Il posto dove si sta sviluppando l’euro digitale

È una sede della Banca d'Italia poco nota, appena fuori Roma, dove si è accumulata la grande esperienza italiana nel settore dei pagamenti

di Mariasole Lisciandro

Il Centro Donato Menichella dall'alto (Vincenzo Coraggio/LaPresse)
Il Centro Donato Menichella dall'alto (Vincenzo Coraggio/LaPresse)
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Sulla linea di confine che divide il comune di Roma e quello di Frascati, a est del quartiere Tor Vergata e in un’area quasi desolata, c’è una sede storica della Banca d’Italia centrale per moltissime cose, eppure praticamente sconosciuta. È il Centro Donato Menichella, che occupa un’area di 140mila metri quadrati e dà lavoro a duemila persone. Nei suoi grandi ambienti, un po’ sovradimensionati e arredati con prestigiose opere d’arte, ci sono server e locali tecnici attraverso i quali viene assicurato il funzionamento di buona parte dei pagamenti di tutta Europa.

Come le altre sedi della Banca d’Italia, anche qui c’è una collezione di opere d’arte: la più imponente è una scultura di bronzo lunga 14 metri fatta da Arnaldo Pomodoro. Si chiama “Movimento in piena aria e nel profondo”, e rappresenta un mondo minaccioso e alla deriva, dove però ci sono alcune frecce a indicare la direzione: queste frecce richiamano il ruolo di guida nell’economia della Banca d’Italia (il Post)

I dipendenti scherzano sul fatto che nel Centro capita in continuazione di perdersi – in effetti è capitato anche durante la visita del Post – dato che è un complesso di una dozzina di edifici di cinque piani, collegati tra loro da corridoi lunghi e intricati. In questo momento è anche il posto più rilevante per la creazione dell’euro digitale, il progetto della Banca Centrale Europea per una valuta alternativa alle banconote fisiche, con cui pagare digitalmente nei paesi dell’eurozona senza passare per i circuiti tradizionali delle carte (per esempio Visa o Mastercard).

Il Centro Donato Menichella è intitolato a un economista che fu governatore della Banca d’Italia in un momento cruciale della storia italiana, durante i primi anni del cosiddetto “boom economico”, tra il 1948 e il 1960. Venne costruito negli anni Novanta e inaugurato nel 1999, dopo che nel decennio precedente la Banca d’Italia aveva acquistato l’area per farci un centro dove spostare tutta la parte tecnica. In quegli anni i macchinari – computer, principalmente – erano molto più grandi, per questo gli ambienti sono così ampi. In alcuni punti i soffitti sono scoperchiabili per calare le macchine dall’alto, e c’è anche il passaggio per i camion. Negli anni poi alcune aree sono state svuotate e dismesse.

Una strada tra i sotterranei al Centro Donato Menichella (Il Post)

Nel Centro ci sono intere stanze e piani dedicati al funzionamento dei server per i pagamenti e soprattutto alla loro alimentazione. Per la presenza di questi server il Centro Donato Menichella è in assoluto la sede della Banca d’Italia che consuma di più: assorbe il 27 per cento di tutta l’energia del gruppo.

I corridoi sotterranei del Centro Donato Menichella (Il Post)

Anche in caso di malfunzionamenti e blackout della rete i server devono comunque restare in funzione, altrimenti ci sarebbe l’interruzione dei pagamenti in tutti i paesi che adottano l’euro. Per questo ci sono piani B e C di alimentazione, che può avvenire tramite motori alimentati dal gasolio stoccato nell’edificio e grandi quantità di batterie elettriche.

Il locale con il liquido di raffreddamento dei server, e dietro 4 grandi cilindri con 300mila litri d’acqua refrigerata da usare in caso di malfunzionamenti (Il Post)

La zona in cui è costruito è nel comune di Frascati, vicino all’enorme area dove il cantante Ultimo ha fatto il suo mega-concerto, e negli anni Sessanta era stata individuata per il cosiddetto SDO, il Sistema Direzionale Orientale, che avrebbe dovuto creare un quartiere dove trasferire la burocrazia statale, i ministeri e le grandi banche. L’idea di fondo era di guidare lo sviluppo di Roma verso l’esterno e soprattutto decongestionare il centro storico, dove invece nel secondo dopoguerra si era insediata la pubblica amministrazione.

Il piano però non fu mai attuato, principalmente per mancanza di volontà politica. Banca d’Italia invece si mosse comunque perché Palazzo Koch, dove si trova tuttora la sede centrale, in via Nazionale, non aveva gli spazi e le caratteristiche tecniche per un centro informatico.

