Gli ossessionati dal proprio compleanno
Per altruistica voglia di festeggiare con le persone care, o per vanitoso desiderio di autocelebrazione, sottoposto annualmente ad amici e parenti
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Molte persone non festeggerebbero mai il compleanno, se dipendesse soltanto da loro: per timidezza, per pigrizia, o perché non gradiscono essere al centro dell’attenzione. Ma ce ne sono altre che ci sguazzano, e considerano il compleanno l’occasione suprema per coinvolgere amici e familiari vari, sollecitandoli in largo anticipo, se necessario. Non lo fanno solo con i compleanni tondi, come i 30, i 40 o i 50 anni, ma con tutti.
Tra le persone che li attendono con impazienza e che vivrebbero una semplice pizza in compagnia quasi come una sconfitta, c’è un sottogruppo di super fanatici dei compleanni disposti a fare ogni anno qualcosa di appariscente e diverso dall’anno precedente, pur di rendere quel giorno memorabile. E la cosa che fanno, il più delle volte, è trascinare gli amici in attività di gruppo, feste a tema, viaggi, concerti o altri modi più o meno impegnativi di trascorrere insieme tutta la giornata, a volte un intero fine settimana. Come un addio al celibato o al nubilato, ma senza matrimonio di mezzo.
Per molti di questi, è un semplice pretesto per fare qualcosa insieme alle persone care: un’occasione per una serata o una giornata diversa tra amici o in famiglia, senza che il narcisismo c’entri niente. Anzi, può essere benissimo un’iniziativa altruista, visto che di solito comporta un dispendio di tempo e risorse per l’organizzazione, e magari anche delle spese, visto che spesso offre chi festeggia.
Ma secondo il Guardian oggi è anche un fenomeno legato ai social media, e alle molte e varie forme di autocelebrazione e promozione della propria immagine che hanno reso possibili. Ed è plausibile, visto come hanno accresciuto in generale un bisogno di segnalare il proprio status attraverso i consumi di beni ed esperienze, per rafforzare la propria autostima attraverso il riconoscimento altrui.
Ma persone entusiaste di festeggiare il proprio compleanno in modi sfarzosi ed esagerati c’erano già da prima che pubblicare foto e video delle celebrazioni sui social diventasse una loro preoccupazione.

L’ex rugbista inglese Chris Ashton mentre fa bungee jumping a Queenstown, in Nuova Zelanda, il 12 settembre 2011 (David Rogers/Getty Images)
Le similitudini con le feste di addio al celibato e al nubilato riguardano anche il tipo di attività celebrative scelte dalle comitive, o – più spesso – sottilmente imposte dai festeggiati. I livelli di difficoltà e impegno fisico richiesto sono variabili: dal livello giornate intere in parchi avventura o a un festival musicale o a fare snorkeling, al livello parapendio, bungee jumping, lancio col paracadute e voli su teleferiche sospese nel vuoto. I festaioli meno atletici e audaci ripiegano su più tranquilli, ma spesso più onerosi, viaggi all’estero, o su gite vagamente fantozziane, o su altre iniziative orgogliosamente trash.
Le spese sono uno degli aspetti più discussi, sia prima che dopo la ricorrenza. A volte è la persona festeggiata a farsene carico, ma questo lascia ai convocati una tipica preoccupazione da matrimonio: fare un regalo all’altezza dello sfarzo della celebrazione o comunque delle spese sostenute dal festeggiato. Ci sono anche quelli che per sollevare gli invitati dall’imbarazzo di fare un regalo propongono a ciascuno di sostenere i costi individuali dell’attività o del viaggio stabilito, pagando “alla romana”.
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Indipendentemente dall’attività scelta, i festeggiati tendono a rimanerci male se qualche amico o amica di lunga data salta l’evento più di un paio di volte. Anche perché le comitive di compleanno dei birthdayzilla – il gioco di parole usato dal Guardian per definire questo tipo umano – di solito sono composte da uno zoccolo duro di amici irriducibili disposti ogni anno a partecipare, magari prendendo ferie apposta, e da conoscenti solo di passaggio.
«Sono riuscito a costruirmi una vita che mi piace e una rete di persone che amo, perché non festeggiare? Non credo che pretendere che si presentino per me una volta all’anno sia una richiesta eccessiva», ha detto al Guardian un fiero birthdayzilla della Cornovaglia.

Due persone su una teleferica entrano nella bocca di un’enorme replica di Godzilla in un parco a tema ad Awajishima, in Giappone, l’11 ottobre 2020 (Buddhika Weerasinghe/Getty Images)
In alcuni casi le feste di compleanno organizzate dai festeggiati per loro stessi possono fare emergere delle tensioni all’interno delle comitive. La ragione è che per le persone invitate la partecipazione non è obbligatoria in senso stretto, ma gli inviti possono comunque essere insistenti e subdolamente ricattatori. Inoltre le decisioni dei festeggiati su come trascorrere il compleanno, con quale attività e per quanto tempo della giornata (o della settimana) possono generare attriti e incomprensioni tra chi ha una certa disponibilità di tempo e di soldi e chi no.
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Tra gli argomenti usati dai maniaci dei compleanni per difendere la loro mania non c’è solo quello del pretesto per riunire persone care e condividere del tempo e delle attività insieme a loro, in un’epoca in cui riuscirci è diventato più difficile che in passato.
La crescente importanza attribuita dagli adulti alle proprie feste di compleanno è ricondotta anche alla progressiva riduzione degli altri eventi che tradizionalmente scandivano la vita all’interno delle comunità: matrimoni, nascite, battesimi e altre “tappe” che trovavano posto nei calendari sociali dei giovani adulti, e che nel tempo sono diventate meno facili da raggiungere o meno desiderabili. Lo confermerebbe peraltro un sondaggio di YouGov condotto nel Regno Unito e citato dal Guardian, secondo cui le persone tra i 20 e i 40 anni sono molto più propense delle altre a considerare il proprio compleanno un evento importante.
La fissazione per il proprio compleanno è un fenomeno ancora poco studiato, ma dal sondaggio è emerso infine un altro aspetto: la propensione a festeggiare in grande è diffusa tra le donne circa il doppio che tra gli uomini. E una delle ipotesi proposte per spiegare questa differenza di genere è che molti uomini considerino poco virile organizzare una festa per sé o manifestare apertamente un desiderio di festeggiamenti per sé.



