È stata trovata una sistemazione temporanea per tutti gli abitanti dello Spin Time
In 356 erano finiti per strada dopo lo sgombero di fine luglio: intanto continuano le trattative fra comune di Roma e proprietari
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Quasi un mese dopo il sequestro e l’evacuazione dello Spin Time, il grande edificio occupato nel quartiere Esquilino a Roma, tutte le 356 persone che ci vivevano hanno trovato una sistemazione temporanea. Lo hanno detto venerdì gli attivisti di Spin Time, ribadendo però che la loro priorità resta il rientro nell’edificio. Per questo hanno indetto una manifestazione a Roma per il prossimo 19 settembre.
Molte delle sistemazioni sono state individuate dal comune di Roma, che fin dai giorni successivi al sequestro aveva cercato una soluzione per gli abitanti. Dopo l’evacuazione, non avendo un posto dove andare, decine di persone avevano piantato delle tende nella strada di fronte all’edificio e avevano iniziato a dormire lì. A quel punto il comune, che considera positiva l’esperienza di Spin Time, aveva provato a raggiungere un accordo con la proprietà dell’edificio per acquistarlo. La prima proposta prevedeva un periodo iniziale di affitto, durante il quale gli abitanti sarebbero potuti rientrare nell’edificio, seguito dall’acquisto da parte del comune. La proprietà, cioè la società di gestione del risparmio Investire, non aveva accettato questa offerta, anche se aveva detto che era disposta comunque a vendere l’edificio.
A quel punto il sindaco Roberto Gualtieri ha trovato una soluzione alternativa, da applicare durante il prosieguo delle trattative: a tutti gli abitanti dello Spin Time è stata promessa in futuro una casa popolare, e nel frattempo un posto dentro a strutture temporanee.
Le assegnazioni sono cominciate lunedì 10 agosto, dieci giorni dopo l’evacuazione dell’edificio, e si sono concluse in meno di due settimane. Quasi un terzo degli abitanti però è stato trasferito in strutture in quartieri periferici, molto lontano dal palazzo, che si trova vicino alla stazione Termini. Ci sono 39 persone in un hotel lungo la via Cassia, nella frazione di La Storta, 60 al Santuario del Divino Amore (appena fuori dal raccordo anulare, a sud) 9 all’Infernetto e 10 a Castel Fusano, due posti vicino a Ostia.
In queste settimane, intanto, nella strada davanti a Spin Time è stato organizzato un presidio permanente. L’edificio è da anni un punto di riferimento per associazioni, attivisti e persone del mondo della cultura e il presidio è servito sia ad aiutare le persone rimaste senza casa dopo il sequestro sia a mantenere alta l’attenzione dei giornali e del comune sulla vicenda. Gli attivisti vorrebbero rendere permanente il presidio ma per farlo devono ottenere dei permessi dal comune: lunedì alla sede del comune di Roma ci sarà un incontro in cui si discuterà, tra le altre cose, anche di questo.
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Spin Time era un’occupazione abbastanza anomala: 7 piani dell’edificio erano riservati agli abitanti, ma il piano terra e il piano -1 erano aperti a tutti: il cancello del palazzo infatti era sempre aperto. In questi anni tantissime associazioni, gruppi studenteschi e culturali hanno organizzato incontri e riunioni a Spin Time e il palazzo era diventato un centro culturale molto importante in quella zona di Roma, sempre più piena di turisti, con pochi spazi e servizi destinati agli abitanti del quartiere.
Al piano terra c’erano un co-working e una grande sala che veniva usata per iniziative di diverso tipo; ogni sabato, per esempio, si teneva lì un doposcuola frequentato sia dai bambini del palazzo sia da quelli delle scuole del quartiere. Negli anni negli spazi di Spin Time erano nati anche un’osteria, un auditorium per dibattiti, spettacoli e riunioni, uno studio di registrazione, una falegnameria e una camera oscura. Anche il parcheggio dello stabile era stato trasformato e ospitava la sede della rivista Scomodo. Di sera accoglieva spesso eventi musicali, spettacoli e dibattiti.
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Lo Spin Time era stato evacuato dopo un piccolo incendio a fine luglio e successivamente sequestrato. In queste settimane gli attivisti hanno sostenuto che l’incendio sia stato usato come scusa per sgomberare l’edificio. Il palazzo era da tempo nella lista degli sgomberi stilata dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, che da quando ha assunto il suo incarico ha un approccio molto duro nei confronti delle occupazioni.



