Che fine farà lo yacht di Putin?
È fermo a Marina di Carrara da più di quattro anni e il contratto con la società che lo gestisce, peraltro in crisi, scadrà a settembre
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Se si guardano le Alpi Apuane dalla passeggiata che costeggia il porto di Marina di Carrara, nel nord della Toscana, ci sono alcune cose che si notano subito: il bianco, anche d’estate, delle cave di marmo sulle montagne; il campanile della chiesa cittadina; e ormai da più di quattro anni, uno yacht imponente e lussuoso che tutti chiamano “lo yacht di Putin”.
Il suo nome ufficiale è Scheherazade e fu sequestrato il 6 maggio 2022 dalla Guardia di Finanza a seguito dell’invasione russa su larga scala dell’Ucraina, come parte delle sanzioni europee alla Russia. Furono sequestrati anche molti altri beni che appartengono a oligarchi russi, come lo yacht a vela Sy A, che è ormeggiato nel porto di Trieste.
Il ministero dell’Economia italiano decise il congelamento dello Scheherazade perché trovò «significativi collegamenti economici e di affari» tra il proprietario della barca, l’oligarca Eduard Khudaynatov, e i più importanti membri del governo russo. Varie inchieste giornalistiche e della Fondazione anti-corruzione fondata dal dissidente russo Alexei Navalny hanno sostenuto che Khudaynatov sia solo un prestanome del presidente russo Vladimir Putin.
Lo Scheherazade si fa notare: è lungo 140 metri, ha 6 ponti e 22 grandi cabine di lusso con bagni in marmo, una strumentazione all’avanguardia, due piattaforme per l’atterraggio di elicotteri, un piccolo cinema, una sala da ballo, una palestra con sauna, bagno turco e una sala di crioterapia.
Nel 2022 lo yacht si trovava già dov’è ora perché la società nautica The Italian Sea Group, che possiede i cantieri navali di Marina di Carrara, ne stava curando la manutenzione e la ristrutturazione, il cosiddetto refitting. Il contratto di refitting fu stipulato nel 2021 con il proprietario dello yacht, prima che venisse sequestrato. Scadrà però il 16 settembre 2026, nel frattempo la società nautica è entrata in crisi e non è chiaro cosa succederà alla barca.

Lo yacht Scheherazade visto dal club nautico di Marina di Carrara (Il Post)
Lo Scheherazade, come tutti gli altri beni russi congelati, resta di proprietà di Khudaynatov e non può essere usato in alcun modo. L’Agenzia del Demanio, l’ente pubblico che gestisce il patrimonio immobiliare dello Stato e che si occupa anche dei beni congelati, scelse come amministratore dello yacht l’azionista di maggioranza e allora amministratore delegato di The Italian Sea Group, Giovanni Costantino.
La società nautica ha gestito lo yacht dal 2022 facendo sia le attività di rinnovo e ammodernamento dell’imbarcazione, per cui aveva il contratto con il proprietario, sia le attività di manutenzione più ordinarie. La Stampa ha ricostruito che ci lavorano ancora circa 25 membri dell’equipaggio, nonostante sia fermo da anni.
The Italian Sea Group è una delle principali aziende italiane che costruiscono grandi e lussuosi yacht, ma è in crisi da anni. Nei primi sei mesi del 2026 ha perso però quasi 16 milioni di euro, e al 30 giugno il totale dei debiti scaduti che non è riuscita a ripagare era di poco meno di 258 milioni di euro. Nel frattempo a luglio Costantino si è dimesso dal ruolo di amministratore delegato, anche se per il momento rimane amministratore dello Scheherazade. L’azienda sta preparando un concordato preventivo, la procedura con cui una società in crisi propone un accordo per pagare i propri debiti ed evitare il fallimento.
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L’esito di questa procedura è difficile da prevedere anche perché contemporaneamente è iniziata una competizione tra diverse società nautiche per comprare The Italian Sea Group. Secondo alcuni documenti letti dalla Stampa il proprietario dello yacht ha peraltro chiesto la nomina di un amministratore del bene diverso da Costantino. L’Agenzia del Demanio non ha commentato la situazione perché le informazioni in questi casi sono coperte dal segreto d’ufficio.

Un membro dell’equipaggio dello yacht Scheherazade mentre lavora a poppa il 13 agosto 2026 (Il Post)
Lo Scheherazade per il momento rimane lì. I lavori di refitting sullo yacht sono tra le poche attività di questo tipo ancora attive nei cantieri navali di Marina di Carrara: i ricavi di The Italian Sea Group per tutti gli interventi di refitting sono stati 17,1 milioni di euro nel 2025, in calo di quasi il 60 per cento rispetto all’anno precedente.
Le spese sostenute dal 2022 per le varie attività sullo yacht ammonterebbero invece, sempre secondo La Stampa, a circa 40 milioni di euro. In teoria queste dovrebbero essere sostenute dallo Stato italiano, tramite l’Agenzia del Demanio. La Stampa però scrive che starebbe pagando il proprietario in seguito a un accordo con il governo italiano, che farebbe da intermediario tra Khudaynatov e The Italian Sea Group. Non è possibile ricostruire la spesa con precisione sempre a causa del segreto d’ufficio.
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