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  • Giovedì 30 luglio 2026

L’unico trofeo internazionale di calcio vinto dalla nazionale inglese maschile

Storia dei celebri, controversi e un po' sporchi Mondiali del 1966

Il capitano dell'Inghilterra Bobby Moore sollevato dai compagni di squadra mentre tiene in mano la Coppa Jules Rimet (AP Photo)
Il capitano dell'Inghilterra Bobby Moore sollevato dai compagni di squadra mentre tiene in mano la Coppa Jules Rimet (AP Photo)
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I Mondiali che si giocarono in Inghilterra sessant’anni fa furono un po’ diversi dagli altri. I gol segnati durante il torneo furono abbastanza pochi, e il gioco espresso dalle squadre fu abbastanza brutto, in particolare rispetto agli standard di oggi. Soprattutto, li vinse l’Inghilterra in casa, con un gol contestatissimo definito poi “fantasma”, per il fatto che non si capì mai davvero se la palla fosse entrata tutta in porta oppure no. Siccome questo Mondiale è tuttora l’unico trofeo internazionale vinto dalla nazionale maschile (quella femminile ha vinto due Europei), in Inghilterra è diventato una specie di mito.

Il gol “fantasma” del 1966 è forse il più celebre della storia del calcio, ma non fu l’unico episodio controverso di quel Mondiale. Per gli argentini il quarto di finale perso contro l’Inghilterra fu el robo del siglo, “il furto del secolo”. Nonostante questo gli inglesi avevano una squadra forte per davvero, compatta e organizzata in difesa e con tre dei calciatori più forti al mondo: il portiere Gordon Banks, il difensore Bobby Moore e il centrocampista offensivo Bobby Charlton.

Quello del 1966 fu il primo Mondiale giocato in un paese di lingua inglese, l’ultimo trasmesso perlopiù in bianco e nero. La regina Elisabetta II, allora quarantenne, fece il discorso iniziale alla cerimonia di apertura («do il benvenuto ai nostri visitatori e sono certa che assisteremo a belle partite di calcio», disse) e premiò la squadra vincitrice a fine torneo.

La regina Elisabetta consegna il trofeo al capitano dell’Inghilterra Bobby Moore (AP Photo)

L’allenatore dell’Inghilterra era Alfred “Alf” Ramsey, che dal 1955 aveva allenato l’Ipswich Town, con cui nel 1961 aveva ottenuto una promozione nel massimo campionato inglese (non si chiamava ancora Premier League) e l’anno subito dopo lo vinse. Entrambe le cose furono una prima volta per l’Ipswich Town. Ramsey schierava l’Inghilterra con quattro difensori, quattro centrocampisti e due attaccanti (4-4-2) ma senza esterni: per questo uno dei soprannomi della squadra era wingless wonders, ovvero “meraviglie senza ali”.

All’inizio l’Inghilterra non era considerata una delle favorite, lo diventò nel corso del torneo, anche perché le nazionali impiegarono uno stile di gioco meno spettacolare e più pragmatico, a differenza dei Mondiali precedenti. Contestualmente alla scarsità di gol, ci furono molti falli. Il brasiliano Pelé, che era il giocatore più forte al mondo, giocò solo la prima partita con la sua nazionale perché contro la Bulgaria subì talmente tanti falli che s’infortunò. E il Brasile, che aveva vinto i due precedenti Mondiali, uscì ai gironi.

Pelé firma autografi ai giocatori della Francia, durante i Mondiali del 1966 (AP Photo)

Vennero eliminati ai gironi anche i campioni d’Europa in carica, cioè la Spagna, e l’Italia, che pur essendo una squadra forte – c’erano Giacinto Facchetti, Sandro Mazzola, Gianni Rivera – perse contro l’Unione Sovietica e una sorprendente Corea del Nord. Quest’ultima fu il motivo per cui non furono suonati gli inni nazionali prima dell’inizio delle partite, visto che l’Inghilterra non la riconosceva come stato.

L’Inghilterra giocò tutte e sei le sue partite a Wembley, stadio di Londra che era già uno dei più grandi e famosi al mondo. In molte partite i tifosi furono quasi 100mila: giocare sempre lì, sempre sostenuti dallo stesso grande pubblico, fu un indubbio vantaggio per l’Inghilterra. Nelle successive edizioni non fu più permesso alla nazionale del paese organizzatore. In ogni caso, a Wembley, nel 1966, ci giocarono anche altre partite del torneo, ma non Uruguay-Francia: le corse dei cani che erano in programma non furono spostate, quindi la partita si svolse nel più modesto White City Stadium.

L’Inghilterra concluse il girone al primo posto, con 4 gol fatti e 0 subiti. Alf Ramsey fu criticato soprattutto per l’irruenza e le scorrettezze commesse dal centrocampista Norbert “Nobby” Stiles, così tante che la FIFA gli chiese di non schierarlo nei quarti di finale contro l’Argentina.

