonianza la madre Susan Clancy ha raccontato che, nelle settimane precedenti agli omicidi, la figlia «implorava aiuto» e soffriva di ansia, depressione e insonnia. Uno dei poliziotti che hanno indagato sul caso ha detto che, in quegli stessi giorni, Clancy cercò sullo smartphone informazioni sulla schizofrenia, sulle allucinazioni e sulla psicosi, e inserì su un motore di ricerca la domanda «si può curare un sociopatico?».

I pubblici ministeri hanno messo in discussione la veridicità di alcune di queste affermazioni facendo notare che, secondo le cartelle cliniche, Clancy cominciò a parlare di allucinazioni soltanto dopo l’accaduto.

L’accusa fa leva soprattutto sulla testimonianza di Avram H. Mack, psichiatra chiamato come esperto dalla procura che ad aprile aveva incontrato Clancy per esaminare le sue condizioni mentali al momento degli omicidi. Mack sostiene che Clancy fosse perfettamente in grado di intendere e di volere e che avesse premeditato le sue azioni, visto che la sera del 24 gennaio 2023 convinse suo marito a uscire di casa. È la stessa interpretazione dello psichiatra forense Gregory Saathoff, un altro perito dell’accusa.

Lo psichiatra forense Gregory Saathoff (Greg Derr /AP)

Prima degli omicidi Clancy lavorava come infermiera nel reparto di ostetricia e ginecologia di un ospedale di Boston. Dopo la nascita dei figli aveva sofferto d’ansia ed era stata in cura da alcuni psichiatri. Le erano stati prescritti diversi psicofarmaci, tra cui Ambien, Klonopin e Zoloft. L’ex marito ha fatto causa agli specialisti che avevano seguito la moglie nei mesi precedenti agli omicidi, sostenendo che avessero sottovalutato le sue reazioni ai farmaci e il peggioramento delle sue condizioni psichiatriche.

Il giudice William Sullivan ha stabilito che la giuria potrà condannare Clancy anche per un reato meno grave dell’omicidio di primo grado, equivalente grossomodo all’omicidio colposo (cioè commesso senza l’intenzione di provocare un danno) previsto dall’ordinamento italiano. Se venisse dichiarata non colpevole per infermità mentale, Clancy verrebbe molto probabilmente internata in una struttura psichiatrica.

Al momento la psicosi post-partum non ha una voce specifica nel Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM), il più famoso testo di riferimento per i disturbi psichici. Il dibattito sul suo inserimento è molto seguito negli Stati Uniti ma anche in Europa, per l’influenza del DSM e perché confondere la psicosi post-partum con altri disturbi mentali può portare a cure inadeguate, o ritardare interventi che dovrebbero invece essere tempestivi per evitare danni irreversibili.

– Leggi anche: In psichiatria c’è un dibattito sulla psicosi post-partum

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Dove chiedere aiuto
Se sei in una situazione di emergenza, chiama il numero 112. Se tu o qualcuno che conosci ha dei pensieri suicidi, puoi chiamare il Telefono Amico allo 02 2327 2327 oppure via internet da qui, tutti i giorni dalle 10 alle 24.
Puoi anche chiamare l’associazione Samaritans al numero 06 77208977, tutti i giorni dalle 13 alle 22.