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  • Mercoledì 5 agosto 2026

Walter Sabatini è un personaggio unico nel calcio

Stravagante scopritore di giocatori, «uomo illuminato», fumatore incallito: è tornato alla Pro Patria, in Serie D

di Michele Pelacci

Walter Sabatini nel 2022 (ANSA/MASSIMO PICA)
Walter Sabatini nel 2022 (ANSA/MASSIMO PICA)
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La squadra di calcio dell’Aurora Pro Patria, di Busto Arsizio, in provincia di Varese, ha annunciato che il 71enne Walter Sabatini è un suo nuovo dirigente. Per quanto la Pro Patria sia una squadra di Serie D, la notizia del ritorno di Sabatini sta venendo assai ripresa perché è un dirigente esperto e di successo. Per chi segue il calcio sono diventati famosi i suoi aforismi e i suoi modi di fare fuori dagli schemi, che lo hanno reso «il Franco Califano del calcio», ovvero un personaggio anticonformista e originale.

Da due anni Sabatini non aveva più incarichi ufficiali, anche a causa di gravi problemi di salute. Ha detto di aver trascorso 25 giorni in coma farmacologico e ora non esce più di casa, che si trova a Roma. Non è un problema per la Pro Patria: lavorerà da remoto. Sabatini è noto soprattutto per essere stato consulente del calciomercato e direttore sportivo della Roma tra il 2011 e il 2016. Calciatore di discreto livello, chiuse la propria carriera proprio nella Pro Patria, nel 1984. Tra gli anni Ottanta e Novanta allenò ed ebbe un ruolo dirigenziale nelle giovanili del Perugia, acquisendo presto la fama di “scopritore di talenti”.

Sono parecchie le liste dei «campioni scoperti» o dei «migliori acquisti» di Sabatini da dirigente, anche se a volte è difficile capire il ruolo che davvero ebbe nella crescita o nel trasferimento di un calciatore. Quando era dirigente del Perugia, entrò nelle giovanili un Gennaro Gattuso dodicenne, che in seguito divenne un fortissimo centrocampista: Sabatini ne parla come di «un mio ragazzo», ma poco tempo dopo Sabatini andò alla Lazio e Gattuso ai Rangers, in Scozia.

Nel 2000, quando era dirigente dell’Arezzo, Sabatini fu coinvolto in un controverso caso di tesseramento di un calciatore ivoriano minorenne, e per un certo periodo venne radiato dal calcio. Nel 2004 la squalifica venne cancellata e Sabatini tornò a lavorare come consulente del calciomercato per la Lazio, appena acquistata da Claudio Lotito. Due acquisti di quel periodo furono i terzini Aleksandar Kolarov e Stephan Lichtsteiner: entrambi per meno di un milione di euro, una cifra molto bassa per quelli che diventarono due dei migliori difensori esterni della Serie A.

Acquistare calciatori sottovalutati a poco prezzo e rivenderli a tantissimi soldi era una delle cose che a Sabatini riuscivano meglio. Tra il 2008 e il 2010 fu dirigente del Palermo, che era già una buona squadra: Sabatini la rese ancora migliore. Per esempio acquistò per 6,5 milioni di euro il giovane centrocampista offensivo argentino Javier Pastore, che diventò molto forte e pochi anni dopo fu venduto per 43.

L’allenatore del Palermo Delio Rossi e Walter Sabatini, a cui un orologio non bastava, nel luglio del 2010 (Getty Images) 

Dopo il Palermo, nel 2011 Sabatini divenne il direttore sportivo della Roma. Una delle prime scelte che dovette fare fu quella del nuovo allenatore: prese lo spagnolo Luis Enrique. Alla Roma non andò benissimo, ma oggi è uno dei migliori allenatori al mondo, vincitore delle ultime due Champions League con il Paris Saint-Germain. Il periodo con Sabatini, fino all’ottobre del 2016, fu di alti e bassi per la Roma. Arrivò più volte seconda in campionato, e giocò spesso in Champions League, ma perse anche la finale di Coppa Italia nel 2013, in un derby contro la Lazio.

La squadra cambiò molti allenatori (Zdeněk Zeman, Aurelio Andreazzoli, Rudi Garcia, Luciano Spalletti) e tantissimi calciatori. Nei primi anni acquistò soprattutto giovani di talento, poi intuì la necessità di acquistare giocatori già affermati: tra gli altri arrivarono i centrocampisti Kevin Strootman e Radja Nainggolan e gli attaccanti Ediz Džeko e Mohamed Salah.

A Roma, una squadra particolarmente seguita dai propri tifosi, la figura di Sabatini divenne sia molto amata (per i tanti giocatori forti che riuscì a prendere) sia molto contestata, perché poi li vendeva o non riuscivano a rendere come sperato. Oppure erano proprio acquisti sbagliati. «Non affezionatevi troppo ai giocatori», disse ai tifosi della Roma. Nel giro di un anno acquistò e poi cedette per dieci volte la cifra iniziale il difensore Marquinhos, oggi capitano del Paris Saint-Germain e della nazionale brasiliana.

