Il dibattito sul libro di Rachel Cusk che forse parla di Natalie Portman
Secondo chi l'ha letto in anteprima, la scrittrice nota per la sua capacità di mischiare realtà e finzione ne avrebbe fatto un ritratto impietoso
- Condividi
- X
- Regala il Post

Il 25 agosto nel Regno Unito e negli Stati Uniti uscirà il libro Life of M di Rachel Cusk, una delle autrici britanniche più rilevanti della sua generazione. Cusk ha 59 anni ed è conosciuta soprattutto per i suoi libri di “autofiction”, un genere che mescola elementi autobiografici e finzione narrativa, come la trilogia dell’ascolto (Resoconto, Transiti e Onori) uscita tra il 2014 e il 2018, e Il lavoro di una vita. Sul diventare madri, del 2001. Il libro non è ancora uscito ma è già stato molto discusso da giornalisti americani e britannici che l’hanno letto in anteprima.
Molti elementi fanno pensare infatti che Life of M parli del rapporto dell’autrice con la celebre attrice Natalie Portman, vincitrice del premio Oscar per Il cigno nero. Lo farebbe però nello stile di Cusk, che è notoriamente poco indulgente con i personaggi dei suoi romanzi, spesso ispirati a persone da lei realmente conosciute. In Italia la pubblicazione di Life of M non è ancora stata annunciata.
La voce narrante del romanzo è una scrittrice, associata alla stessa Cusk, che si offre di scrivere l’autobiografia di un’attrice che ha molte cose in comune con Natalie Portman. Il ritratto dell’attrice che emerge dal romanzo è molto negativo: diversi giornalisti scrivono che è rappresentata come una persona incapace di essere sincera e di provare empatia e sempre impegnata a recitare la parte di se stessa per piacere agli altri a ogni costo. Il Telegraph ha definito Life of M un «assassinio letterario», mentre il Times lo ha descritto come un romanzo «che Portman preferirebbe dimenticare».

Rachel Cusk al al festival letterario di Ascona a Locarno nel 2021 (Maria Moratti/Getty Images)
Cusk è nota per essere accurata e fedele alla realtà anche a costo di risultare spietata. Era successo per esempio nel libro Aftermath (pubblicato in Italia nella raccolta Coventry. Sulla vita, l’arte e la letteratura), nel quale racconta il suo divorzio senza risparmiare particolari, e in The Last Supper: in questo caso alcune persone si erano riconosciute nel racconto e avevano minacciato di fare causa. È inoltre un’autrice estremamente letteraria: non scrive romanzi di intrattenimento, ma fa profonda ricerca intellettuale col suo lavoro.
Né Cusk né Portman hanno confermato pubblicamente le voci sul libro. Cusk non ha mai detto che il libro sia ispirato a Portman. Diversi giornali che hanno sentito persone più o meno vicine a Portman invece riportano versioni contrastanti su come abbia reagito alle indiscrezioni sul libro. Secondo tabloid come il Daily Mail e Page Six avrebbe detto di essersi sentita “violata” e “infastidita”, mentre per In Touch sarebbe più in apprensione per i devastanti incendi in Francia, dove vive, e occupata dalla sua gravidanza.
Una fonte sentita dal Telegraph dice invece che Cusk non è così vicina a Portman da riuscire ad avere una visione così approfondita della sua vita.
Non è la prima volta che Natalie Portman viene coinvolta in un dibattito che riguarda il suo rapporto con uno scrittore. Nel 2016 su T Magazine, l’inserto del New York Times dedicato a moda e cultura, fu pubblicato un articolo dello scrittore Jonathan Safran Foer (noto per romanzi come Ogni cosa è illuminata e saggi come Se niente importa), composto da una serie di mail che lui e l’attrice si erano scambiati e che molti giudicarono imbarazzanti e stucchevoli. Nell’articolo Safran Foer faceva inoltre riferimento a una loro corrispondenza durata anni che lasciò spazio a molte speculazioni sul loro rapporto.
Cusk e Portman si conoscono da diversi anni ma in modo, per quello che si sa, piuttosto superficiale. I giornali che hanno parlato del libro hanno definito il loro rapporto “amichevole”. Portman, che ha un club del libro che si chiama “Natalie’s Book Club”, aveva intervistato Cusk nel 2022 con una diretta social e in quell’occasione l’aveva definita «una delle mie autrici preferite». Portman aveva consigliato dei libri di Cusk durante un’intervista a Elle, e aveva scelto due suoi libri per il suo club: La seconda casa e Corteo.
Tra gli elementi che accomunano l’attrice del libro (M) a Portman c’è il fatto di essere stata un’attrice bambina e aver interpretato da giovane un ruolo che «aveva immediatamente posto fine alla sua infanzia», come riporta The Cut. Un caso abbastanza noto della carriera di Natalie Portman infatti è che nel film Léon, girato quando aveva 12 anni, alcune scene che alludevano a un rapporto fisico con il suo co-protagonista molto più vecchio di lei (Jean Reno) fossero state tagliate dopo l’intervento della madre.
In Life of M Cusk scrive che uno dei ruoli più di successo interpretati dall’attrice è stato quello di una ballerina. Lo stesso si può dire di Portman, il cui ruolo più noto è quello di Nina Sayers, la ballerina protagonista del film Il cigno nero del regista Darren Aronofsky, per cui vinse il premio Oscar come miglior attrice nel 2011.
O ancora, l’attrice protagonista del libro è descritta come la modella di una pubblicità onnipresente – dai cartelloni alle fiancate degli autobus – in cui compare circondata da fiori, e Natalie Portman è da alcuni anni la protagonista della campagna pubblicitaria di un profumo di Dior in cui, appunto, compaiono anche molti fiori.
Benché le somiglianze tra Portman e M siano tante, sono tanti anche gli elementi che fanno pensare che le due non abbiano niente a che vedere l’una con l’altra. Su Slate la giornalista Laura Miller (che ha letto il libro in anteprima) scrive che «Life of M non è affatto su Natalie Portman». E non è la sola: molti articoli mettono infatti in evidenza anche le molte contraddizioni e frasi criptiche del libro che fanno pensare che Cusk non si riferisse a Portman ma piuttosto a se stessa o a una persona non identificata.
Il libro si apre con l’incontro tra la scrittrice e l’attrice in un locale chiuso e riaperto solo per via della fama di M, dove la prima propone alla seconda di scrivere la sua autobiografia. Qui, come ha evidenziato Slate, c’è la prima contraddizione: l’autrice (che rimane anonima per tutto il romanzo) non si offre di essere la sua ghost-writer, come sarebbe normale pensare visto che l’autobiografia in genere è il racconto della vita dell’autore in prima persona, ma semplicemente di scriverla. L’attrice a quel punto risponde: «la inventeresti completamente?».
Da quel momento l’autrice parla utilizzando la prima persona plurale, un “noi” che non si capisce a chi si riferisca, se a lei e al marito malato o se a lei e all’attrice. Per Miller, Cusk utilizza questo espediente per riflettere «sull’autenticità della realtà contemporanea» e sul rapporto con gli altri, un tema che le sta particolarmente a cuore e che torna in molti dei suoi romanzi. Le due protagoniste si incontrano di nuovo solo nell’ultimo capitolo, quando M dice all’autrice che non le piace il modo in cui l’ha ritratta, visto che non è affatto una persona insensibile e senza cuore, e definisce il libro «doloroso» oltre che pieno di errori fattuali.
– Ascolta anche: Rachel Cusk, intervistata dal Post



