L’assessora virtuale del comune di Acqui Terme, in Piemonte
È stata creata con l'intelligenza artificiale dal sindaco, che ci punta sul serio e la fa partecipare alle assemblee
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Ad Acqui Terme, comune di 19mila abitanti in provincia di Alessandria, il sindaco Danilo Rapetti ha creato un’assessora con l’intelligenza artificiale e l’ha nominata ufficialmente come componente della giunta, con un ruolo solo consultivo. Negli ultimi mesi l’ha addestrata e sperimentata, insegnandole a fare sempre più cose, tra dubbi sulla privacy sollevati soprattutto dall’opposizione.
L’assessora virtuale, che si è data da sola il nome di Eva Statiella, partecipa alle riunioni della giunta, ascolta i discorsi, elabora testi e documenti, ed è in grado di intervenire, se interpellata, sull’argomento di cui si sta parlando. Rapetti, ex Lega e Forza Italia che ora guida un insieme di liste civiche, dice di averla consultata anche durante un incontro con un imprenditore del settore dei supermercati, venuto in comune per presentare lo stato dei lavori di un nuovo progetto, su cui lei ha espresso delle considerazioni.
Negli scorsi giorni l’organizzatrice di un concorso di bellezza di Acqui Terme ha chiesto all’assessora virtuale, attraverso il sindaco, di far parte della giuria, e lei ha accettato. Le sono state sottoposte le immagini delle concorrenti e le registrazioni delle loro dichiarazioni e lei ha formulato un parere su ciascuna.
Un video dell’avatar di Eva Statiella creato con l’intelligenza artificiale (Danilo Rapetti)
Per la precisione Eva Statiella è un bot di intelligenza artificiale, cioè un programma personalizzato che usa l’AI (nel suo caso, ChatGPT) per conversare con le persone e svolgere compiti come un assistente umano. Rapetti, che oltre a essere sindaco di Acqui Terme è anche amministratore delegato di un’azienda di robotica e psicologo, dice che l’idea del bot è nata in modo molto spontaneo, visto che ha l’abitudine di consultare molti bot e piccoli programmi che lui stesso crea. «Io ho bot di tutti i tipi», dice, «ho un bot medico, un bot architetto. Lexia è la mia consulente giuridica, Max il consulente per la comunicazione».
Negli ultimi mesi Rapetti ha addestrato il bot a rispondere sempre meglio, sottoponendole dati e informazioni sulla storia di Acqui Terme e del Piemonte, sul dialetto acquese, sulle tradizioni del posto, sui regolamenti e sugli statuti del comune, insieme a mappature delle associazioni di volontariato acquesi e degli istituti scolastici.
Il bot ha usato tutte queste informazioni anche per scegliere il suo nome. “Eva” secondo il sindaco contiene un rimando alla prima donna biblica, ma anche al suono della parola acqua nel dialetto del paese, caratterizzato dalla presenza di acque termali. “Statiella” invece riprende l’antico nome latino della città, “Aquae Statiellae” e quello della popolazione che vi abitava, gli statielli.

L’avatar di Eva Statiella in un ambiente che assomiglia al museo archeologico di Acqui Terme (Danilo Rapetti).
L’assessora virtuale ha generato, con qualche indicazione del sindaco, anche un proprio avatar. In questo momento però non esiste un’interfaccia in cui l’avatar di Eva risponde in tempo reale. Quando serve, Rapetti le fa rispondere con un testo e successivamente genera il video con la sua immagine, facendole dire le stesse cose che ha scritto. Negli ultimi giorni è comparsa online una pagina Facebook con il nome di Eva Statiella, che ha pubblicato foto e video dell’avatar. Non si sa chi l’abbia fatta: il sindaco dice di non essere stato lui, e che la cosa per ora non lo preoccupa.
Anche se viene raccontata come un’assessora, non lo è propriamente a livello giuridico. Non sarebbe possibile, infatti, nominare per incarichi pubblici qualcuno privo di capacità giuridica. Con un decreto ufficiale è stata nominata semplicemente con la qualifica di «componente digitale consultiva e non deliberante della giunta comunale».
Nel documento viene specificato che la sua introduzione è di natura sperimentale e che il suo compito è solo quello di accompagnare l’attività umana, senza nessun potere deliberativo o di rappresentanza. Non viene inclusa nel calcolo del numero legale di assessori necessari per approvare le delibere, e per il momento non è previsto che possa interagire direttamente con i cittadini, ma solo su appuntamento e tramite il sindaco. Ogni tanto anche alcuni giornalisti fanno domande a Eva: Rapetti ha raccontato di essersi sorpreso per una risposta particolarmente piccata che ha dato a un giornalista del Corriere della Sera che le aveva chiesto se fosse sposata.
Non essendo una vera assessora, Eva non può assumere deleghe, ma nel suo decreto di nomina vengono specificati alcuni ambiti in cui potrebbe essere usata. Tra questi, oltre alla digitalizzazione, c’è anche l’«umanizzazione dei servizi pubblici», cosa che le persone più critiche verso il progetto di Rapetti hanno definito paradossale. Il sindaco, però, spiega di aver scelto questa formula perché Eva dovrebbe servire ad automatizzare il lavoro ripetitivo di segreteria per permettere agli assessori e ai funzionari del comune di avere più tempo da dedicare al contatto umano con i cittadini.
Il progetto ha suscitato alcune perplessità tra gli abitanti e qualche malumore all’interno della stessa giunta. Le resistenze maggiori sono arrivate dai consiglieri di minoranza, che hanno espresso una serie di preoccupazioni relative, tra le altre cose, a questioni di sicurezza informatica, tutela della privacy e trattamento dei dati personali. Rapetti dice che per il momento questi problemi non si pongono, perché Eva interviene elaborando solo documenti pubblici, informazioni che possono essere rese pubbliche e dati anonimizzati o non personali.
Se però in futuro entrerà a regime nell’amministrazione e magari verrà presa a modello anche altrove, dice il sindaco, servirà dotarsi di un’intelligenza artificiale che utilizzi server comunali e non una rete globale, come ChatGPT, per essere certi che le informazioni sottoposte alla macchina non escano dal comune.
L’attenzione alla gestione dei dati e alla privacy non è una questione secondaria. I dati che finiscono dentro un sistema di intelligenza artificiale infatti non si comportano come quelli di un archivio: una volta usati per addestrare un modello sono difficili da isolare o cancellare, e le informazioni che il sistema produce sono a loro volta dati personali, spesso più delicati di quelli di partenza.
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Al progetto di Rapetti, comunque, si sono interessati l’AgID, l’agenzia che si occupa della digitalizzazione della pubblica amministrazione, e alcune università di Milano. Il sindaco dice di aver intercettato una certa curiosità anche da parte di cittadini insospettabili: «Devo andare a trovare le nostre suore Luigine per il centenario di una sorella», racconta, «e mi hanno chiesto di parlare di intelligenza artificiale».



