Le creme solari spiegate male

Da una medica e da un rapper che hanno messo in circolazione sui social teorie pericolose sul modo più importante per proteggerci dal Sole

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Due contenuti che sono circolati moltissimo sui social negli ultimi giorni hanno diffuso informazioni fuorvianti e potenzialmente pericolose sulle creme solari e sulle modalità con cui prevenire i tumori legati all’esposizione al Sole. Prima una medica italiana ha messo in dubbio l’utilità delle creme solari in un video che conteneva diversi errori di interpretazione di studi scientifici, poi il rapper Salmo ha detto in un video di avere un «cancro della pelle» collegandolo all’uso della protezione solare.

Debora Rasio, che si definisce sui social «esperta in nutrizione, medicina integrata e prevenzione», il 26 luglio scorso ha pubblicato un video su Instagram e Facebook in cui sosteneva che «è falso che il Sole faccia venire il melanoma, anzi, è vero il contrario» e che «è falsissimo che le creme solari vi proteggono dai tumori alla pelle», due affermazioni fuorvianti e non sostenute da prove scientifiche.

A sostegno delle sue affermazioni, Rasio aveva riportato nel suo post alcuni studi scientifici, che però dicono il contrario di quanto sosteneva lei stessa nel video: segnalano sia l’importanza dell’uso delle protezioni solari sia la pericolosità dei raggi ultravioletti (come UVA e UVB) per via del loro ruolo nel fare aumentare il rischio di vari tumori della pelle.

Le creme solari servono a ridurre la quantità di raggi UVA e UVB che arrivano sulla nostra pelle. Gli UVB sono filtrati in buona parte dallo strato di ozono atmosferico e sono i principali responsabili delle scottature, mentre gli UVA penetrano più in profondità e stimolano la produzione di radicali liberi. Questi possono danneggiare i tessuti, comportando l’invecchiamento della pelle o causando mutazioni nelle cellule, che in alcuni casi portano ai tumori. Per questo motivo l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC) classifica la radiazione ultravioletta come un cancerogeno.

Tutte le più importanti istituzioni sanitarie, a cominciare dall’Organizzazione mondiale della sanità, indicano l’eccessiva esposizione al Sole come pericolosa per la salute e segnalano l’importanza dell’uso delle creme solari per ridurre i rischi legati all’esporsi ai raggi solari. Anche per questo motivo negli ultimi giorni in Italia l’Istituto Superiore di Sanità e il ministero della Salute hanno avviato proprie campagne di informazione sui rischi di una scorretta esposizione al Sole, cercando di arginare il potenziale effetto dannoso del video di Rasio.

Citando due studi pubblicati rispettivamente nel 1986 e nel 2014, Rasio ha sostenuto che «una maggiore esposizione solare protegge dal melanoma» e che chi prende il Sole regolarmente per lavoro «ha un rischio di melanoma inferiore fino a circa il 40-50 per cento rispetto a chi trascorre la settimana prevalentemente al chiuso». I due studi dicono però una cosa diversa.

Rasio ha preso un dato statistico reale, cioè la minore incidenza di melanoma tra i lavoratori all’aperto, e ne ha poi stravolto completamente l’interpretazione attribuendo al Sole una presunta funzione protettiva, smentita da decenni dalla letteratura scientifica.

– Ascolta anche: Tutto, ma proprio tutto, sulle creme solari

Lo studio del 1986 contribuì a rafforzare l’ipotesi che il rischio di melanoma non dipendesse soltanto dalla dose cumulativa di radiazioni UV, ma anche dal modo in cui ci si espone al Sole, in particolare dalle esposizioni intermittenti e intense (il Sole preso in vacanza o nel fine settimana, per intenderci). Tra le altre cose, la ricerca segnalò che prendere il Sole in modo intenso e concentrato in età giovanile faceva aumentare il rischio di melanoma in età adulta, soprattutto sul tronco. Lo studio del 2014 aveva invece analizzato due enormi set di dati confermando che sono proprio le esposizioni intermittenti a essere associate a un rischio aumentato di melanoma, rispetto a chi si espone costantemente al Sole.

Questo non significa però che “il Sole protegge” dal melanoma.

Chi lavora costantemente al Sole può sviluppare un lieve ispessimento dello strato più superficiale della pelle e ha una produzione continua di melanina, il pigmento naturale che rende abbronzati. Questo può ridurre il rischio di scottature acute e le loro conseguenze, ma nel complesso chi lavora all’aperto ha un rischio maggiore di sviluppare forme di tumore legate alla dose cumulativa di UV negli anni, come i carcinomi basocellulari e spinocellulari. C’è anche un rischio maggiore per sottotipi specifici di melanoma associati al danno solare cronico.