Nobby Stiles, che indossava una protesi dentaria, la perse in una caduta dopo aver esultato troppo per un gol: qui con Alf Ramsey, Bobby Moore e la Coppa Rimet (AP Photo/Pool)

Già allora i rapporti tra le due squadre (e tra i due paesi) non erano buoni. Il settimanale londinese Observer scrisse che la partita tra Argentina e Inghilterra fu «un vero e proprio incidente internazionale». Il capitano argentino Antonio Rattín fu espulso nel primo tempo a seguito di molti falli e proteste, ma finse di non capire le indicazioni dell’arbitro (che era tedesco e non parlava spagnolo) e rimase in campo per diversi altri minuti. Non esistevano ancora i cartellini rossi, ma quell’episodio fu uno dei motivi per cui vennero introdotti. Rattín uscì dal campo scortato da poliziotti e stropicciando una bandiera del Regno Unito, gesto che non piacque ai tanti tifosi inglesi presenti allo stadio.

Fu una partita in generale scorretta e aggressiva, decisa da un gol su colpo di testa di Geoffrey “Geoff” Hurst nel secondo tempo. A fine partita Ramsey vietò ai suoi giocatori di scambiare le maglie con gli argentini, definendoli «animali». In Argentina ci furono molte polemiche. Il generale Juan Carlos Onganía, che aveva preso il potere con un colpo di stato meno di un mese prima, sfruttò l’indignazione popolare a suo favore. Invitò la squadra al palazzo presidenziale e definì i calciatori argentini “campioni morali” di quella partita, vittime del razzismo europeo.

Antonio Rattín dell’Argentina viene espulso, a gesti (AP Photo)

In semifinale l’Inghilterra giocò contro il Portogallo, ai suoi primi Mondiali. Era una squadra molto forte, che per prima nel torneo fece un gol all’Inghilterra, pur perdendo 2-1. Lo segnò il calciatore che ne fece di più in tutto il torneo, Eusébio, considerato il più forte calciatore della storia portoghese prima che arrivasse Cristiano Ronaldo.

Ma la partita più ricordata è la finale tra Inghilterra e Germania Ovest. Fu l’unica ad andare ai tempi supplementari, dopo il 2-2 nei tempi regolamentari.

Al 101° Geoff Hurst controllò un pallone in area di rigore col destro e fece un tiro molto forte che fece sbattere il pallone contro la traversa. Il pallone rimbalzò sotto la traversa e poi tornò verso il centro del campo. L’arbitro svizzero Gottfried Dienst, non essendo certo se fosse gol o meno, chiese consiglio al guardalinee azero Tofik Bakhramov.

Secondo Bakhramov la palla era entrata. Fu confermato il gol del 3-2, ma i dubbi ancora restano. A Baku, capitale dell’Azerbaigian e suo luogo di nascita, Bakhramov è una delle personalità sportive più famose: gli sono stati dedicati uno stadio e una statua.

Anche il quarto gol dell’Inghilterra venne segnato da Hurst. Avvenne in contropiede, sorprendendo la Germania Ovest che stava provando con insistenza a pareggiare. Mentre Hurst correva verso la porta avversaria, alcuni tifosi entrarono in campo. Il telecronista della BBC Kenneth Wolstenholme se ne accorse: «Ci sono alcune persone in campo. Pensano che la partita sia finita», disse. Pochi secondi dopo Hurst fece gol e Wolstenholme esclamò: «It is now!», («adesso sì!»), era davvero finita.

Fu un gol molto discusso anche questo. Di norma un arbitro dovrebbe interrompere il gioco quando dei tifosi entrano in campo. Quella parte finale della telecronaca di Wolstenholme diventò celebre e citatissima, anche dai Beatles, ed entrò a far parte della cultura popolare inglese.

A fine partita il pallone se lo prese e portò a casa il tedesco Haller. Anni dopo, però, la stampa inglese se ne ricordò e gli chiese di restituirlo. Per un po’ Haller fece finta di nulla, poi si convinse a restituire il pallone quando gli vennero offerte decine di migliaia di sterline in cambio.

Geoff Hurst rimase a lungo l’unico calciatore ad aver segnato una tripletta nella finale dei Mondiali: ci riuscì anche il francese Kylian Mbappé nel 2022. Oggi Hurst è l’unico calciatore di quell’Inghilterra ancora in vita e nell’ottobre del 2024 ha pubblicato un libro intitolato Last Boy of ’66, “l’ultimo ragazzo del ’66”. La traversa contro cui sbatté il pallone da lui calciato è stata conservata, si può vedere facendo il tour dello stadio di Wembley.