La missione per salvare l’osservatorio spaziale Swift è fallita

Il satellite della Nasa lanciato più di vent'anni fa si disintegrerà infine nell'atmosfera

LINK durante una serie di test (NASA)
LINK durante una serie di test (NASA)

Mercoledì la startup statunitense Katalyst Space Technologies ha annunciato l’annullamento della missione spaziale con cui stava cercando di portare in salvo un importante osservatorio spaziale della Nasa, Swift. È un satellite-osservatorio in orbita attorno alla Terra, ma sta lentamente precipitando: il fallimento della missione significa che molto probabilmente Swift continuerà a cadere e brucerà al rientro nell’atmosfera terrestre, entro la fine del 2026.

La missione era cominciata a inizio luglio e prevedeva che la Katalyst Space Technologies riuscisse a raggiungere Swift con un proprio satellite robot, LINK. Nei piani LINK avrebbe dovuto agganciare Swift, e trainarlo in un’orbita più alta rispetto a quella dove si trova ora, in modo da permettergli di continuare le sue osservazioni e ritardare la sua caduta di alcuni anni.

Dopo il lancio però LINK ha iniziato a muoversi in modo incontrollato, rendendo impossibile manovrarlo per raggiungere Swift. Gli ingegneri di Katalyst hanno provato per settimane a riprendere il controllo di LINK, senza successo, e alla fine la missione è stata annullata.

Swift è un osservatorio spaziale grande più o meno quanto un furgone e negli ultimi vent’anni ci ha permesso di studiare i lampi gamma, cioè le esplosioni più violente e potenti dell’Universo. Era stato lanciato nel 2004 a circa 600 chilometri di quota. La missione però era stata progettata per durare appena un paio d’anni e per questo non era stato previsto che Swift avesse dei motori per correggere la propria orbita. In quel tempo la perdita di quota sarebbe stata marginale e i motori sarebbero stati una zavorra inutile al lancio.

Poi però la NASA estese la durata della missione, con la consapevolezza che col tempo Swift si sarebbe avvicinato sempre di più alla Terra, fino a distruggersi negli strati più densi dell’atmosfera. Nel 2024 i responsabili della missione avevano stimato che l’osservatorio sarebbe potuto durare ancora una decina di anni, ma poi si accorsero di un effetto imprevisto del vento solare. Nei primi mesi del 2025 divenne evidente che senza un intervento esterno l’osservatorio sarebbe bruciato nell’atmosfera entro la fine del 2026.

L’osservatorio è costato finora circa 500 milioni di dollari. Per questo a settembre dello scorso anno, dopo un confronto sui costi e sui benefici, la NASA aveva annunciato l’assegnazione di un contratto da 30 milioni di dollari a Katalyst Space Technologies per provare a salvare l’osservatorio. Il direttore della missione l’aveva definita una missione «ad alto rischio e ad alta ricompensa».

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