Divenne un personaggio anche per i suoi modi di fare. Ogni giorno fumava decine di sigarette (cercava le Marlboro rosse con la vecchia miscela di tabacco), guardava almeno quattro partite di calcio e indossava due orologi: uno con l’ora italiana e l’altro con quella del paese sudamericano in cui si trovava la squadra del calciatore che voleva acquistare. Diceva che voleva fare il sindaco di Roma, mangiava poco e assumeva una gran quantità di farmaci. Nemmeno in conferenza stampa riusciva a smettere di fumare.

Nel comunicato ufficiale con cui la Roma annunciò la rescissione consensuale del contratto con Sabatini, il presidente James Pallotta gli disse: «Smetti di fumare per favore!». È molto ricordato un passaggio della conferenza stampa con cui Sabatini diede l’addio alla Roma, in cui definì Pallotta, che è statunitense, «un bostoniano allegro, propositivo, incline allo studio della statistica». Vedeva sé stesso, invece, come «un europeo crepuscolare, solitario. O forse non sono un europeo-europeo, sono nato con un respiro troppo largo. Sono un etrusco residuale».

Sabatini si è spesso raccontato come un uomo al contempo sensibile e problematico, irascibile e autocritico. «Il pessimismo che mi ha sempre accompagnato rischia di farmi cogliere un fallimento complessivo che forse non è esistito, o magari è l’incompiutezza che rende grigi molti miei pensieri», ha scritto nel libro Il mio calcio furioso e solitario.

Anche la Pro Patria lo ha chiamato “etrusco residuale”

Dopo la Roma, Sabatini divenne coordinatore tecnico del progetto Suning Sports Group, di cui faceva parte anche l’Inter. Durò meno di un anno. Fu breve anche il suo periodo alla Sampdoria: ebbe un «forte screzio» col presidente Massimo Ferrero. Tra il 2019 e il 2021 fu coordinatore tecnico del Bologna e della squadra canadese del Montréal Impact, entrambe di proprietà dell’imprenditore Joey Saputo.

Il contratto di Sabatini non venne rinnovato nel settembre del 2021, ma fece in tempo a festeggiare i 110 anni del Bologna leggendo un brano di Pier Paolo Pasolini in piazza Verdi. L’autore preferito di Sabatini è Gabriel García Márquez: un suo compagno di squadra al Perugia, negli anni Settanta, gli regalò Cent’anni di solitudine e Sabatini rimase «folgorato fin dalla prima frase». Suo figlio si chiama Santiago come il protagonista di un altro libro di Márquez, Cronaca di una morte annunciata.

Anche a causa delle tantissime sigarette, intanto, la sua salute continuava a peggiorare. Rischiò di morire a causa di un tumore, per il quale i medici gli diedero il 10 per cento di probabilità di sopravvivere. Nel gennaio del 2022 divenne direttore sportivo della Salernitana, quando la squadra era penultima in campionato e rischiava seriamente la retrocessione in Serie B. Sabatini lesse che alla Salernitana fu dato il 7 per cento di probabilità di salvarsi, «una quota ancora più bassa» di quella che aveva lui stesso per il tumore, scrisse nel suo libro. «Ma si sa, io ho una particolare attitudine alla fortuna».

Entrambe le cose andarono bene: Sabatini guarì e la Salernitana evitò la retrocessione all’ultima partita. Buona parte del merito fu di Sabatini, che in 10 giorni riuscì ad acquistare 11 giocatori, alcuni dei quali di grande talento, come il centrocampista brasiliano Éderson. La piattaforma di streaming sportivo DAZN ne fece un documentario, Salvezza 7 per cento, molto apprezzato per la trasparenza con cui Sabatini si raccontò.

Una serie notevole di frasi tratte da “Salvezza 7 per cento”

Poco dopo, tuttavia, Sabatini fu esonerato a causa di un litigio col presidente Danilo Iervolino riguardo al rinnovo del contratto di un calciatore. «Crede di prendere tutti per stupidi, […] pensa di essere il più intelligente», disse Iervolino.

Nel 2023 Sabatini collaborò anche con una squadra della Serie D brasiliana, l’Athletic Club della città di São João del-Rei. Tornò quindi alla Salernitana nel ruolo di direttore generale. Lo richiamò lo stesso Iervolino, che lo definì «una leggenda del calcio» e «un uomo illuminato». Di nuovo durò solo sei mesi. Non è chiaro quali compiti precisi avrà esattamente adesso Sabatini alla Pro Patria, ma sarà «un ruolo apicale, operativo, non solo istituzionale», ha detto la presidente Rosanna Zema.