Non è quindi la mancanza di Sole di per sé a fare male, ma il fatto che chi lavora al chiuso tende ad accumulare dosi massicce e improvvise di UV nei fine settimana o durante le vacanze estive, con un rischio maggiore di gravi scottature se non usa protezioni solari adeguate. Ed è quindi la scottatura occasionale il fattore determinante e non la mancanza di Sole durante il periodo lavorativo al chiuso.

Ci possono poi essere altri fattori che confondono i dati, come per esempio un problema (bias) di selezione, legato al fatto che è più probabile che persone con fototipo chiaro (cioè pelle chiarissima) evitino o abbandonino appena possono i lavori all’aperto, rispetto a chi ha fototipi più scuri e quindi è meno a rischio e ha una maggiore tolleranza del Sole diretto.

Sempre Rasio ha sostenuto che le creme solari «aumentano il rischio di tutti i tumori della pelle e soprattutto del melanoma», citando uno studio del 2023 del quale ha però travisato sia i risultati sia le conclusioni. Lo studio espone infatti un classico paradosso epidemiologico: l’uso frequente di protezione solare è statisticamente associato a un rischio relativo più alto di sviluppare carcinomi e melanomi. Ci sono però ragioni cliniche e di abitudini delle persone che spiegano il paradosso, e soprattutto l’importanza dell’uso della crema solare.

Le persone che usano la crema solare tendono spesso a rimanere esposte al Sole per molto tempo o non riapplicano la protezione nei modi e nei tempi corretti durante la giornata. La crema dà quindi un falso senso di sicurezza, facendo sì che ci si esponga a molti più UV rispetto a chi non sta al Sole. Ma il risultato può essere influenzato anche da altri fattori: per esempio, chi ha la pelle più chiara, molti nèi o una storia di scottature è sia più a rischio di tumore sia più propenso a usare la protezione solare.

In sostanza, lo studio citava l’associazione solo per spiegare come comportamenti scorretti e predisposizioni individuali guidano il rischio. A differenza di cosa ha sostenuto Rasio, gli stessi autori in più passaggi spiegano come l’uso corretto della crema solare, l’abitudine di riapplicarla dopo qualche ora e cercare di evitare scottature ed esposizione prolungata siano i fondamentali di una buona prevenzione.

Rasio ha inoltre sostenuto che la vitamina D che l’organismo produce esponendosi al Sole sia «il più importante fattore preventivo del melanoma», nonostante non ci siano chiari indizi scientifici in questo senso. È un messaggio fuorviante ed è come dire che fumare fa bene perché riduce lo stress grazie alla nicotina, omettendo di dire che causa il cancro ai polmoni e problemi cardiocircolatori. I danni diretti dei raggi UV alle cellule della pelle superano di gran lunga qualsiasi ipotetico effetto protettivo locale della vitamina D prodotta dall’organismo.

Il video di Rasio è stato visto decine di migliaia di volte prima di essere limitato da Instagram per la presenza di “informazioni false”, ma ormai era stato ripreso e commentato da migliaia di persone generando molta confusione intorno all’importanza delle creme solari e spingendo diverse istituzioni sanitarie a intervenire per smentire quelle informazioni. Nel fine settimana un video del cantante Salmo con oltre 240mila visualizzazioni su TikTok ha però riaperto la questione.

Senza citare Rasio direttamente, Salmo ha alluso ai suoi contenuti e ha poi aggiunto: «Purtroppo io ho messo le creme solari e il risultato è il cancro della pelle: carcinoma basocellulare». Sviluppare un tumore dopo aver usato un prodotto non implica che la causa sia stata il prodotto stesso: in medicina, la semplice successione temporale tra due eventi non equivale a un legame di causa-effetto.

Il carcinoma basocellulare non è un melanoma, ma il tipo di tumore alla pelle più frequente e di solito rimane localizzato e ha una crescita lenta, rispetto al melanoma che è molto più aggressivo e in alcune forme più invasive si diffonde ad altri organi. Entrambi devono essere valutati dai medici per stabilire l’approccio più adeguato e sicuro per trattarli o rimuoverli, ma non esistono prove che le protezioni solari provochino il cancro della pelle. Ne esistono invece molte sul fatto che contribuiscono a proteggere dagli effetti dannosi del Sole, basate su decenni di ricerca.

Ricordare che esporsi al Sole è pericoloso non equivale a dire che i raggi solari vadano evitati a tutti i costi. Come in molti altri aspetti della vita è una questione di costi e benefici. Uscire e fare attività all’aperto, come una passeggiata, porta indubbiamente dei benefici per la salute, ma questi devono essere bilanciati con i rischi dell’esposizione ai raggi ultravioletti, che dipendono dalla durata e dall’intensità dell’esposizione, dal fototipo e dalle condizioni ambientali. L’obiettivo, quindi, non è evitare il Sole, ma imparare a esporsi in modo consapevole, evitando soprattutto le scottature e le esposizioni eccessive usando le protezioni solari.