Un caso lampante di AI che hanno sostituito il lavoro umano
Fino a pochi anni fa le piattaforme di crowdsourcing erano molto usate dalle aziende in cerca di lavoratori occasionali: oggi è tutto diverso
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Nei primi anni del Duemila, Amazon si trovò di fronte a un problema: aveva moltissimi prodotti in vendita ma le informazioni al riguardo erano spesso confuse e non coerenti. Una stessa maglietta rossa, per esempio, poteva essere descritta in modi diversi, complicando il lavoro degli algoritmi di ricerca. Per risolvere il problema serviva che ogni immagine venisse etichettata manualmente. Per trovare lavoratori occasionali a cui affidare queste operazioni Amazon creò nel 2005 Mechanical Turk, un servizio online che mette in contatto lavoratori e aziende che offrono lavori a breve termine spesso meccanici e ripetitivi, pagati pochi dollari. Chiunque fosse in cerca di lavori semplici e veloci poteva iscriversi e rispondere a questi annunci.
Da allora il sito crebbe diventando uno dei principali servizi di crowdsourcing, come viene detta la pratica di esternalizzare piccoli lavori a freelance online. Dopo Mechanical Turk ne sono nati altri, che si sono diffusi un po’ dappertutto, come Fiverr e Upwork, dove è possibile trovare annunci per lavori di scrittura e traduzione, ma anche programmazione e grafica. A partire da giovedì 30 luglio, Mechanical Turk ha detto che non accetterà più nuovi utenti: né committenti né lavoratori.
Amazon ha anche detto che la piattaforma entrerà in una «fase di manutenzione» e non verranno aggiunte nuove funzionalità: una decisione che alcuni hanno interpretato come un effetto della diffusione delle intelligenze artificiali (AI) e l’inizio della fine di questo tipo di piattaforme. Oggi le intelligenze artificiali sono infatti in grado di svolgere in pochi secondi molti dei lavori storicamente richiesti su questi siti.
Fin dalla sua nascita, Mechanical Turk ha avuto un rapporto ambiguo con l’intelligenza artificiale. Il suo nome, per esempio, richiama il Turco Meccanico, un presunto automa costruito nel 1769 dall’inventore ungherese Wolfgang von Kempelen, che sosteneva che fosse in grado di giocare a scacchi. A muovere i pezzi, in realtà, era un complice nascosto dentro. Anche Mechanical Turk era pensato per replicare il funzionamento di una macchina, ma usando in realtà il lavoro di esseri umani: nel 2005 Amazon lo presentò per questo come «un’intelligenza artificiale artificiale».
L’impatto delle AI su Mechanical Turk si fece sentire fin da subito. Secondo uno studio del 2023, già a pochi mesi dal lancio di ChatGPT, il chatbot di OpenAI che ha dato il via alla corsa alle AI, tra il 33 e il 46 per cento dei lavoratori di Mechanical Turk usava le AI per svolgere i vari lavori. Il dato è salito all’80 per cento secondo uno studio pubblicato all’inizio del mese.
Secondo una ricerca del 2024, soprattutto gli annunci per lavori riguardanti la scrittura di testi sono calati notevolmente perché le aziende usano direttamente le AI. Tra gli annunci rimasti si è invece registrato un aumento generale sia della complessità dei lavori che della remunerazione prevista.
Uno studio pubblicato l’anno scorso dalla Wharton School, infine, ha rivelato anche un cambiamento nel bacino di utenti di Upwork, uno dei servizi di crowdsourcing più noti, in particolare per quanto riguarda lo sviluppo di software e l’analisi dei dati, due cose che hanno resistito meglio all’automazione da parte delle AI. In questi ambiti la competizione è aumentata molto, ed è diventata internazionale, visto che grazie alle AI tutti gli iscritti possono comunicare facilmente con i committenti anche nelle lingue che non conoscono.
Le AI hanno cambiato anche il rapporto tra committenti e lavoratori. Molti utenti, infatti, le utilizzano per automatizzare la lettura degli annunci e l’invio di proposte, usando software appositi chiamati “autobidder”, in grado di rispondere alle offerte autonomamente. Questo ha creato un ambiente ancora più competitivo e al ribasso, e quindi meno sostenibile per molti lavoratori.
È un cambiamento che ha avuto impatto sui freelance un po’ in tutto il mondo, e anche in Italia. Secondo Valerio Celletti, consulente che aveva lavorato su Upwork, «tutto il complesso di domanda e offerta di questi siti è in preda all’enshittification», come viene detto il processo con cui i servizi online peggiorano gradualmente l’esperienza degli utenti. Siti come Upwork hanno aumentato le commissioni e inasprito le regole sulla comunicazione tra le parti, per evitare che clienti e freelance concludano la transazione al di fuori della piattaforma. E nella maggior parte dei casi i lavoratori sono costretti ad accettare il prezzo proposto dal cliente, con scarse possibilità di contrattazione. Il risultato è che molti freelance negli ultimi anni hanno abbandonato questi servizi.
Anche le aziende che gestiscono le piattaforme di crowdsourcing sono cambiate. Nel febbraio del 2025 Fiverr presentò Fiverr Go, una piattaforma pensata per aiutare i lavoratori freelance a rispondere ai clienti e gestire alcune mansioni ripetitive usando le AI. Il mese successivo il CEO dell’azienda, Micha Kaufman, mandò una mail a tutti i suoi dipendenti in cui li invitava ad automatizzare più compiti possibili per adeguarsi alle nuove tecnologie. «L’AI sta venendo a rubarvi il lavoro», scrisse Kaufman. «Diamine, sta rubando anche il mio». A settembre dello stesso anno, Fiverr licenziò 250 dipendenti, il 30 per cento del totale. Kaufman giustificò la decisione dicendo che l’azienda doveva «tornare in modalità startup», dotandosi di «una struttura organizzativa più snella e di un’infrastruttura orientata all’AI».
Questo mese i fondatori di una startup del settore AI, Mechanize, hanno scritto sul loro blog della crisi di questi siti, spesso usati per produrre dati che considerano di scarsa qualità proprio perché prodotti da lavoratori sottopagati. Mechanize ha detto espressamente che oggi le aziende hanno bisogno di specialisti qualificati che lavorino a tempo pieno su progetti complessi, il genere di lavoratori che non si trova sui siti di crowdsourcing.
Nonostante tutto, la funzione di Mechanical Turk rimane tutto sommato simile a quella dell’inizio, ovvero trovare persone che etichettino dati per gli algoritmi di Amazon e di altre aziende. La differenza è che oggi quei dati vengono usati per l’addestramento di sistemi di AI, grazie a servizi come Amazon SageMaker Ground Truth, con cui l’azienda aiuta a sviluppare modelli in grado di sostituire sempre di più i lavoratori della piattaforma stessa.



