Il nuovo Spider-Man ha fatto il botto

Nel giro di tre settimane ha superato i due miliardi di incassi, con una storia più piccola e meno cervellotica rispetto alle altre della Marvel

(Columbia Pictures/Courtesy Everett Collection)
(Columbia Pictures/Courtesy Everett Collection)
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Una delle tendenze più evidenti dell’industria cinematografica degli ultimi anni è il momento di stanca del Marvel Cinematic Universe (MCU), l’universo narrativo in cui sono ambientate le storie dei supereroi Marvel. Prima della pandemia di Covid-19 queste produzioni erano gli eventi cinematografici più attesi al mondo, capaci di catalizzare un interesse senza eguali e di superare con una certa frequenza il miliardo di dollari di incassi globali, la soglia simbolica a cui aspira ogni blockbuster.

Da allora però è accaduto molto più raramente: dei 14 film dell’MCU usciti negli ultimi sei anni, soltanto due sono riusciti a raggiungerlo. Spider-Man: Brand New Dayil quarto film con Tom Holland nel ruolo dell’Uomo Ragno, lo ha addirittura doppiato: a tre settimane dall’uscita, il 29 luglio, ha già superato i 2 miliardi di dollari, entrando nel ristretto gruppo di film ad aver ottenuto un risultato del genere (sono soltanto 8).

Una parte di questo enorme successo è da attribuire alla popolarità del personaggio. Per la Marvel l’Uomo Ragno è un po’ ciò che Batman rappresenta per la DC Comics, la sua principale concorrente nel mercato delle storie di supereroi. È di gran lunga la proprietà intellettuale più nota e riconoscibile dell’azienda, amata trasversalmente da almeno tre generazioni di spettatori e con una storia editoriale di più di sessant’anni alle spalle.

Tom Holland sul set di Spider-Man: Brand New Day, agosto 2025 (MEGA/GC Images)

I suoi film sono capaci di portare al cinema un pubblico vastissimo, che va ben oltre quello degli appassionati più assidui dell’MCU. Vanno a vederli anche spettatori occasionali che hanno una scarsa conoscenza degli intrecci di quell’universo narrativo ma che sono affezionati al personaggio per altri motivi, come le storie a fumetti o i precedenti film a lui dedicati.

Quello di Spider-Man viene insomma percepito come una specie di universo narrativo autonomo, pur essendo pienamente integrato nell’MCU: e questa caratteristica lo distingue da tutte le altre produzioni della Marvel, il cui interesse risiede soprattutto nelle interazioni e negli incroci tra supereroi diversi.

Buona parte delle recensioni uscite finora hanno lodato la scrittura di Chris McKenna e Erik Sommers, i due sceneggiatori del film, che hanno saputo trovare un buon compromesso tra la necessità di collegare Spider-Man: Brand New Day alle prossime uscite della Marvel (soprattutto Avengers: Doomsday) e quella di mantenere una narrazione autonoma.

Le consuete apparizioni di altri supereroi (Hulk, il Punitore, Vedova Nera) e i riferimenti agli sviluppi futuri dell’MCU non finiscono infatti per mettere in secondo piano il protagonista, che rimane al centro della vicenda con una storia costruita attorno ai suoi conflitti e al suo percorso. «Spero di vedere il giorno in cui gli studios torneranno a concentrarsi su film di supereroi davvero indipendenti, in cui non ci sia bisogno di un ripasso accelerato per ricordare tutti i molteplici fili narrativi. Fino ad allora, Spider-Man: Brand New Day sarà un luminoso faro di speranza», ha scritto la critica Jennifer Ouelette.

Secondo i colleghi Matt Goldberg e David Chen, Spider-Man: Brand New Day funziona anche perché riesce a raccontare l’isolamento in un modo che suona familiare al pubblico contemporaneo. Il film è ambientato dopo gli eventi raccontati nel precedente Spider-Man: No Way Home, uscito nel 2021: per via di un incantesimo del Dottor Strange, il mondo intero dimentica che Peter Parker è Spider-Man e di conseguenza anche i suoi conoscenti non si ricordano più di lui.

Parker si trova quindi a difendere la città di New York senza il sostegno delle persone a lui vicine, in particolare la ex fidanzata MJ e l’amico Ned, e a trascorrere molto tempo da solo a rimuginare sul passato. «Questo aspetto risulta particolarmente rappresentativo di un mondo in cui, nonostante le connessioni digitali, il senso di solitudine cresce: non solo per gli strascichi della pandemia, ma anche per la sempre più diffusa sensazione che crescere significhi, inevitabilmente, perdere gli amici», hanno scritto.

Un altro elemento che contribuisce da sempre al successo dei film di Spider-Man è la loro capacità di intercettare l’interesse del pubblico femminile, più di qualsiasi altro cinecomic.

In tutti i film il rapporto di Peter Parker con la donna di cui è innamorato (che si tratti di Mary Jane Watson o Gwen Stacy) è sempre una parte importante della storia, e questa linea narrativa riesce a coinvolgere anche una parte del pubblico meno interessata alla componente d’azione, che è invece particolarmente centrale per il pubblico maschile. «[Quelli di Spider-Man] sono film di supereroi che vengono riavviati, riconfigurati e affidati a nuovi interpreti, ma che non rinunciano mai del tutto alla componente romantica», ha notato Jesse Hassenger del Guardian.

Milioni di spettatori poi sono cresciuti con i personaggi di Tom Holland (Spider-Man) e Zendaya (che interpreta MJ), affezionandosi alle loro vicende. Girarono Spider-Man: Homecoming, il primo film della saga, nel 2017, quando erano poco più che ventenni e quest’anno si sono sposati. Negli ultimi nove anni sono diventati due tra gli attori più richiesti di Hollywood, e una coppia tra le più celebri e raccontate dai media di gossip.

Tom Holland e Zendaya durante un evento promozionale di Spider-Man: Brand New Day a Madrid (Pablo Cuadra/Getty Images)

Secondo altre recensioni Spider-Man: Brand New Day ha saputo riprendere e attualizzare un concetto fondamentale dei fumetti della Marvel che è andato un po’ perduto nelle trasposizioni cinematografiche, dominate da narrazioni epiche, cosmiche e pompose: quello dei “supereroi con superproblemi”, alle prese con difficoltà concrete e quotidiane capaci di fare molta più paura dei nemici che affrontano. «Si basa su un tema vecchio quanto i fumetti stessi, cioè che essere un supereroe è difficile», ha scritto Brian Tallerico di RogerEbert.com.

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