Dopo i colloqui tra rappresentanti del regime e delle opposizioni, il Venezuela ha scarcerato oltre 130 prigionieri politici
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Venerdì il governo del Venezuela ha scarcerato 131 prigionieri politici, che durante il governo dell’ex presidente venezuelano Nicolás Maduro, catturato e destituito dagli Stati Uniti a inizio 2026, erano stati arrestati e detenuti con accuse pretestuose. La loro scarcerazione segue quella di altre centinaia di persone negli ultimi mesi, ed è considerata un segnale di distensione. Il ministro per le Comunicazioni, Miguel Ángel Pérez Pirela, ha detto che alle persone coinvolte sono state assegnate misure alternative alla detenzione: al momento non è chiaro in cosa consistano, e il regime ha armi per condizionare gli ex detenuti (come l’obbligo di firma o il divieto di fare attività politica).
La scarcerazione è stata decisa durante i colloqui della settimana scorsa tra delegati del governo venezuelano, sostenuto dagli Stati Uniti, e delle opposizioni. Il primo era rappresentato dal presidente dell’Assemblea nazionale Jorge Rodríguez, fratello della presidente ad interim scelta dagli Stati Uniti, Delcy Rodríguez, mentre la delegazione delle opposizioni era guidata da Dinorah Figuera. Era invece assente María Corina Machado, la principale leader dell’opposizione venezuelana, a cui gli Stati Uniti hanno ripetutamente impedito di tornare nel paese, che comunque ha detto che non ostacolerà i colloqui.
Si pensa che nelle carceri venezuelane ci siano ancora alcune centinaia di prigionieri politici, ma non è chiaro quanti. Nonostante i colloqui e una meno visibile presenza delle forze di sicurezza nelle strade, l’apparato repressivo del regime è intatto.
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