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  • Martedì 25 agosto 2026

La sinistra francese è spezzettata alle presidenziali

I partiti moderati faranno delle primarie per scegliere chi candidare, mentre Jean-Luc Mélenchon avanza nei sondaggi insieme a Marine Le Pen

Sostenitori di Raphaël Glucksmann durante un suo comizio a Parigi a giugno del 2026 (Benjamin Girette/Bloomberg/Getty Images)
Sostenitori di Raphaël Glucksmann durante un suo comizio a Parigi a giugno del 2026 (Benjamin Girette/Bloomberg/Getty Images)
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Alle elezioni presidenziali francesi del prossimo 18 aprile la sinistra si presenta spezzettata: a ottobre si terranno delle primarie per scegliere la persona da candidare, decise al culmine di mesi di discussioni e divisioni interne che hanno finora impedito di proporre un’alternativa credibile a Jean-Luc Mélenchon, leader del partito di estrema sinistra La France insoumise.

Per una parte importante dell’elettorato moderato è un gran problema. Al momento i principali sondaggi indicano che, in mancanza di un candidato di centrosinistra forte, Mélenchon è quello con più possibilità di arrivare al secondo turno contro Marine Le Pen, leader del partito di estrema destra Rassemblement National. Gli stessi sondaggi però indicano anche che in una situazione del genere Le Pen vincerebbe al ballottaggio con ampio margine, diventando la prima presidente di estrema destra nella storia della Francia repubblicana.

In un editoriale non firmato del 21 agosto, il quotidiano francese Le Monde ha scritto che le elezioni presidenziali rischiano di «ridursi» a uno scontro delle «formazioni antisistema» e che la sinistra moderata non si sta dimostrando «all’altezza della posta in gioco».

Il primo comizio di Jean-Luc Mélenchon dopo l’annuncio della sua candidatura alle elezioni presidenziali del 2027, nel sobborgo parigino di Saint-Denis, il 2 giugno del 2026 (Remon Haazen/Getty Images)

Nel centrosinistra francese contano principalmente tre partiti: il Partito Socialista, un tempo il primo partito del paese e attualmente in crisi, guidato da Olivier Faure, gli Ecologisti di Marine Tondelier e Place Publique, il partito con le idee politiche più centriste fra i tre e che resiste sostanzialmente grazie alla popolarità del suo leader, Raphaël Glucksmann, e alle alleanze con i partiti più grandi.

Domenica Glucksmann ha detto che intende candidarsi alle primarie del centrosinistra e quindi indirettamente alle presidenziali. Fondò Place Publique nel 2019, anno in cui fu eletto al Parlamento Europeo grazie a un’alleanza con il Partito Socialista. Da allora ha sempre fatto parte della coalizione di sinistra, che l’ha portato anche a essere rieletto alle elezioni europee del 2024. Oggi è considerato l’unico politico di centrosinistra che potrebbe almeno provare a battere Mélenchon, rubando allo stesso tempo voti ai candidati centristi vicini all’attuale presidente Emmanuel Macron, come Edouard Philippe e Gabriel Attal.

Una parte della sinistra però ritiene che Glucksmann sia troppo liberale e che non rappresenti una vera alternativa, ma una versione vagamente più progressista di Philippe e Attal (che al momento potrebbero essere battuti da Mélenchon, anche se uno dei due si ritirasse in favore dell’altro). I critici fanno inoltre notare che negli ultimi mesi Glucksmann non è riuscito a suscitare l’entusiasmo che sperava intorno alla sua possibile candidatura.

Fra i sostenitori di questa idea c’è anche Olivier Faure, il leader dei Socialisti.

Olivier Faure a marzo del 2026 (AP Photo/Thibault Camus)

Per mesi Faure – che non ha ancora annunciato la sua candidatura, ma è molto probabile che lo farà – ha tentato di convincere il suo partito a organizzare delle primarie aperte a chiunque si identificasse nei valori del centrosinistra, sia dal punto di vista dei candidati che degli elettori. Ufficialmente l’ha fatto sostenendo la necessità di allargare il campo il più possibile, mentre secondo i suoi critici si trattava solo di un modo per attirare più elettori di sinistra e indebolire la candidatura di Glucksmann.

A inizio luglio, con una votazione interna è stato deciso che alle primarie si potranno candidare solo politici appartenenti al “polo socialista” (che include Partito Socialista e Place Publique, ma non gli Ecologisti) e che saranno riservate agli iscritti di questi partiti. Le regole non sono ancora state ufficializzate, ma secondo quanto riferito dai giornali francesi le persone esterne che vorranno votare dovranno pagare 15 euro o una «tariffa sociale» di 10 euro. Gli alleati di Faure hanno accusato l’ala più moderata del Partito Socialista di aver approvato delle primarie che favoriscono Glucksmann, impedendo qualsiasi reale competizione.

La situazione è complicata ulteriormente dalla possibilità che François Hollande, Socialista e presidente della Francia dal 2012 al 2017, decida di non partecipare alle primarie, ma di candidarsi in qualche modo da solo con i Socialisti, scommettendo sul fallimento della candidatura di Glucksmann.

Raphaël Glucksmann alla fine del suo comizio a Parigi, il 13 giugno del 2027 (Benjamin Girette/Bloomberg/Getty Images)

Le primarie non sono neanche l’unico punto di disaccordo fra i due partiti, che in queste settimane stanno provando a stendere un programma politico comune: da una parte, Glucksmann ha escluso categoricamente qualsiasi tipo di sostegno a Mélenchon, nel caso fosse lui a passare al secondo turno; dall’altra, Faure e i suoi alleati non vogliono precludersi questa possibilità e hanno impedito che questo vincolo finisse nel programma.

Durante l’intervista di domenica in cui ha annunciato la sua candidatura, Glucksmann ha detto: «La scelta sarà molto semplice tra coloro che sono già in uno stato d’animo di sconfitta (…), che stanno già preparando i loro accordi con Jean-Luc Mélenchon per vincere nella propria circoscrizione, e gli altri, di cui faccio parte, che ritengono che la sinistra possa vincere le elezioni presidenziali se rimane salda sui propri principi».

Osservando da fuori, La France insoumise spera di poter contare sul sostegno di almeno alcuni partiti moderati, perché è consapevole di non poter battere Le Pen senza i voti dei loro elettori. Per questo nelle ultime settimane Mélenchon ha evitato di criticare gli altri partiti di sinistra e ha ricordato più volte gli ottimi risultati ottenuti dal Nuovo Fronte Popolare, l’alleanza di sinistra che si è presentata alle elezioni legislative del 2022 e del 2024 e di cui faceva parte anche La France insoumise.

Nei suoi interventi inoltre Mélenchon ha parlato più del solito di clima ed ecologia, sia per via dei disastrosi incendi che hanno colpito la regione di Bordeaux a luglio, sia per cercare di portare dalla sua parte gli Ecologisti, esclusi dalle primarie del centrosinistra. La loro leader, Tondelier, è candidata alle presidenziali, ma un’ala del partito preferirebbe vederla ritirarsi e appoggiare da subito Mélenchon invece che presentarsi al primo turno con praticamente nessuna possibilità di passare al ballottaggio, rischiando di togliergli voti e favorendo così indirettamente i candidati di centrodestra. Il suo sostegno senza il resto della coalizione progressista però sarebbe insufficiente per assicurare la vittoria a Mélenchon.

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