I nuovi alberi monumentali italiani
Sono 82, sono stati scovati in Umbria, Abruzzo e Puglia, e aggiunti alla mappa dei quasi cinquemila sparsi in tutte le regioni
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Nel giardino dell’ex caserma Di Cocco a Pescara, che fino a una decina d’anni fa veniva usata dalla Guardia di finanza, c’è un grande pino d’Aleppo che sembra caduto: in realtà si è solo coricato e continua a crescere così, in orizzontale. Il tronco, di più di due metri di circonferenza, è finito a terra molti anni fa dopo un cedimento del terreno e invece di spezzarsi ha trovato questo modo curioso di sopravvivere. Dal 24 luglio quel pino d’Aleppo così particolare è diventato ufficialmente un albero monumentale, uno degli 82 aggiunti dal ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste all’elenco nazionale.
I nuovi ingressi arrivano da tre regioni: Umbria, Abruzzo e Puglia. Ora l’elenco contiene in totale 5.008 schede, che corrispondono a 17.564 alberi: ogni scheda può riguardare un singolo albero – in tutto sono 4.524 — oppure un gruppo di alberi della stessa specie cresciuti insieme, che vengono tutelati in blocco: in questo caso sono altri 13.040.
Il primo censimento degli alberi monumentali italiani fu fatto nel 1982 dal corpo forestale dello Stato, ora assorbito dai carabinieri. Fu la prima volta che in Italia si riconobbe ufficialmente un valore a quel patrimonio naturale. L’elenco vero e proprio, però, è arrivato molto dopo: il ministero lo approvò nel dicembre del 2017, con 2.407 voci iniziali, e da allora lo aggiorna periodicamente.
La legge dice che un albero può essere inserito nell’elenco nazionale degli alberi monumentali per diversi criteri, piuttosto soggettivi: quando è un «raro esempio di maestosità e longevità», se è considerato di pregio naturalistico perché la sua specie è rara, oppure se è legato a un evento storico, a una tradizione o alla memoria di un posto. Non conta se la specie sia arrivata da sola o l’abbia portata qualcuno: valgono sia le specie autoctone, cioè quelle che in quell’area crescono naturalmente, sia quelle piantate dalle persone o arrivate per caso in Italia.
Le proposte devono essere presentate dai comuni e passano poi alle regioni, che dopo una verifica le sottopongono al ministero. Ogni aggiornamento raccoglie quelle arrivate nel frattempo, e per questo il numero di regioni coinvolte può variare molto di anno in anno.
Oltre al pino di Pescara, nella presentazione dei nuovi alberi monumentali il ministero ha segnalato altri due alberi degni di nota: il primo è il cosiddetto Tasso Vetusto della Foresta Umbra, che a dispetto del nome si trova in Puglia, sul Gargano, nel comune di Monte Sant’Angelo. Il ministero lo definisce millenario e dice che supera i tre metri di circonferenza. Il tasso è velenoso in quasi tutte le sue parti, tanto che veniva chiamato “albero della morte”: si diceva che chi dormiva alla sua ombra non si svegliasse più.
L’altro è una roverella, cioè una quercia che si trova a Nottoria, una frazione di Norcia, in Umbria, e ha un tronco che supera i cinque metri di circonferenza. Questo albero è legato a una leggenda che incrocia fede e superstizione: la leggenda dice che il Diavolo chiese a Dio di poter comandare sulla Terra nei mesi in cui gli alberi restavano spogli, e Dio disse di sì; la roverella però tenne le foglie secche attaccate per tutto l’inverno e le lasciò cadere solo quando erano già spuntate le gemme nuove, così il bosco non restò mai spoglio e il Diavolo non poté mai comandare.
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