È stata ordinata l’estradizione in Germania di “Gino” Abazaj, accusato di aver aggredito dei militanti neonazisti a Budapest

Un sostenitore di un’organizzazione di estrema destra partecipa al “Giorno dell’Onore” in piazza Kapisztran a Budapest, Ungheria, 13 febbraio 2016 (Tamas Kovacs/MTI/AP)
Un sostenitore di un’organizzazione di estrema destra partecipa al “Giorno dell’Onore” in piazza Kapisztran a Budapest, Ungheria, 13 febbraio 2016 (Tamas Kovacs/MTI/AP)

Mercoledì una corte di appello di Parigi ha ordinato l’estradizione in Germania di Rexhino “Gino” Abazaj, un attivista antifascista italo-albanese che nel 2023 era stato accusato di aver aggredito dei neonazisti a Budapest, in Ungheria, come era capitato anche a Ilaria Salis, ora europarlamentare. In precedenza la Francia si era rifiutata di estradarlo in Ungheria temendo che lì potessero essere violati i suoi diritti e che non avrebbe avuto un processo equo. Abazaj è indagato anche in Germania, perché alcune delle persone coinvolte nei fatti del 2023 erano tedesche. L’avvocato di Abazaj ha detto che farà ricorso presso la Corte Suprema francese.

Abazaj era stato fermato nella periferia di Parigi per via del mandato d’arresto europeo emesso dall’Ungheria, e in Francia la sua condizione era diventata un caso: diversi deputati di sinistra e intellettuali, fra cui la scrittrice e vincitrice del premio Nobel Annie Ernaux, si erano opposti alla sua estradizione in Ungheria, dove rischia fino a 24 anni di carcere. In Germania rischia una pena massima di 10 anni.

Nel 2023 Salis e Abazaj si trovavano a Budapest per partecipare ad alcune manifestazioni contro quelle per il “Giorno dell’Onore”, una commemorazione che ogni anno riunisce migliaia di militanti di estrema destra. Oltre a loro accuse simili erano state rivolte a una decina di attivisti, compresa Maja T., una persona non binaria con cittadinanza tedesca che a febbraio è stata condannata a 8 anni di carcere in primo grado in Ungheria, dove era stata estradata dalla Germania a giugno del 2024 dopo un anno di detenzione preventiva.