Il cortile interno del Centro Donato Menichella (Il Post)

Oggi che un centro informatico di livello ce l’ha, la Banca d’Italia fa parte del gruppo delle sei banche centrali incaricate dell’ideazione e dello sviluppo tecnico dell’euro digitale, insieme a quella francese, tedesca, spagnola, austriaca e lituana. Anche se formalmente è una collaborazione tra pari e il sistema dei pagamenti ricade sotto la responsabilità ultima della BCE, il contributo della Banca d’Italia ha un valore maggiore perché ha una storica competenza proprio nel settore dei pagamenti.

Le più grosse innovazioni degli ultimi decenni nel settore dei pagamenti, del resto, sono state introdotte proprio grazie al lavoro della Banca d’Italia e del Centro Donato Menichella.

Qui è stato creato TIPS, il sistema che regola i bonifici istantanei, che in Italia sono ancora una quota marginale dei pagamenti ma che invece all’estero sono molto diffusi anche per le piccole transazioni quotidiane. Tutti i pagamenti fatti in questo modo nei paesi dell’euro passano dai server del Centro Donato Menichella, che condivide questo compito solo con la Bundesbank, la banca centrale tedesca.

La vista da un balcone laterale sulla piazza interna (Il Post)

Il sistema TIPS viene studiato e replicato in tutto il mondo, ed è stato condiviso anche con paesi che non usano l’euro, come la Norvegia e la Svezia. Da poco è stato introdotto anche in alcuni paesi balcanici. Il corretto funzionamento di tutto il sistema viene monitorato dagli uffici di Frascati, che danno assistenza anche alle banche centrali estere.

La Banca d’Italia è, insieme alla Bundesbank, anche responsabile del funzionamento di TARGET2, il sistema di pagamenti cosiddetti all’ingrosso, che non riguardano le persone ma le stesse banche centrali e il sistema bancario nel suo complesso.

Gli uffici di monitoraggio del TIPS. Sugli schermi si vede l’andamento dei pagamenti nel corso della giornata, che raggiungono il picco di utilizzo durante la pausa pranzo, quando nei paesi europei molti consumatori pagano tramite questo sistema (Il Post)

Questa esperienza nei pagamenti ha fatto sì che la Banca d’Italia assumesse un ruolo da leader informale nel gruppo di banche centrali che stanno creando l’euro digitale. Non è una coincidenza che il presidente della “task force” per l’euro digitale alla Banca Centrale Europea sia Piero Cipollone, il membro italiano del consiglio direttivo e storico dirigente di Banca d’Italia.

Il progetto sta arrivando in questi mesi nelle fasi finali di approvazione legislativa, ma in parallelo le istituzioni stavano lavorando all’infrastruttura tecnica già da anni. È un lavoro molto complicato. Dato che potenzialmente si potrà pagare da telefono, anche senza internet, in qualsiasi esercente dei paesi che hanno l’euro, si deve replicare il sistema delle carte ma su una scala molto più elevata. E all’inizio si partiva quasi da zero: i grandi circuiti di pagamento sono privati e statunitensi, e non condividono la loro tecnologia con il settore pubblico europeo.

In Banca d’Italia circa ottanta persone lavorano a tempo pieno al progetto dell’euro digitale, quasi tutte al Centro Donato Menichella. Sono perlopiù ingegneri e informatici, ma anche persone laureate in economia e statistica, che fanno soprattutto una cosa: programmano, creano una sorta di “impalcatura” tecnologica che dovrà sorreggere e mantenere in funzione il sistema dell’euro digitale.

Una dipendente del team dell’euro digitale, in chiamata con i colleghi delle altre banche centrali coinvolte nel progetto: gran parte del lavoro quotidiano si svolge così (Il Post)

A capo della divisione ci sono professionisti con una carriera decennale nel settore dei pagamenti della Banca d’Italia, a cui sono stati affiancati dipendenti più giovani e di nuova assunzione. L’età media è di quarant’anni, inferiore a quella generale dell’ente.

Il piano del team dell’euro digitale (Il Post)

Questa posizione di forza che ha la Banca d’Italia nel settore dei pagamenti si deve in parte a una scelta precisa di specializzazione da parte della dirigenza, e in parte a certe condizioni dell’economia italiana. Un mercato del lavoro precario, nonché stipendi cronicamente bassi e stagnanti soprattutto per chi vuole fare ricerca, hanno consentito alla Banca d’Italia di essere un posto di lavoro molto ambìto dai laureati che vogliono rimanere o tornare in Italia: gli stipendi sono relativamente alti rispetto alla media italiana, il lavoro è stabile e c’è la possibilità di partecipare a progetti di alto livello.

In questo modo la Banca d’Italia è riuscita ad accaparrarsi molti dei laureati rientrati dalle migliori università del mondo, in ambito ingegneristico, informatico ed economico. Nelle altre capitali europee, al contrario, sono le banche centrali che devono cercare di rendersi più attrattive del settore privato, che invece paga buoni stipendi e offre opportunità di carriera interessanti.