12 persone sono indagate per gli scontri dopo la manifestazione per Abderrahim Fakir, a Bologna

Manifestanti e polizia in tenuta antisommossa a Bologna, 21 luglio 2026
Manifestanti e polizia in tenuta antisommossa a Bologna, 21 luglio 2026 (ANSA/MAX CAVALLARI)

La procura di Bologna ha avviato un’inchiesta per resistenza a pubblico ufficiale, travisamento e danneggiamento per gli scontri tra manifestanti e polizia durante la manifestazione per Abderrahim Fakir organizzata a Bologna il 20 luglio. Le persone indagate sono 12.

La manifestazione, in gran parte pacifica, era stata convocata dal sindaco di Bologna Matteo Lepore, del Partito Democratico, in piazza Nettuno, in centro. Durante il corteo un gruppo di manifestanti si era diretto verso la sede della prefettura, dove erano cominciati gli scontri con gli agenti. Una settantina di persone, in prevalenza agenti, era rimasta ferita. Sebbene avesse subito preso le distanze dai disordini, Lepore è stato criticato per avere indetto la manifestazione da politici di destra, tra cui vari componenti del governo di Giorgia Meloni. Ha ricevuto migliaia di messaggi d’odio e minacce di morte, per i quali ha poi deciso di sporgere denuncia. Ora la prefettura gli ha assegnato una scorta.

Fakir, un uomo di 42 anni e di origini marocchine, è morto il 19 luglio a Bologna durante un intervento della polizia in cui era stato immobilizzato a terra da due agenti di polizia per diversi minuti, sdraiato a faccia in giù mentre chiedeva aiuto. Per la sua morte la procura ha aperto un’indagine per omicidio colposo: al momento né i due agenti né i quattro operatori sanitari che hanno assistito alla scena sono formalmente indagati, per via di una nuova norma voluta dal governo.