Bastava poco per ridurre le perdite di tempo in Serie A
Grazie alle nuove regole nelle prime partite di questa stagione si sono giocati in media 9 minuti in più rispetto all'anno scorso
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Come nei recenti Mondiali di calcio, da questa stagione anche in Serie A sono state introdotte nuove regole per ridurre le perdite di tempo dei calciatori (quasi sempre della squadra che sta vincendo). Sono poche e semplici, eppure già molto efficaci e per questo apprezzate in modo trasversale, una cosa rara nel calcio: ci si chiede, semmai, perché non siano state introdotte prima.
È ancora presto per giudicare l’impatto a lungo termine, ma già confrontando la prima giornata di quest’anno con quella dell’anno scorso i dati (presi da 365Scores) sono chiari. Nelle prime 10 partite della scorsa Serie A il tempo effettivo di gioco era stato in media di 52 minuti e 34 secondi su poco più di 96 minuti (considerando quindi anche i recuperi). Vuol dire che la palla era rimasta in gioco per il 54,7 per cento del tempo. Nelle prime 8 partite di questa Serie A (mancano le due di lunedì sera) si sono giocati in media 61 minuti e 38 secondi su poco meno di 97: una percentuale del 63,6 per cento.
Semplificando: quest’anno, per ora, la palla rimane in gioco per 9 minuti in più in media a partita. Questo si traduce banalmente in partite meno spezzettate e quindi quasi sempre meno noiose e più spettacolari, o comunque più giocate.
Oltre a una generale indicazione a fischiare qualche fallo in meno su contrasti e contatti, il tempo effettivo di gioco è aumentato in conseguenza di un inasprimento delle regole sulle perdite di tempo. Da quest’anno i calciatori di Serie A hanno 5 secondi per battere una rimessa laterale o un rinvio dal fondo, e 10 secondi per uscire dal campo in caso di sostituzione. Se non rispettano questi limiti di tempo, che l’arbitro segnala attraverso un conto alla rovescia (fa proprio 5, 4, 3, 2, 1 con le mani), la rimessa laterale viene invertita, cioè assegnata alla squadra avversaria, mentre nei casi in cui il pallone ce l’ha il portiere viene assegnato un calcio d’angolo alla squadra avversaria.
Quanto alle sostituzioni, se i calciatori non escono in 10 secondi, l’arbitro li farà comunque uscire, senza però consentire al sostituto di entrare per almeno un minuto.

Un conto alla rovescia dell’arbitro Daniele Perenzoni durante Parma-Cagliari (Luca Amedeo Bizzarri/Getty Images)
Prima d’ora non c’era un’indicazione precisa su quanto tempo si potesse impiegare a fare queste operazioni e l’eventuale sanzione era a discrezione dell’arbitro, che poteva ammonire i calciatori che temporeggiavano. L’ammonizione però arrivava spesso dopo varie perdite di tempo, e quasi mai si traduceva in un effettivo vantaggio di gioco per la squadra avversaria. Adesso invece se un calciatore perde tempo dà immediatamente un vantaggio alla squadra avversaria (una rimessa laterale, un corner o un periodo con un calciatore in più in campo).
Quasi tutti, finora, hanno quindi rispettato il countdown dell’arbitro, riducendo le lunghe interruzioni soprattutto nei minuti finali. La prima infrazione notevole è stata commessa dal portiere del Frosinone, che non ha rinviato nei cinque secondi concessi: l’arbitro ha perciò dato un calcio d’angolo alla Juventus.
Resta ovviamente da vedere, con l’aumentare delle partite, se e quanto le regole contro la perdita di tempo continueranno a essere applicate con costanza e intensità. E, ovviamente, all’aumentare delle partite ci sarà anche modo di valutare con maggiore efficacia le percentuali relative al tempo effettivo di gioco.
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