Quando Trump è stato fatto scendere dall’Air Force One nascosto dentro un carrello
È successo un mese fa in Turchia, ma si è saputo solo ora: è stato un gioco delle tre carte, con gli aerei al posto delle carte
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Il New York Times e il Washington Post hanno ricostruito l’elaborato stratagemma con cui a luglio i servizi di sicurezza statunitensi hanno nascosto il presidente Donald Trump mentre tornava da un viaggio in Turchia. Allora si era detto solo che Trump aveva dovuto cambiare aereo all’ultimo momento per la minaccia di un possibile attacco iraniano: adesso si è scoperto che era un depistaggio e che Trump era stato portato, nascosto dentro uno dei carrelli usati per caricare il cibo, su un aereo diverso da quello su cui era stato visto salire.
Lo stratagemma si può immaginare come un gioco delle tre carte, con gli aerei al posto delle carte.
Trump era arrivato in Turchia per una riunione della NATO a bordo del nuovo Boeing 747-8 che gli era stato donato dal Qatar. L’8 luglio, al ritorno, era stato detto che Trump avrebbe usato l’Air Force One, il vecchio aereo presidenziale. Lui stesso l’aveva scritto sul suo social Truth, sostenendo che lo faceva «in onore dei vecchi tempi» e che intanto avrebbe mandato il nuovo aereo presidenziale nella base inglese di Mildenhall, dove era previsto uno scalo, con la scusa di mostrarlo ai soldati statunitensi di stanza lì.
A fine luglio l’amministrazione Trump aveva dato una prima versione della storia, che era diversa da quella fornita inizialmente da Trump sul suo social: aveva detto che l’intelligence aveva scoperto una minaccia iraniana credibile e che l’Air Force One aveva dispositivi di sicurezza migliori.
Solo che Trump non viaggiò sull’Air Force One. I due giornali hanno ricostruito che, dopo essere salito sull’Air Force One davanti a fotografi e telecamere, Trump fu segretamente fatto scendere dentro uno dei carrelli che tipicamente vengono usati per caricare il cibo. Il carrello era stato issato e agganciato sull’altro lato dell’aereo, come si vede nella foto.

Carrelli per il cibo attorno all’Air Force One sulla pista dell’aeroporto di Ankara, l’8 luglio (AP Photo/Alex Brandon)
A quel punto Trump è stato trasportato sul carrello verso un terzo aereo del convoglio presidenziale, un C-32A (una versione militare di un Boeing 757). Nel frattempo i giornalisti che viaggiavano con il presidente – ignari di tutto – erano in attesa dell’imbarco ai piedi di una scaletta, sullo stesso lato da cui poco prima era salito Trump, che si era girato a salutarli.
I giornalisti non erano stati avvisati che Trump non stava viaggiando con loro. Anche perché, all’arrivo nella base di Mildenhall, lo videro scendere dall’Air Force One e raggiungere a piedi il nuovo aereo donato dal Qatar, su cui fece l’ultimo pezzo del viaggio per Washington.
Era un accorgimento affinché reggesse lo stratagemma: il C-32A era già arrivato nella base, dove Trump fu trasferito sull’Air Force One attraverso un’entrata diversa da quella da cui poi scese come se niente fosse.

Trump, appena sceso dall’Air Force One, si dirige verso il nuovo aereo presidenziale, nella base inglese di Mildenhall, l’8 luglio (AP Photo/Alex Brandon)
In passato era già capitato che i servizi di sicurezza tenessero nascosta la posizione del presidente in situazioni di rischio o di pericolo, ma è piuttosto inedito che in questo venissero coinvolti i media a loro insaputa. I giornalisti infatti furono usati dal governo per sostenere la finzione: furono sviati con un’informazione falsa – che Trump stava viaggiando con loro sull’Air Force One – perché la diffondessero.
– Leggi anche: Il presunto piano iraniano per attaccare l’aereo di Trump
Peraltro a bordo ai giornalisti era stato detto di tenere abbassati gli oscuranti dei finestrini, probabilmente per occultare il trasferimento di Trump. È notevole anche che Trump, noto per una certa incontinenza verbale, sia riuscito a non farsi sfuggire niente quando li ha incontrati nell’ultimo pezzo del volo per Washington.
Quando gli chiesero dei finestrini, Trump si era limitato a ricordare le minacce dell’Iran contro di lui e che probabilmente il volo era considerato pericoloso «per quei vermi con cui abbiamo a che fare», cioè gli iraniani. Aveva detto anche una cosa che, col senno di poi, suona come un’allusione agli accorgimenti dei servizi di sicurezza, per sostenere che proteggere lui serva a proteggere i giornalisti che lo accompagnano: «Sono il numero uno sulla loro lista, prima di voi. Ma se vado io, andate anche voi, giusto? Forse un giorno vorrete cambiare lavoro».



