Lo sdoganamento delle infradito

Con il tacco, con la zeppa, in camoscio o essenziali, ormai sono uscite da spiagge e palestre

(Christian Vierig/Getty Images)
(Christian Vierig/Getty Images)
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Una delle novità più chiacchierate sui social presentate alla Settimana della moda di Copenhagen all’inizio di agosto è stato un paio di infradito della marca Havaianas con il tacco e una copertura sull’alluce. Ha fatto discutere la forma un po’ grossolana e non molto funzionale, che inserisce questo modello nel trend delle “scarpe brutte”, ma anche il fatto che il marchio più conosciuto al mondo per le infradito avesse modificato in modo così drastico il design del suo prodotto di punta, rendendolo più alla moda e sofisticato, molto diverso dalle ciabattine in gomma colorata per cui è conosciuto.

Durante un’altra sfilata anche il marchio OpéraSport ha presentato delle infradito altrettanto particolari, con tutte le dita coperte, realizzate con la stampante 3D assieme all’azienda Zellerfeld. Ma le infradito si sono viste moltissimo anche tra il pubblico. Come ha scritto il New York Times, giornaliste, creator e modelle ne hanno indossate di tutti i tipi: in plastica ondulata, con il tacco, con le borchie, con dei lacci alla schiava e in camoscio zebrato.

Da un paio d’anni le infradito sono state definitivamente sdoganate come scarpe che si possono indossare in molti contesti diversi dalla spiaggia e dagli spogliatoi di piscine e palestre. Oltre al modello classico, apprezzato per la sua versatilità, comodità e per i tantissimi colori disponibili, sono sempre più diffusi quelli in materiali e forme strani.

Sui social è diventato normale vedere influencer e content creator di moda che propongono abbinamenti con questo tipo di ciabatte, per le strade delle città è sempre più comune incontrare persone che le portano, e non solo per fare la spesa o buttare la spazzatura. Anche sulle passerelle si sono viste parecchio, sia in quelle della settimana della moda femminile sia in quella maschile, abbinate in ogni modo: con completi sartoriali, gonne in seta, pantaloni in tessuto tecnico e jeans.

Il loro recente successo si può spiegare in vari modi, a partire dal ritorno di tendenze come il minimalismo degli anni Novanta, quando si portavano ciabattine più semplici, leggere e monocolori; e la moda degli anni Duemila, con scarpe con la zeppa e colori forti. Anche le temperature estreme degli ultimi mesi però hanno avuto il loro ruolo, convincendo le persone a liberarsi di calze e scarpe chiuse e a lasciare scoperti i piedi: a differenza di molti sandali o scarpe di vario tipo, le infradito sono così essenziali che difficilmente possono dar fastidio o fare male anche quando i piedi si gonfiano per il caldo.

Su TikTok c’è chi dice di aver iniziato a metterle per girare in città già dalla primavera, con l’intenzione di continuare fino all’autunno; chi racconta che a Londra, con l’ultima ondata di calore, non vuole indossare nessun altro paio di scarpe, e chi le abbina al tailleur da portare in ufficio.

A cambiare l’approccio nei confronti delle infradito negli ultimi anni e a dar loro una nuova rilevanza è stato in particolare il marchio di moda di lusso The Row, delle gemelle Mary-Kate e Ashley Olsen. The Row vende abiti di altissima qualità, dalle forme minimal ma curate nei dettagli e con prezzi molto alti. Già da qualche anno il brand proponeva in passerella completi e abiti abbinati alle infradito, ma fu il modello Dune, uscito nel 2025 ad avere l’impatto maggiore: pur costando 790 euro andò immediatamente sold out e finì tra gli accessori più rilevanti dell’anno secondo il report annuale della piattaforma di moda Lyst.

Il modello Dune fu molto apprezzato e imitato per la sua semplicità e per i materiali: essendo in pelle era considerato più ricercato e di classe rispetto a un normale paio di infradito in gomma, capace di elevare un look semplice e abbinabile anche con un abbigliamento più elegante.

Avendo una forma così minimal e lasciando molta pelle a vista le infradito hanno il vantaggio di poter essere abbinate a moltissimi colori, volumi e materiali diversi. Sono estremamente versatili e in generale piacciono perché riescono a bilanciare bene i look più eleganti aggiungendo un elemento sportivo. Inoltre, proprio perché sono considerate un accessorio alla moda, riescono a rendere più sofisticati anche gli abbinamenti più semplici.

Le infradito con il tacco in particolare sono un ibrido che è stato molto indossato negli ultimi mesi, al punto che diverse testate di moda lo hanno definito uno dei più importanti trend dell’estate. Si possono abbinare praticamente a qualsiasi tipo di abbigliamento e pur slanciando la figura risultano comunque semplici e non eccessive. Sono uno dei pochi esempi di scarpe con il tacco che stanno avendo successo dopo la pandemia, quando i capi e gli accessori comodi iniziarono a sostituire del tutto quelli troppo formali e costrittivi.

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Al successo delle infradito si affianca però anche una resistenza culturale, legata ai piedi scoperti e alla loro natura di ciabatte da spiaggia o da piscina. Negli anni Novanta e all’inizio dei Duemila le infradito erano molto diffuse e utilizzate in vari contesti, principalmente casual e sportivi. Poi per molti anni sono state considerate un tabù: mostrare i piedi, e soprattutto indossare delle ciabatte, in ambienti di lavoro, in ristoranti raffinati o per andare a lezione era giudicato come fuori luogo e in molti casi addirittura disgustoso.

Sono in molti a pensarla ancora così: anche se le infradito che vanno di moda oggi si distinguono abbastanza dalle ciabatte che si portano in piscina, c’è chi le considera comunque delle calzature da portare solo in ambiti molto informali o per andare al mare.

A questo si aggiunge la questione dell’igiene e dello sporco delle città: a differenza dei sandali, che di solito tengono il piede sollevato di qualche centimetro da terra, le infradito lo lasciano quasi completamente a contatto con marciapiedi e strada. In particolare terrorizza la possibilità di scivolare sulla suola di gomma e ritrovarsi a camminare scalzi sull’asfalto, in mezzo allo sporco o sopra a qualcosa di appuntito o doloroso da calpestare.

Per chi le indossa di solito in città si tratta di un problema facilmente risolvibile: «Si può vivere in una grande metropoli e indossare le flip flop, e sapete perché? Perché a fine giornata potete lavarvi i piedi», ha detto in un video la creator Kate Glavan.

All’inizio di agosto il giornalista e critico di moda Jacob Gallagher, autore della newsletter “The Fashions” del New York Times, dopo aver visto tutte le foto e i reportage dalla Settimana della moda di Copenhagen, in cui tantissime persone portavano infradito di ogni sorta, si chiedeva se non fossimo troppo rigidi riguardo ai nostri piedi e se non fosse arrivato il momento di superare la timidezza e i pregiudizi.

I sandali, proprio come i pantaloncini da uomo molto corti, dice Gallagher, «sono diventati un capo controverso perché espongono una parte del nostro corpo che non sempre è visibile». Ma forse il punto – e quello che solletica gli stilisti a proporle continuamente anche con abbinamenti un po’ azzardati – è proprio poter trovarsi a dire: «al diavolo le regole, ecco le mie dita dei piedi tozze e pelose».